PIANOSA (Una brava persona)

16 di Febbraio, 2021 - Racconti di mare - Commento -

Piero Orlando

PIANOSA - Una brava persona

Le prime luci dell’alba rischiaravano il cielo mentre scaricavamo il nostro cospicuo bagaglio sul molo. Lì era ormeggiata la Stella del Tirreno; più che una stella sembrava un rottame incolore dove la ruggine aveva preso il sopravvento sulle vecchie vernici; comunque era lei che doveva portarci a Pianosa e noi, giovani entusiasti ed euforici, non davamo importanza a questi particolari. Tra qualche ora saremmo sbarcati a Pianosa, questo era l’interessante. Solo noi due, a pesca per trenta giorni, in un’isola quasi vergine dal punto di vista subacqueo. Per la verità c’erano alcune limitazioni: il permesso del ministero di grazia e giustizia diceva che il comandante del carcere ci avrebbe consentito le immersioni solo in alcune zone, ad ore programmate, che alcune parti dell’isola ci sarebbero state interdette e che l’eventuale pescato sarebbe stato utilizzato anche per la mensa del penitenziario. Poi c’erano una infinità di regole comportamentali sulla convivenza e sul contatto con i detenuti molti dei quali giravano liberamente sull’isola. Per noi andava benissimo! Marino in particolare, si godeva il premio per aver superato enormi difficoltà burocratiche grazie al suo impegno e alla sua costanza: era partito da una conoscenza alla sovraintendenza delle Belle Arti (occorre sempre una conoscenza importante) e aveva enfatizzato l’importanza di ritrovare una nave romana affondata a nord ovest di Pianosa. 



Avevamo rintracciato informazioni di uno dei primi e famosi subacquei italiani che si era immerso in quelle acque: accennava ad un carico di anfore quasi tutte intatte e di foggia particolare. In verità era tutto molto vago ed incerto, ma qualche anima pia o più semplicemente “la conoscenza” si fece coinvolgere dal nostro entusiasmo e ottenemmo dal ministero il permesso per soggiornare sull’isola, cercare la nave e ... soprattutto pescare “per il proprio mantenimento ed alimentazione così da non gravare totalmente sui costi del penitenziario”. E’ incredibile, ma sul permesso c’era scritto proprio così. Di certo anche questo era opera della “conoscenza”. “Grazie, conoscenza!!!” Io ero rimasto a guardia delle attrezzature mentre Marino era andato a posteggiare il furgone. Il molo si era animato di macchine e persone: insieme ai molti vacanzieri che sarebbero sbarcati tutti all’Elba, c’erano anche i parenti dei detenuti; si riconoscevano per la mancanza di bagagli, per l’abbigliamento, per l’atteggiamento schivo e dimesso che maggiormente risaltava a confronto di chi allegramente si preparava alle vacanze estive. Ci avrebbero accompagnato, ma sarebbero ritornati indietro la sera stessa: non era consentito fermarsi la notte a Pianosa. Trovammo due imponenti facchini che ci aiutarono ad imbarcare canotto, fuoribordo, bibombole e sacche varie; fecero quasi tutto loro con rapidità ed efficienza: riconoscenti, incrementammo la tariffa con una mancia sostanziosa e con vari pacchetti di Marlboro. Ringraziarono con delle pacche sulle nostre spalle che ci lasciarono senza fiato per qualche secondo e ci salutarono allegramente con il classico: “In culo alla balena”.



Dall’alto del ponte seguimmo le operazioni di partenza e di manovra nel porto: ricordo ciminiere e capannoni dai quali usciva un fumo di varie gradazioni di grigio; Piombino non era un bel posto visto dalla nave; io e Marino pensammo che quegli scarichi potessero essere molto pericolosi per chi li respirava. Era il 1963, non sono più andato a Piombino, ma spero che la situazione di oggi sia diversa.



