Missione Euridice: il documentario sulle reti fantasma di Cefalù

06 di Luglio, 2021 - Mari e fiumi - Commento -

a cura di Valentina Cornacchione, fotografie subacquee di Marco Spinelli; fotografie esterne di Serafino Randazzo e Ramona Linzola

Cefalù, la storia di un golfo che soffoca 

Ormai è chiaro sotto gli occhi di tutti che il Mar Mediterraneo sta soffrendo l'antropizzazione in modo quasi irreparabile: essendo il mare più trafficato e sfruttato, nelle sue profondità conserva le tracce di tale sofferenza.

640mila tonnellate di reti da pesca vengono abbandonate ogni anno negli oceani, e secondo i rapporti annuali dell'UNEP (Programma delle Nazioni Unite per
l'ambiente) il dato è in aumento. Questo numero enorme si traduce in migliaia di metri quadrati di reti da pesca abbandonate sparse in aree sempre più vaste nei nostri fondali
marini, provocando una crescente forma di desertificazione degli ecosistemi.
Nel Mediterraneo, queste reti fantasma coprono aree sempre più grandi di pareti o secche sottomarine, causando una graduale distruzione di tutte le forme
di vita, in particolare coralli e pesci.

Come ben sappiamo anche a causa dei vari ritrovamenti di tartarughe marine soffocate dai fili delle reti da pesca, gli attrezzi utilizzati dalla comunità ittica sono in gran parte composti da plastica, che causa danni irreparabili agli ecosistemi marini.
Secondo i rapporti UNEP e FAO, le reti da pesca abbandonate nei mari di tutto il mondo rappresentano circa il 10% dei rifiuti di plastica negli oceani.

Studi recenti tra il 2017 e il 2018 hanno suggerito che potrebbero rappresentare circa il 46% di tutte le microplastiche presenti nei nostri oceani. Per questo la FAO nel 2009 ha realizzato uno studio per indagare il fenomeno e studiare le possibili soluzioni.

Per questo motivo è necessario programmare e avviare gli interventi mirati e studiati di rimozione.



Missione Euridice e i fratelli Spinelli

Da sinistra: Marco e Andrea Spinelli

Andrea e Marco sono due fratelli amanti del mare: il padre subacqueo gli ha trasmesso la passione per il mare portandoseli con sé già all'età di 5-6 anni, esplorando il mondo marino della loro Sicilia.

E una volta fuori dall'acqua via a divorarsi i documentari di Jacques Cousteau. "Nostro padre portava sempre una videocassetta nuova da guardare e restavamo ipnotizzati".

Una volta cresciuti, Andrea diventa biologo marino presso l'Oceanografico di Valencia (Spagna), al Dipartimento di Biologia, Area Oceani. Sommozzatore OTS, si specializza sulla conservazione degli ambienti marini, sulla biodiversità nel Mar Mediterraneo ed ecologia di specie marine a rischio. I suoi articoli scientifici attinenti all’ecologia di specie endemiche come Pinna Nobilis e specie aliene hanno un fine comune: la protezione degli ambienti marini e degli ecosistemi nel Mar Mediterraneo. 

Marco è regista, content creator, attualmente videomaker presso Radio Deejay a Milano (Italia). Laureato presso IED (Istituto Europeo di Design) è specializzato nella realizzazione di contenuti che spaziano dai documentari, videoclip, reportage, short-clip e fotografia e riprese subacquee.

La squadra di Missione Euridice, supportata dall'Oceanografico di Valencia, Cressi Sub ed Ogyre,  è inoltre composta da altri due biologi marini (Dyana Vitale e Sergio De Matteo) e dal Sommozzatore OTS di alta profondità Carlos Taurá. 

Le riprese esterne del documentario sono a cura del team composto da:
Daniele Piras (direttore della fotografia), Lorenzo Sattin (fonico di presa diretta, sound design e mix) Serafino Randazzo (assistente operatore video), Ramona Linzola (produzione)

Perché Cefalù

Oltre ad essere un luogo molto conosciuto per le immersioni, è importantissimo per le praterie di Posidonia e Gorgonie, elementi fondamentali per il corretto mantenimento dell'ecosistema marino.

Durante un'immersione nel 2020 in quelle zone, Andrea e Marco si sono accorti della mostruosa quantità di reti fantasma che gravavano sul fondale. Da quell'esperienza nasce un cortometraggio di 3 minuti molto suggestivo ed anche inquietante che parla di questo inquinamento invisibile, ancora poco conosciuto:


"Da ormai 4 anni, nel fondo della secca più importante del golfo di Cefalù, riposano delle reti da pesca abbandonate che hanno continuato a pescare, uccidere animali marini, soffocato e desertificato la zona. La fauna coralligena è stata visibilmente ridotta. Anche la fauna ittica locale ha subito una drastica riduzione. Le reti da pesca, soffocando il fondale roccioso, non permettono ai pesci di trovare rifugio; tutte le fessure sono sbarrate dalle maglie delle reti che circondano le rocce. I tanti subacquei ricreativi che frequentano la zona riferiscono che le popolazioni di Serranidi, come le cernie, si sono visibilmente ridotte e gli esemplari di grandi dimensioni sono scomparsi. Ogni giorno tante specie di pesci continuano a essere catturate da queste reti e muoiono."


L'azione diretta

A giugno è iniziata la prima campagna di Missione Euridice, regalandoci immagini di ciò che sta succedendo nelle acque di Cefalù. La prima parte della missione è dedicata a misurare le reti e a studiare il giusto metodo per rimuoverle senza apportare danni alla fauna locale, ittica e coralligena.

"Le azioni di recupero delle reti fantasma saranno condotte da 4 subacquei qualificati (Operatori Tecnici Subacquei e Scientific Divers) mediante l'utilizzo di 4-6 palloni di sollevamento con capacità di spinta da 50 a 250 chilogrammi, e con il supporto in superficie di imbarcazioni (Capitaneria Costiera di Cefalù). Il protocollo di recupero delle reti fantasma consisterà in uno studio preliminare della mappatura del sito mediante l'utilizzo di un mini ROV (Remote Operate Vehicle) e di rilievi fotografici subacquei. Successivamente saranno previste circa 6 immersioni per il recupero delle reti da pesca, mediante l’utilizzo di palloni di sollevamento. Tutte le immersioni a scopo di mappatura, recupero e successivi studi ecologici saranno effettuate ad una profondità compresa tra 15 e 28 metri."


Oltre alla rimozione delle reti fantasma che avverrà verso agosto, avverrà uno studio approfondito dell'habitat coralligeno, un censimento della fauna ittica e uno studio sulla popolazione locale di nudibranchi (lumache di mare). Si porrà l'attenzione su quali specie più o meno invasive mostrano una maggior capacità di adattabilità in ambienti soggetti a pressione antropica, come la presenza di reti fantasma.


Primi test di rimozione delle reti fantasma e di sollevamento con i palloni durante la prima campagna

Nonostante le immagini drammatiche di una natura soffocata dall'uomo, sempre più giovani e studiosi/e si stanno attivando con metodo scientifico, divulgativo e con tanta forza di volontà per il cambiamento di cui tutti parliamo ma che pochi attuano.

Missione Euridice è l'esempio di come la volontà di prendersi cura del proprio mare riesce a sensibilizzare le menti e i cuori di chi osserva fuori dall'acqua e speriamo anche "dall'alto", consapevoli che ogni sacrificio ed ogni ostacolo che si presenta lungo il percorso verrà ripagato in bellezza e nuova vita.


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