Neoprene o trilaminato? Questo è il dilemma

25 di Marzo, 2021 - Attività subacquee - Commento -

testo di Valentina Cornacchione, fotografie di Claudio Sisto

Parliamo di mute stagne

La muta stagna viene apprezzata per la sua peculiarità a non far filtrare l'acqua al suo interno mediante apposite guarnizioni, mantenendo così il/la subacqueo/a all'asciutto.

Quando la temperatura dell'acqua si abbassa al di sotto dei 15°C, o in occasione di lunghe immersioni con decompressione, la muta stagna diventa indispensabile. Consentendoci di restare al caldo e all'asciutto, riusciamo ad evitare così anche un eccessivo dispendio energetico che potrebbe portarci a dannose conseguenze fisiche. Ovviamente, se la muta stagna ci ripara dal freddo, potrebbe però procurarci un colpo di calore se la indossassimo in periodi caldi e al sole; in questi casi è opportuno evitare di indossare la muta stagna molto prima dell'immersione, per evitare forti aumenti della temperatura corporea ed evitando così disidratazione e colpi di calore.

Il confort termico della muta è dato dallo strato d'aria o altro gas (argon, anche se da uno studio eseguito da Risberg & Hope della Marina Norvegese nel 2001 non è riuscito a provare la superiorità dell’argon rispetto all'aria; inoltre è più costoso e non è respirabile.) interposto tra la muta ed il corpo del sub, dal tipo di abbigliamento indossato e dal materiale stesso con cui è confezionata la muta.

Prima di procedere, facciamo un salto indietro nella storia:

la muta stagna fece la sua prima comparsa all'inizio del XIX secolo, utilizzata insieme agli elmi da palombaro direttamente collegati alla muta. Negli anni '40 venne realizzata una muta a "volume costante" che prendeva l'aria direttamente dalla maschera facciale tramite un tubo di collegamento. La stessa Pirelli costruì negli anni '50 mute stagne in tessuto gommato. Ma la "svolta" l'ha data nel 1931 il chimico e ricercatore Arnold Collins, nei laboratori Du Pont, che creò le mute stagne in neoprene; le prime erano di notevole spessore e poca elasticità, mentre oggi il moderno neoprene precompresso è uno dei materiali migliori per confezionare le stagne.

Perché il neoprene è tanto apprezzato oggi?

confezionata in un materiale spugnoso a struttura microcellulare, rivestita su ambo i lati con nylon/likra/pusck, ne garantisce una buona resistenza a tagli e abrasioni. Ne esistono di diverse tipologie, quella espansa tradizionale (oggi meno in uso), che è di grosso spessore ma con ottima isolazione termica. Questa conferisce galleggiabilità, ma con l'aumentare della pressione perde il potere termico e causa variazioni nell'assetto. La tipologia precompressa o ad alta densità ha uno spessore di 2-4mm, è meno termoisolante ma all'aumentare della profondità non diminuisce il suo spessore, evitando così variazioni d'assetto.


In foto una muta stagna in neoprene

PRO:

  • Ottimo rapporto qualità prezzo;
  • Buona/ottima proprietà termoisolante;
  • Robustezza;
  • Non necessita di sottomuta particolari.

CONTRO

  • Più pesante ed ingombrante del trilaminato;
  • Galleggiabilità elevata se non precompresso;
  • Asciuga lentamente nel post-immersione.


Muta in trilaminato

Per muta in trilaminato si intende un tessuto multistrato composto da materiali differenti sovrapposti. Gli strati di nylon/neoprene/cordura ne garantiscono una buona resistenza a tagli ed abrasioni, venendo assemblati a membrane impermeabili (come la gomma butillica) che ne determina la tenuta stagna.

Nota per il suo uso nell'ambito militare, ne esistono di vari tipi che si distinguono per la sua pesantezza, mentre lo spessore del tessuto non è superiore a 1,5mm. 

Necessita di un sottomuta termico adeguato, poiché comprimendosi in acqua lo strato di aria tende a comprimersi lasciando spazio alla sensazione di freddo dell'acqua all'esterno. Se non si indossa quindi un sottomuta adeguato, e c'è la necessità di stare molto tempo sott'acqua con tappe di decompressione, potremmo essere esposti al rischio di ipotermia: assisteremmo ad un abbassamento della temperatura centrale e la successiva produzione di calore che l'organismo attiva per riscaldarsi, con conseguente vasocostrizione soprattutto alle estremità. Ricordiamo che a 35° già si è in potenziale pericolo, con sintomi come nausea e ritmo cardiaco alterato; alla soglia dei 32° corporei si va in sincope. Quindi è auspicabile farsi consigliare, nel proprio negozio di fiducia, su quale sottomuta sia più adatto alle proprie esigenze corporee e termiche per evitare che l'immersione subacquea si trasformi in un'esperienza pericolosa e dannosa. 


In foto una muta stagna in trilaminato.

PRO:

  • Molto leggera e poco ingombrante;
  • Di facile versatilità, molta libertà nei movimenti;
  • Non provoca variazioni d'assetto;
  • Si asciuga velocemente dopo l'immersione;
  • E' di facile manutenzione.

CONTRO:

  • Poco economica;
  • Non è elastica;
  • Non è termoisolante;
  • Necessita di sottomuta adeguati.

Qualsiasi tipologia di muta si scelga, è bene informarsi verso il proprio diving e/o negozio di fiducia, che saprà sicuramente consigliare la muta adatta per ogni esigenza e lavoro da svolgere. 

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