In pochissimo tempo arrivammo a Porto Azzurro che, come d’incanto, ci fece dimenticare il grigiore e l’inquinamento di Piombino. L’acqua era veramente azzurro turchese, le case che si affacciavano sul porto davano una sensazione di pulizia e di allegria. La maggior parte dei passeggeri scese a terra creando una confusione totale sul piccolo molo; scooters, furgoncini, bambini, tutto si muoveva nello stesso momento verso mete incerte tra vociare e grida dei vacanzieri e dei marinai. Poi, a poco a poco il molo si svuotò fino a quando rimasero solo gli addetti all’ormeggio. Fu allora che comparve un furgone grigio verde della polizia penitenziaria dal quale discesero una quindicina di detenuti. Camminavano in fila indiana, tutti a testa bassa meno l’ultimo che per un attimo guardò in alto, verso la nave, dove eravamo noi, e fece il gesto di sputare con un ghigno sprezzante; una robusta catena univa le manette di uno alle manette dell’altro. Scomparvero nel portellone della nave. L’atmosfera colorata ed allegra di qualche minuto prima era diventata improvvisamente grigia e pesante. Qualcuno ci disse che quelli erano detenuti pericolosi e che dal penitenziario di Pianosa non sarebbero più usciti.



Subito dopo che la Stella del Tirreno uscì da Porto Azzurro, ci sistemammo sottocoperta seduti ad un tavolino per fare colazione: ci attendeva qualche ora di viaggio e cominciavamo a sentire gli effetti della notte insonne. Non avevamo ancora finito i nostri panini, quando si avvicinarono due signori di mezza età (per noi ventenni la mezza età poteva essere 40, 45 anni): ci chiesero se potessero sedere al nostro tavolo e ci offrirono un sacchetto di cantuccini. Uno dei due si presentò ed iniziò subito a farci delle domande sul motivo del nostro viaggio a Pianosa; forse pensava che stessimo andando a trovare qualche detenuto. Quando gli spiegammo che dovevamo fare ricerche su di un relitto romano, si interessò moltissimo all’argomento e parve quasi sollevato. Alto, magro, era molto distinto, parlava in italiano perfetto senza alcuna inflessione dialettale ed era sorprendentemente competente sulle civiltà romana ed etrusca. Era convinto che in quelle zone, si sarebbero trovate più anfore etrusche che romane. Partì con una lunga e affascinante dissertazione sulle differenze tra i vari tipi di anfore e sui modi per identificarne correttamente l’origine. Noi, pur avendo studiato l’argomento, eravamo attentissimi e presi dalla competenza e dalle informazioni interessantissime che questo sconosciuto individuo ci comunicava. La conversazione andò avanti per molto tempo, piacevolmente, tra noi tre; l’altro sconosciuto non aveva parlato mai anche se sembrava seguire tutto con attenzione. Poi il signore distinto si scusò con noi e si rivolse al taciturno: “Brigadiere, dovrei andare al bagno, posso?” L’altro rispose con accento pesantemente siciliano: “Vai, vai tranquillo, ma appena hai fatto torna qui”.

 E il “distinto” andò via senza dire nulla. Questa volta il “taciturno” parlò: ”Ma, ragazzi, non avete capito? E’ un detenuto, che io sto accompagnando a Pianosa.” Io e Marino ci guardammo perplessi. “E’ sotto la mia responsabilità, lo dovrei controllare sempre, ma, prima di tutto è una brava persona e poi, qui, in mezzo al mare, dove vuoi che vada?” Dopo un attimo di silenzio, Marino chiese: “Ma che cosa ha fatto?” E il Brigadiere rispose: “Eh, ne hanno parlato tutti i giornali. E’ storia di due anni fa: lui sospettava che la moglie gli mettesse le corna; così, per un mese l’ha seguita, senza farsi vedere. Poi si è procurato una pistola con silenziatore e una serie di coltelli speciali, taglientissimi; quando lei è andata con l’amante nel motel dove si incontravano di solito, il professore, perché è un professore di storia, li aspettava. Al momento giusto è entrato nella stanza con una chiave falsa, ha sparato subito alla moglie e ha dato un colpo in testa all’amante. Poi lo ha legato al letto, ha aspettato che rinvenisse e lo ha evirato… e quello era vivo!! Mentre l’amante stava morendo dissanguato, ha aperto il torace della moglie e le ha strappato il cuore! Infine, ha sparato all’uomo alla tempia e, tutto così insanguinato, è andato a costituirsi. Poveretto, 140 anni gli hanno dato! E pensare che è una così brava persona!!!” 


