“Negative Scuba Database”, l’incoscienza nell’immersione -più o meno- profonda da codificare.

09 di Settembre, 2021 - Subacquea - Commento -

di Massimiliano de Cristofaro

Una immersione “articolata” come la chiamo io, “tecnica” come la chiama il resto del mondo, è una configurazione di immersione subacquea che va ben oltre i limiti di sicurezza imposti dall'immersione sportiva.

Sicuramente, in quest’area oscura abbiamo una grave profondità da affrontare ed una lunga durata, due parole queste che in una frase legata alla sicurezza subacquea suonano come un ossimoro.

L'immersione tecnica impone un addestramento subacqueo realmente progredito, oltre la necessaria pregressa esperienza e ovviamente non in ultimo, l’adeguata quanto complessa attrezzatura di quartiere.

Nell’immersione tecnica non si gioca.

Nell’immersione tecnica non c’è spazio per l’avventura scolastica.

Nell’avventura tecnica in mare se si sbaglia ci si fa male, molto ma molto male.

L’immersione tecnica è un po’ come il paracadutismo, non si azzarda alcun salto, non c’è margine d’errore.

L’incoscienza dell’immersione profonda o la coscienza del profondista? Eppure non esistono dati negativi incisivi per valutare incidenti subacquei accaduti a quote di rispetto.

Anzi, gli incidenti maggiori, sembra accadano in quote minime!

Nell’immersione non si gioca.

Nell’immersione non c’è spazio per l’avventura scolastica.

C’è chi opera nel settore a 360° che tenta di soffocare le brutte notizie, lo comprendo, tuttavia, personalmente, credo sia appropriato quanto necessario raccontare gli incidenti solo quando si ha un valido concetto da esporre al pubblico attento in ordine all’incidente stesso altrimenti si creerebbe un clima ostile e negativo intorno all’erogatore, scettro indiscusso di uno degli sport estremi che oggi vanta la maggiore sicurezza negli standard sportivi nazionali e internazionali.

Non è necessario raccontare l’epilogo dell’incidente come invece è indispensabile enarrare, e con dovizia di particolari, le concause che hanno portato il sub a subire un incidente, a chiamarlo a se a volte, alla stregua di un incidente aereo dove a volte, all’analisi investigativa conclusiva della caduta di un Boeing 747, si arriva aggrappati ad un filo di arianna che ci porta ad un microscopico bullone troppo lento!

Se potessimo analizzare tutte le dinamiche, anche scolastiche, e non la sola sterile casistica, sarebbe incantevole al fine di costruire un database vero, pubblico e consultabile, relativo alle fasi evolutive dell’incidente sia sotto l’aspetto tecnico che, soprattutto, quello psicofisico ante e post incidente (intervistando l’esperienza diretta laddove possibile).

Una volta, purtroppo lo ricordo bene, ho subito personalmente un incidente subacqueo perché la sera prima dell’immersione avevo litigato con la mia allora compagna!

E si, la testa fa brutti scherzi quando si allea con il corpo.

Tempo fa nel web lessi che nel 2018 insisteva, e solo in Inghilterra, un bollettino di guerra di oltre 200 incidenti subacquei in acque costiere e che negli Stati Uniti vi era un report di oltre 1.000 incidenti l’anno dei quali, il 10% è risultato essere fatale per il malcapitato.

Però, dati alla mano, non ho rintracciato un database vero e proprio quanto per lo più articoli di cronaca -più o meno attendibili-, scritti magari in buona fede ma non corrispondenti ad una realtà concreta supportata da fatti e circostanze precise.

Ma l’Europa?

E l’Italia?

Si legge in giro che il DAN ha iniziato a pubblicare i report sulle statistiche degli incidenti ma solo quelli in apnea, si legge che: la causa di morte più frequentemente riportata, sia nell’immersione con autorespiratore sia nell’apnea, è l’annegamento e che “sfortunatamente”, si sa poco sui fattori che portano a questa fatalità.

Ed ancora ho letto che: “l’incidente fra i subacquei è una sola questione di numeri, infatti quello degli incidenti fra i sommozzatori ricreativi è aumentato vertiginosamente a causa della partecipazione di tanti subacquei in più, oggi ce ne sono così tanti in mare che sarebbe assurdo pensare che non accadano!”.

Vado a memoria (quindi l’autore della frase che ho scritto non me ne voglia se non lo cito, ma solo perché non ricordo dove l’ho letta …).

Quindi ad occhio e croce siamo in un frullatore di garanzia pieno di dati incompleti, di una infinità di aspetti secondari non rilevabili, dell’impossibilità di fare coincidere diversi fattori di rischio e poi, a conclusione del frappè, un bel pizzico della variante negativa incalcolabile, senza contare poi l’attrezzatura, lo stato fisico e le condizioni dell’ambiente circostante in profondità e in superfice.

Certo, ogni tanto c’è anche chi vi cala sopra un ancora, ma questo accade perché in mare il dieci agosto è tutti i giorni!

Le didattiche nazionali (e internazionali) ogni tanto pubblicano articoli relativi agli incidenti ma un vero e proprio archivio non l’ho trovato.

Peccato però, non sarebbe male crearne uno per salvarne mille!

Lo chiamerei “Negative Scuba Database” e poi l’acronimo NSD suona anche abbastanza bene!

Sappiamo che esistono e insistono report sul malfunzionamento dell’attrezzatura, che ci sono problemi, sempre in percentuale, con le ricariche, l’assetto, i malori, ma non c’è una codifica standardizzata degli incidenti.

Fra gli artificieri si dice che ogni nuova regola adottata per disattivare un ordigno porta il nome di un artificiere morto in precedenza.

Noi non ce lo possiamo permettere.

Pensiamoci su.

Sono sempre un visionario, le sparo grosse ma poi alla fine c’è sempre chi riflette e a mente fredda, a bocce ferme, a pinne tolte, certe idee sono basamenti necessari per assicurare alle nuove leve una subacquea ricreativa realmente sicura e protetta.

Quando siamo sul livello del mare, mentre stiamo per sgonfiare il GAV ad una pressione di 1,03 kg/cm verso i primi dieci metri di profondità laddove la pressione aumenta di ben 1 atmosfera, dovremmo essere perfettamente coscienti di aver compreso che potremmo essere parte del database negativo della subacquea a causa di una nostra distrazione o deconcentrazione che potrebbe sopraggiungere perché magari la sera prima avete litigato con la vostra compagna e/o compagno!

Diceva Jim Rohn, autore e speaker motivazionale statunitense: “Abbi buona cura del tuo corpo, è l’unico posto in cui devi vivere.”


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Roberto
10 di Settembre, 2021
Grazie Massimiliano articolo interessante e fa riflettere!
Ribadisco che come in tutte le cose la passione aiuta,l'acquaticita' ancor di più,ma se non studi con serietà, con un buon Maestro , rimani in acque confinate e okkio che sul bordo vasca si puo scivolare, è una questione di conoscenza di esperienza ora lo sai ci si fa male anche in superficie!!

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