Pirati o Corsari?

06 di Maggio, 2022 - Racconti di mare - Commento -

Massimiliano De Cristofaro / foto Archivio Photopress

Sulla scia della storia di Capitan Barbossa potrei catturare la vostra attenzione con la vita del corsaro barbaresco Ariadeno Barbarossa chiamato Hayreddin Barbarossa, ovvero Kheir-ed-Din di Mitilene (greco/andaluso) Ammiraglio Ottomano di Solimano attivo fra il 1.500 e il 1.545 d.C., o forse pirata, ma questa è un’altra storia, questo è un altro mistero …” 



Così chiudevo il mio ultimo articolo, ammiraglio, corsaro oppure pirata?

Per intavolare questo argomento dobbiamo comprendere l’esistenza della cosiddetta “guerra di corsa”.

La guerra di corsa altro non era che la vera e propria “cattura” delle navi mercantili del nemico del momento, preparata non soltanto dalle navi da guerra ma anche da armatori privati.

Questa guerra marittima di prossimità, che se vogliamo reagisce perfettamente al concetto di provocare danni ingenti al nemico bastonandolo alla fonte della propria ricchezza, fin dal Medioevo fu etichettata con il nome di guerra di corsa perché in realtà, era sviluppata nella corsa, rintraccio e cattura delle barche nemiche.

Questa guerra sporca permise ai sovrani dell’epoca di ingrossare le casse grazie a imbarcazioni e marinai privati che così facendo, sovvenzionavano il potere statale favorendo a sé stessi privilegi.

 La famosa “lettera di corsa” proteggeva i mercenari, ovvero i “corsari” dalle accuse di pirateria, tuttavia la legalità e lo status dei corsari erano borderline, insomma, la delinquenza lo era a seconda del momento e del punto di vista.

Infatti, la storia narra che a seconda del regnante di turno, le lettere di privilegio potevano essere disposte in gran quantità e, soprattutto, in velocità.



I corsari stessi intrapresero azioni che andarono ben oltre le loro competenze, le autorizzazioni, infatti, erano abbastanza vaghe e cadere nelle accuse di pirateria, risultava essere molto facile.

 La guerra di corsa era una guerra fondamentalmente, colpiva il nemico nel commercio navale, nuocendo all’economia e strappando rifornimenti al paese d’origine.

Questa guerra si combatte tuttora, con altri nomi, ma questa è storia moderna! Un corsaro, quindi, era un normale, privato cittadino il quale, armato dal governo di uno Stato con una “licenza” (contratto) che autorizzava a commettere reati, li commetteva in tranquillità ovviamente in cambio della cessione allo stesso di parte dei guadagni conseguiti.

Il corsaro di stato, quindi, era un mercenario, un contractor autorizzato ad assalire e rapinare le navi mercantili delle popolazioni nemiche.

Sebbene i termini "corsaro" e "pirata" siano spesso associati, il corsaro era un pirata-mercenario di Stato, quindi autorizzato a delinquere in nome della giustizia mentre il pirata, era considerato “il” fuorilegge perché commetteva gli stessi reati del corsaro senza spartire il bottino con lo Stato.

Corsi e ricorsi di storia c’insegnano quindi, che c’è chi non desidera la concorrenza.

 Alcuni articoli sono avvincenti ed affascinanti, tuttavia la loro missione è quella di far riflettere il lettore, perché l’unico modo di cambiare le cose nel mondo è quello di riuscire a far si che l’esame di coscienza possa realmente incidere sul futuro dell’umanità, il pirata è una persona avida e senza scrupoli che, per lo più, in modo disonesto, trae beneficio dall'opera altrui e si arricchisce a spese degli altri.

Eppure questa sgradevole definizione vale anche per la figura del corsaro, quindi, a mio avviso, è l’uomo che fa la differenza con le proprie azioni, non le autorizzazioni a delinquere.

Certo, poi il fascino dell'avventura, il legno bagnato dal mare, la salsedine, i tatuaggi, il rum, il profumo del mare in burrasca ci coinvolge e travolge tutti, siamo sempre affascinati però dall’uniforme, dalla divisa, dall’istituzione massima la divisa, infatti, enfatizza tutti quegli elementi del corpo umano e del suo portamento che esprimono preminenza, come la statura alta oppure le spalle larghe accompagnate da un giro vita stretto, l’uniforme completa l’immagine, la visione d’insieme.



Eppure, paradossalmente, tutti, ma proprio tutti, nella saga dei Pirati dei Caraibi parteggiamo per Jack Sparrow per l’Ammiraglio dell'armata della Compagnia Britannica delle Indie Orientali James Norrington ma, solo quando quest’ultimo si spoglia della propria uniforme per divenire a sua volta un pirata!

Vissuto realmente sotto il regno di Re Giorgio II, James Norrington è l’emblema della virtù umana perché, sempre in uno dei film della saga (la maledizione della prima luna), proprio il Governatore Swann, acerrimo nemico dei pirati, disse ravvedendosi: “Può darsi che nella rara occasione in cui per seguire la giusta rotta ci voglia un atto di pirateria, la pirateria stessa possa essere la giusta rotta.”

La rotta però, è una e una sola, è la razionalità umana, il resto sono solo scorciatoie e in mare (come in montagna) si sa, le scorciatoie non portano da nessuna parte e infatti, il 15 aprile del 1912, un transatlantico britannico della classe Olympic, l’RMS Titanic della White Star Line segnò la storia delle grandi bugie umane.

Alle 23:40 (ora del Titanic) di domenica 14 aprile 1912 il transatlantico urtò un iceberg e l’inaffondabile Titano alle 02:20 del mattino del 15 aprile affondò, spezzandosi in due portando con sé 1.518 persone, compresi i membri dell'equipaggio.

Il 19 aprile 1912 in fretta e in furia in America fu aperta un’inchiesta, il Congresso incaricò il Senatore William Alden Smith a presiederla, il quale, senza colpo ferire, sebbene vi fossero migliaia di prove a sua disposizione, declamò che il disastro ebbe luogo per il mancato soccorso posto in essere dal Capitano Stanley Lord del Californian, un piroscafo britannico della Leyland Line mentre invece la storia, ci insegna che uno e uno solo fu il responsabile “operativo"del disastro del Titanic oltre la White Star Line, ovvero, il venerato Capitano Edward Smith, il quale, sovraccaricato da una serie di circostanze e pressioni sia politiche, sia economiche, acciecato dall’avidità del prestigio, non diede minimamente ascolto alla ragione e alla sua navigata coscienza bensì alla sua virtù, uccidendo così, 1.518 persone.

Medesima sorte emerse il 03 luglio 1912 dal tribunale britannico, sollevando la White Star Line da eventuali responsabilità così come si esaltò l’eccellente lavoro del Capitano Edward Smith per poi ripiegare anch’esso, sulle responsabilità del Capitano Stanley Lord del Californian.

Anche in questo caso la giustizia ha fatto il suo corso, 100 anni dopo il naufragio, quando alcuni ingegneri portarono alla luce che forse il Titano non doveva navigare perché avvolto dalle fiamme già alla partenza da Southampton e che mai avrebbe visto New York … Ma questa è un'altra storia …


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