Parliamo di assetto insieme a Giovanni Minelli

05 di Maggio, 2021 - Attività subacquee - Commento -

Valentina Cornacchione, Claudio Sisto insieme a Giovanni Minelli. Fotografie di Sperlonga Diving Center

Provare l'assenza di peso come gli astronauti: si può fare con il giusto assetto

L’assetto è il parametro più importante in un’immersione. Permette di eseguire correttamente le discese e le risalite, evitando di urtare il fondale danneggiandolo o sollevando la sospensione, di godere la sensazione dell’assenza di peso, di non faticare e consumare meno aria.

Le didattiche di oggi affrontano questo discorso più avanti, dopo aver conseguito il brevetto Advanced. Il motivo è sempre lo stesso, la priorità (con l’Open Water) è saper gestire le nozioni base della subacquea, più di tutte l’autosoccorso. 

Iniziamo a parlare del primo step, ovvero dell’assetto idrostatico

consente al sub di restare fermo alla profondità desiderata grazie all’equilibrio tra le forze che lo spingono verso l’alto e quelle che lo spingono verso il basso, già attraverso il corso Open Water si insegna come ottenerlo attraverso la pesata. Ma sarà davvero così scontato?

Confrontandosi con diversi istruttori, specialmente con il trainer instructor Giovanni Minelli di Sperlonga Diving Center, ci si è resi conto che la maggior parte degli allievi hanno bisogno di qualche “ripetizione” in questo campo: durante la sua carriera ha passato molto tempo a “recuperare” subacquei che, non avendo praticato bene gli insegnamenti per un ottimo assetto, non vedevano più la subacquea come una splendida passeggiata nel mondo marino ma bensì uno sforzo psicofisico notevole. 


Giovanni (il secondo da sinistra) e il suo diving


Una cosa su cui Giovanni preme molto è la confidenza che si deve prendere con l’acqua, perché è convinto (e lo siamo anche noi) che l’assetto, la respirazione e la mente sono strettamente collegati tra loro. 

Abbiamo parlato di respirazione, che nelle nostre giornate è scontata, ma che in acqua diventa una vera e propria variante molto importante per l’assetto. 

Giovanni:“Se durante la prima immersione vado in iperventilazione perché sono agitata/o, il respiro si fa più affannoso e a 3,4 metri se non si respira bene si ha l’effetto yo-yo che può solo che stressare di più. L’abilità dell’istruttore è comprendere la psicologia della persona che ha davanti per prevenire lo spavento e quindi l’incidente. Una buona respirazione è lenta, continua, senza eccedere in profondità. Una buona dimostrazione da vedere è la quantità e il ritmo con il quale il subacqueo “fa le bolle” sott’acqua.”

Quindi cari amici, a 3-4 metri circa, se non c’è un buon assetto e la respirazione non è tranquilla, è molto più facile andare su. Più è alta la profondità e più non serve essere precisi in assetto, per via della pressione dell’acqua che ci spinge in basso. I nostri polmoni fungono da equilibratori idrostatici, ma possono anche tradirci facendoci variare assetto. Inspirando immettiamo aria che fa aumentare il volume dei polmoni, mettendoci in assetto positivo. Espirando succede il contrario. 

Ma quindi come si respira sott’acqua?

Cercando di lavorare sulla propria profondità e frequenza respiratoria. Sembra impossibile a dirla così, ma in verità questa competenza si acquisisce con l’esperienza e soprattutto “giocando”, perché la subacquea deve essere anche un gioco, in sicurezza e a fianco di un bravo istruttore.

Variando profondità dell’atto respiratorio si può determinare qualche piccolo aggiustamento di assetto per evitare di toccare il fondale (sempre che non siamo profondi abbastanza per cui la modalità di respirazione diventa poco rilevante per l’assetto) o per inquadrare perfettamente un soggetto scattando una fotografia subacquea senza intervenire sul GAV.

Continua Giovanni: “L’importante, durante la risalita, è non trattenere MAI il respiro per evitare la sovradistensione polmonare. Per esempio, a 10 metri se si trattiene il respiro ci vorrebbe il doppio del volume polmonare e quindi si sovradistende il polmone, che è alquanto doloroso. In risalita bisogna sempre soffiare l’aria fuori dai polmoni.

Il miglior assetto, oltre alla capienza, è come tu stai dentro l’acqua (sia in assetto idrostatico che in quello idrodinamico), e si è rivelata utilissima e funzionale la posizione del “paracadutista”. Le tecniche paracadutistiche sono super efficaci in acqua perché è una posizione “spanciata”: più volume c’è, più galleggiabilità c’è e quindi più stabilità.”



