Nelle reti della Tonnara

18 di Luglio, 2022 - Subacquea - Commento -

testo e foto di Eleonora Medda


E' domenica mattina, siamo su un gommone diving, a qualche centinaio di metri dalla costa. Mute indossate a metà, attrezzature montate, REB accesi e calibrati, tutto è pronto per l'immersione. Stiamo in silenzio, ormeggiati alla boa, nel sole del mattino di un caldissimo giugno. Guardiamo Elena, la nostra guida e proprietaria del Diving, con sguardo interrogativo. "Iniziamo a vestirci?" "No!" - ci risponde - " Dobbiamo aspettare il Rais!"

Ci troviamo sull'Isola di San Pietro, terra ricca di storia e tradizioni, all'estremo sud ovest del Sinis, piccola perla naturalistica della Sardegna. Siamo giunti qui poche ore prima, dopo una breve navigazione in traghetto dal porto di Calasetta. Chi visita la Sardegna percepisce chiaramente la sua insularità, sia per le caratteristiche naturali e ambientali, che per la sua popolazione, tanto specifica e etnicamente differente dal resto d'Italia. L'Isola di San Pietro, con i suoi paesaggi e la sua popolazione "unicum" nel Mediterraneo, rappresenta, anche rispetto alla Sardegna, l'insularità al quadrato! L'unicità di questo luogo si spiega con la genesi insolita della sua popolazione. L'isolotto, luogo di passaggio per le antiche genti che popolarono quest'area (nuragici, fenici, punici e romani), rimase disabitato fino alla fine del 1700. Nel 1500 alcune famiglie di corallari provenienti da Pegli, in Liguria, vennero condotte nell'Isola di Tabarka, nell'attuale Tunisia, dalla famiglia Lomellini di Genova, che aveva avuto autorizzazione a effettuare la pesca del corallo in quelle zone. Dopo due secoli la famiglia Lomellini interruppe l'attività di pesca del corallo, abbandonando al proprio destino le famiglie di pescatori liguri ormai tabarkini. Questi vennero quindi ridotti in schiavitù dal Bey di Tunisi, fino a quando Re Carlo Emanuele III di Savoia, con lunghe e difficili trattative, riuscì a liberarli.

Il Re diede ai Tabarkini liberati l'isola di San Pietro, fino ad allora disabitata, perché potessero colonizzarla e sviluppare agricoltura e pesca. In particolare, la pesca del tonno. La pesca del tonno rosso si pratica, nel Mediterraneo, da secoli. Sono stati gli Arabi a organizzarla nella sua forma attuale, con la creazione delle tonnare, che hanno diffuso, intorno all'anno mille, nei loro possedimenti in Sicilia e Spagna. Sono stati poi gli Spagnoli a far conoscere ai Sardi la pesca del tonno in tonnara, intorno al 1400. Nei secoli successivi, tonnare sono state costruite anche in Liguria e in altre aree del Mediterraneo. Col tempo, però, questa antica forma di pesca e lavorazione del tonno è andata scomparendo, a causa della diminuzione del numero di tonni e perchè soppiantata da più moderne tecniche di pesca d'altura.


Oggi l'unica Tonnara ancora attiva in Italia è quella di Carloforte, che, insieme allaTonnara di Mellieha (Malta) resta l'unica del Mediterraneo. La nascita della Tonnara di Carloforte ha origini lontane. Nel 1654, Gerolamo Vivaldo, finanziere genovese, acquistò dal Re di Spagna, Filippo IV, alcune tonnare in Sardegna, tra le quali Portoscuso.
Questo impianto, oltre che delle camere di reti e cime per la cattura dei tonni, era dotato anche delle strutture per la lavorazione del pescato, che in quell'epoca avveniva attraverso la salagione o l'essiccazione del pesce. A fine Ottocento, da Portoscuso l'attività venne trasferita sull'Isola di San Pietro, con la costruzione della Tonnara dell'Isola Piana (oggi detta tonnara di Carloforte).
Nei secoli si susseguirono diverse famiglie proprietarie, fino a giungere alla attuale gestione da parte di una società, la Carloforte Tonnare PIAM srl, che è gestrice e concessionaria operativa delle tonnare Carlofortine.

E' una storia plurisecolare, quindi, quella della tonnara, dove ancora oggi vanno in scena, in un rituale rimasto pressochè immutato da tempo, la cattura, la pesca e la lavorazione del Tonno Rosso, il Thynnus Thynnus, il più grosso e pregiato tra tutte le specie di tonni. I Tonni rossi sono pesci migratori. Vivono in piccoli gruppi a varie profondità, al largo, nell'Atlantico settentrionale. Durante la stagione riproduttiva, in primavera, entrano nella loro fase gregaria, riunendosi in grossi branchi, e affrontano la migrazione verso la calde acque del Mediterraneo, in particolare del canale di Sicilia, per andare riprodursi. Superato lo stretto di Gibilterra, lungo il percorso tendono a costeggiare isole e promontori, dove appunto, per intercettare la loro "corsa”, vengono costruite le tonnare. Questi tonni, detti "in entrata" sono ben alimentati e grassi, e rappresentano il bottino più ambito per i pescatori, anche in considerazione che le femmine, non avendo ancora deposto, sono piene di uova da cui si ricaverà la preziosa bottarga.