Arrigo Sabbatini


Dopo più di trent’anni è stata finalmente istituita la fascia di mare protetta intorno all’Isola di Pianosa, un’area costiera e marina di interesse naturalistico, che rientra nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

https://www.islepark.it/visitare-il-parco/pianosa

Decreto Ministeriale 19.12.1997 "Individuazione di un'area di interesse naturalistico e apposizione di misure di salvaguardia per una fascia di mare intorno all'isola di Pianosa" GU serie generale n 1 del 2.1.1998).

Pianosa con i suoi 10,2 kmq è per estensione la quinta isola dell’Arcipelago Toscano. È situata a 14 km a S-SO dalle coste dell'Isola d'Elba, a circa 27 km a S-SE dalla più meridionale isola di Montecristo e a circa 40 km ad est della Corsica. Frequentata dall’uomo preistorico e dai più antichi navigatori presenta testimonianze del neolitico, dell’eneolitico e dell’età del Bronzo. Sede di strutture residenziali marittime di epoca romana, nel periodo imperiale fu luogo d’esilio di Postumio Agrippa, nipote di Augusto.

Depliant sito archeologico "Il Bagno di Agrippa"

Del III e IV secolo è un’importante catacomba cristiana, situata presso il piccolo paese. Furono i Pisani a costruirvi un piccolo nucleo abitato distrutto nel XVI secolo durante le incursioni turche.  Dopo un tentativo di colonizzazione agricola del primo Ottocento, dall’unità d’Italia fino al 1998 è stata sede di un importante colonia penale agricola, poi carcere di massima sicurezza, che occupava l’intera superficie pianosina. Il territorio isolano era quindi diviso in due realtà separate da un grande muro in cemento armato: la zona carceraria, con le diramazioni e i terreni coltivati dai detenuti e la più piccola porzione del paese, nucleo abitato dal personale del carcere e di quanti svolgevano servizi per la comunità. Dopo la dismissione del carcere Pianosa è rimasta pressoché disabitata e solo nel 1999 è stata aperta alle visite guidate.



Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano viene considerato il Parco marino più grande del Mediterraneo perché comprende sette isole, numerosi isolotti e scogli che emergono in un ampio tratto di Mar Tirreno nel cuore del grande Santuario dei Cetacei, Pelagos, istituto come area marina internazionale tutelata nel 1999.

Nel 2003 è stata riconosciuta anche la Riserva della Biosfera MAB UNESCO Isole della Toscana https://www.isoleditoscanamabunesco.it/ 


Il Programma dell'UNESCO "Man and Biosphere" (MAB)

Lanciato nel 1971, il Programma dell'UNESCO "Man and Biosphere" (MAB) è un programma scientifico intergovernativo che ha l’obiettivo di porre le basi scientifiche per il miglioramento della relazione tra uomo e ambiente. Il Programma MAB combina l'applicazione pratica delle scienze naturali e sociali, l'economia e l'educazione per salvaguardare gli ecosistemi naturali e antropici, promuovendo lo sviluppo sostenibile dei territori da un punto di vista economico, sociale e ambientale. In tal senso il Programma MAB aumenta la capacità delle persone di gestire in modo efficiente le risorse naturali per il benessere sia delle comunità locali che dell'ambiente.

Grazie ai siti riconosciuti a livello internazionale, all'interno della Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera, il Programma MAB intende:

• identificare e valutare i cambiamenti nella biosfera derivanti dalle attività umane e naturali e gli effetti di questi cambiamenti sull'uomo e sull'ambiente, in particolare nel contesto del cambiamento climatico;

• studiare e confrontare le interrelazioni dinamiche tra ecosistemi naturali e vicini a quelli naturali e processi socioeconomici, in particolare nel contesto di una perdita accelerata della diversità biologica e culturale con conseguenze inaspettate che incidono sulla capacità degli ecosistemi di continuare a fornire servizi critici per il benessere umano;

• garantire il benessere umano di base e un ambiente vivibile nel contesto della rapida urbanizzazione e del consumo di energia come motori del cambiamento ambientale;

• promuovere lo scambio e il trasferimento di conoscenze sui problemi e le soluzioni ambientali e favorire l'educazione ambientale per lo sviluppo sostenibile.