Assetto idrodinamico

Giovanni: "Altra cosa è l’idrodinamicità: più il corpo è chiuso, raccolto e più è idrodinamico, consentendo al subacqueo uno sforzo minore e un minor consumo d’aria. In questo caso è importantissima la posizione corretta del GAV e quindi una buona vestizione: se il GAV non è della propria misura e/o è messo male, la bombola si muove. Questo prima porta a percepire uno stress, che se non gestito subito diventa paura e fatica, sfociando poi nel panico. Quindi una buona vestizione è fondamentale per un ottimo assetto e un’ottima esperienza.”

Ricordiamo infatti che l’acqua è 700 volte più densa dell’aria, quindi il nostro corpo trova una maggior resistenza per spostarsi. La posizione giusta per muoversi è quella orizzontale e parallela alla direzione di marcia, offrendo la minor superfice possibile. 

Ci sono due fattori che prenderemo in esame per questo aspetto:

il primo è che molti sub neofiti e qualche esperto nuota in posizione verticale (come un cavalluccio marino), il che è fisicamente scomodo e innaturale, offrendo all’acqua molta superficie d’attrito.

Il secondo è che le forze opposte che spingono il subacqueo verso il basso e verso l’alto ovviamente non coincidono. La zavorra, generalmente posta sui fianchi, spinge la parte inferiore del corpo verso il basso mentre il GAV ed i polmoni, contenendo aria, sollevano la parte superiore del corpo verso l’alto.

Per una corretta posizione orizzontale bisogna agire in modi diversi sul posizionamento della zavorra, portando i pesi più in alto. E soprattutto, come dice Minelli, “la zavorra va montata simmetrica, altrimenti ci si gira e si passa tutto il tempo a cercare di raddrizzarsi, con il solito discorso dello stress-fatica-paura-panico). Diventa una battaglia”.

E come dargli torto, cercando in continuazione di ritrovare la posizione idonea per nuotare diventa una battaglia contro se stessi e la forza di gravità. Non è bello né facile trovarsi in queste situazioni.

Quindi, per non sbilanciare lateralmente il sub, i pesi devono essere giustamente suddivisi tra lato destro e lato sinistro, lungo la cucitura, nelle tasche porta-zavorra anteriori e posteriori del GAV ed anche nelle tasche porta-zavorra poste sul fascione della bombola.

Sono molto utili i ferma piombi, per evitare che si spostino. Ne esistono sia in acciaio che in plastica, ma noi che cerchiamo di essere il meno impattanti possibile sul pianeta ci sentiamo di consigliarci l’acciaio.


Ma questo GAV?

Questo equilibratore idrostatico è stato introdotto negli anni ’80 ed ha permesso a tutti (compresi bambini, anziani, disabili) di poter praticare questo sport che, prima dell’avvento del GAV, era destinato solo a uomini robusti e temerari.

Ora è un dispositivo obbligatorio.

Il GAV è tanto utile quanto abusato: se utilizzato correttamente ci aiuta ad ottenere l’assetto neutro a qualsiasi quota, se utilizzato male è perché probabilmente nasconde dei “problemi” come una pesata eccessiva. C’è effettivamente un’errata propensione a zavorrarsi troppo perché “tanto c’è il GAV”.

Eh no.

Tenendo il GAV sempre parzialmente gonfio assumiamo una posizione quasi verticale, che come abbiamo detto prima è decisamente scorretta e faticosa. Il GAV gonfio comporta un aumento del volume del sub, che offre maggior attrito all’acqua, quindi non siamo raccolti. Questo comporta, ripetiamo, fatica e consumo d’aria in eccesso.

Per finire, è importante avere la percezione del proprio corpo e quindi del proprio “ingombro” nell’ambiente acquatico, sia che stiamo fermi che se stiamo in movimento.

Una buona pratica è visualizzare mentalmente le dimensioni del proprio corpo e dell’attrezzatura, il raggio d’azione delle pinne e le escursioni respiratorie. Attenzione, perché pinneggiare vicino al fondale sabbioso potrebbe innalzare granelli di sabbia o sedimenti che non solo limiterebbero sensibilmente la visibilità, ma andrebbero anche a depositarsi sui coralli rischiando di soffocarli.

E noi non possiamo né dobbiamo permettercelo.

Giovanni Minelli è uno dei subacquei che conosciamo che riesce ad ottenere e mantenere un assetto eccezionale, ed il suo diving è molto fortunato ad avere un insegnante con questa qualità particolare. Invitiamo tutti ad andare a trovare lui e la sua didattica a Sperlonga, un posto magico nel quale l’acqua cristallina, le grotte e la natura stupiscono tutti, grandi e piccini, anche ancora Giovanni nonostante i suoi 30 anni di esperienza.


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