Il viaggio, lungo oltre 7000 km, li riporta poi, dopo la deposizione delle uova, a varcare ancora, in autunno, lo stretto di Gibilterra per tornare nell'Atlantico, stavolta molto più magri e affaticati dal viaggio (e dunque meno appetibili per i pescatori). La schiusa delle uova avviene nel Mediterraneo, dove i giovani tonni stazionano per alcuni anni, per poi intraprendere anch'essi il viaggio verso l'Atlantico. La tonnara di Carloforte intercetta e intrappola i tonni "in entrata". Qui, il Rais ( termine arabo che significa capo, a testimoniare l'origine araba di questo tipo di pesca), dirige le operazioni di pesca, che avvengono ancora con la tradizionale mattanza. La maggionanza dei tonni pescati, nel giro di 72 ore viene trasportata per via aerea a Tokio, per poi essere venduta ai migliori ristoratori giapponesi, a prezzi a volte stellari. Vengono pescati solo i pesci necessari: quelli in esubero vengono trasportati a fine stagione, ancora vivi, a Malta, per poi essere pescati e lavorati nella tonnara locale. La pesca in tonnara è abbastanza rispettosa dell'ecologia e dell'ecosistema, tanto che la Tonnara di Carloforte ha ottenuto dalla Fondazione Acquario di Genova il riconoscimento Ecocrest, il marchio fiduciario disciplinare che ha lo scopo di identificare materiali e prodotti che corrispondano a particolari requisiti di rispetto ambientale.

Il marchio, il cui uso è esteso a tutti i Paesi del mondo, è stato concesso nel 2008 dalla Fondazione Acquario di Genova Onlus alla Carloforte Tonnare PIAM srl sulla base del disciplinare che regola le attività produttive in tonnara. Esso certifica non solo un uso razionale e sostenibile della risorsa Tonno, fortemente depauperata dalla pesca intensiva, ma anche una politica aziendale volta al maggior rispetto di tutti gli aspetti ambientali ed etici, oltre che delle norme ILO dell’ONU sul lavoro.

Son passati circa quindici minuti, da quando siamo in attesa, sulla boa, quando finalmente ci raggiunge una grossa barca da lavoro a remi, in legno. E' la barca del Rais, il quale, dopo un rapido scambio di battute con Elena, ci autorizza a iniziare l'immersione. In pochi minuti siamo tutti in acqua. L'immersione è una ricreativa alla profondità massima di 25-26 metri, ma l'affronto comunque col mio E-CCR Inspiration, con l'obiettivo di risultare meno chiassosa e "ostile" degli altri subacquei, producendo meno rumore e bolle, e di riuscire quindi ad avvicinare maggiormente i tonni.

Ci immergiamo, dunque, all'interno di una delle camere di raccolta dei tonni, l'ultima prima della famigerata "camera della morte" (l'unica chiusa anche sul fondo, per permettere il sollevamento dei tonni durante la mattanza). Scendiamo lungo le reti laterali, che costituiscono le "pareti" della camera, e ci posizioniamo alla profondità di circa 25 metri.

I tonni sfrecciano velocissimi attorno a noi, in un vortice argenteo che per un attimo disorienta. Noi subacquei istintivamente formiamo un unico gruppo centrale, come a schivare queste enormi magnifiche schegge metalliche che ci vengono incontro.

E' un'esperienza molto forte e coinvolgente, perchè per la prima volta sott'acqua non incontriamo un animale libero, nel suo habitat, ma un animale in cattività. I minuti scorrono veloci, mentre nuotiamo in mezzo ai pesci. Ogni tanto scambiamo qualche cenno tra noi, comunicandoci reciprocamente lo stupore e la meraviglia per lo spettacolo che i tonni ci offrono. Nuotiamo a volte "controcorrente", in direzione opposta a quella dei tonni, a ltre volte li seguiamo, lasciandoci trascinare dal vortice.

L'immersione è ricreativa, in curva, e giunti a pochi minuti dal limite di non decompressione iniziamo dunque a risalire, spostandoci, dal centro vasca, lateralmente, verso la rete. Durante la sosta di sicurezza a cinque metri, diamo un ultimo sguardo ai tonni che si affollano poco più in basso.

Emergiamo, e rotto lo specchio immobile della superficie, il silenzio di quel tratto di mare, i volti abbronzati e sereni dei pescatori, la costa selvaggia e incontaminata, più nulla lascia immaginare quale massa fermenti la sotto, quanta energia sia racchiusa in così piccolo tratto di mare. Personalmente, ho vissuto questa immersione combattuta tra diverse emozioni: tristezza per la prigionia di questi animali, ammirazione per la straordinaria idrodinamicità e forza con cui sfrecciano attorno a me, rispetto per la ricchezza che donano a queste genti e questo territorio. Ma, anche, rispetto per una pesca tradizionale e sostenibile, che è parte della cultura di quest'isola. Quella in tonnara è, in contemporanea, sia un'immersione naturalistica che un'immersione in uno stabilimento industriale. Ci obbliga a sperimentare la cattività, perchè anche noi subacquei ci troviamo in gabbia coi tonni, e a fare i conti con la necessità di questo sistema. Ma nel contempo, l'esperienza in tonnara ci permette di apprezzare la sostenibilità di una filiera antica, in cui la sacralità dei gesti e la ritualità delle pratiche rimandano a un mondo, senza tempo, ormai quasi estinto.

Finchè ci sarà la possibilità, continueremo, un giorno l'anno, nella giusta stagione, a compiere questo piccolo viaggio per andare a rendere omaggio ai tonni e al Rais. Ma in tutti gli altri giorni, sott'acqua, continueremo a sperare nell'incontro fortuito con un Tonno in libertà, a goderci la sua corsa e ad ammirare uno dei pesci più miti, orgogliosi e forti del nostro mare.

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