Le Riserve della Biosfera

Braccio operativo del Programma MAB sono le Riserve della Biosfera, costituite dagli ecosistemi terrestri, costieri e/o marini, rappresentativi della loro regione biogeografica e significativi per la conservazione della biodiversità, promuovendone contemporaneamente un uso sostenibile. Infatti, le Riserve della Biosfera sono luoghi dove testare e applicare approcci interdisciplinari alla comprensione e alla gestione dei cambiamenti nei sistemi sociali ed ecologici e alla loro interazione, compresa la prevenzione dei conflitti e la conservazione della biodiversità, diventando dei veri e propri laboratori per lo sviluppo sostenibile che forniscono soluzioni locali alle sfide globali.


La Riserva della Biosfera Isole di Toscana

La Riserva della Biosfera Isole di Toscana è stata riconosciuta nel 2003, quindi successivamente nel 2015 nell’ambito della periodica revisione e riconferma di tutti i riconoscimenti data nell’ambito del Programma MAB è stata oggetto di un’importante estensione che porta all’attuale perimetro e zonizzazione comprendente le sette isole (Gorgona, Capraia, Elba, Pianosa, Montecristo, Giglio and Giannutri) e un’ampia porzione di mare che le circonda, coinvolgendo complessivamente 10 Comuni (Campo nell’Elba; Capoliveri; Capraia Isola; Isola del Giglio; Livorno; Marciana; Marciana Marina; Porto Azzurro; Portoferraio; Rio). La Riserva della Biosfera Isole di Toscana racchiude una grande diversità geologica, geomorfologica, biologica e culturale rappresentativa della regione mediterranea.

Tra i principali valori naturali rientrano i 15 siti della rete Natura 2000 fra Siti di Interesse Comunitario e Zone a Protezione Speciale (secondo le direttive "Habitat" e "Uccelli" CEE), ai quali si aggiungono 22 tipologie di habitat naturali e 37 specie di animali di interesse comunitario. Tra gli habitat rappresentativi troviamo: boschi sempreverdi di sclerofilla, pinete mediterranee e macchia mediterranea, boschi di castagni e querce caducifoglie; mentre tra le specie rare ed endemiche specie rare ed endemiche: falco pellegrino, il pipistrello mediterraneo a ferro di cavallo e la rondine dalla chioma rossa. Molto importante poi l’incredibile gamma di diversità geologiche, geomorfologiche tra cui un assortimento di rocce sedimentarie, metamorfiche e ignee. Per tutte queste caratteristiche, inoltre, parte del territorio della Riserva della Biosfera rientra nel Parco Nazione dell’Arcipelago Toscano (il più grande parco marino d’Europa) e nel Santuario Internazionale dei Mammiferi marini del Mediterraneo.

Questi territori sono stati frequentati dall'uomo fin dalla preistoria. Infatti nelle Isole di Toscana, sono presenti circa 30 siti preistorici, numerosi siti etruschi collegati alle attività minerarie e alcuni resti di ville romane marittime. In questo arcipelago l'uomo nei secoli si è integrato con la natura plasmandola e sfruttandone le risorse, e conservando la sua eccezionale geodiversità e la straordinaria biodiversità, qui si trovano rare specie endemiche di natura vegetale e animale, nonché una ricca popolazione bentonica ed ittica.

La principale attività economica è legata al turismo, ancora prevalentemente balneare, ma sempre più connesso alla conoscenza della natura ed esperienziale. Altre attività economiche sono l'agricoltura e la pesca (con una gastronomia tipica ricca e genuina con prodotti come la sburrita, il corollo o il famoso vino, l’Aleatico), seppur con un impatto minore a livello ambientale e socio-economico rispetto al turismo e ad esso fortemente connesse.


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