PORTO S. STEFANO

12 di Gennaio, 2021 - Racconti di mare - Commento -

Piero Orlando

L'addestramento

Nell’agosto del 1958 avevo poco più di 17 anni. Ero ospite a Porto Santo Stefano nella casa del mio primo compagno di pesca subacquea: eravamo discretamente bravi e questa nostra capacità faceva si che alcuni villeggianti danarosi ci invitassero sulle loro barche per avere i primi rudimenti di immersione. Poiché non avevo un soldo, non disdegnavo un piccolo riconoscimento economico che mi faceva molto comodo, anche se il vero obiettivo era quello di farmi accompagnare gratuitamente in posti meravigliosi, dove potevo divertirmi a pescare; oltretutto, se prendevo qualche pesce, non avevo difficoltà a venderlo al proprietario della barca; questi era ben felice di avere pesce freschissimo e non si poneva problemi di prezzo. Un giorno, alcuni amici mi informarono che un tal ing. Cavalli cercava qualcuno pratico di mare per assisterlo dalla barca mentre lui si immergeva con le bombole per scattare foto sub. Si diceva che questo ingegnere, subacqueo molto noto, tra i primi in Italia a sperimentare l’uso di miscele sostitutive dell’aria, aveva fatto un sacco di soldi pescando corallo in Sardegna. Ora era a Porto s. Stefano in vacanza in attesa che la sua barca da corallo fosse rimessa in acqua dopo una revisione. 

Io ero interessatissimo alla cosa: poteva esser un’occasione fantastica per imparare ad immergermi con le bombole con l’aiuto di un superesperto. Mi diedi subito un gran da fare per rintracciarlo e riuscii a contattarlo telefonicamente: decidemmo di incontrarci il giorno dopo al bar del porto. Come succede nei film gialli, disse che lo avrei riconosciuto per la barba, per i capelli bianchi e per gli occhiali rayban. Lo vidi subito: era un signore anziano (c’è da dire che allora, per me diciassettenne un sessantenne era vecchio) molto piacevole, ancora prestante fisicamente, fascinoso e gentile. Tuttavia, cortesemente ma con decisione fece capire che non si aspettava un ragazzino, cercava una persona esperta che avesse pratica di mare e nella guida della sua barca. Fortunatamente aveva un Boston Waler, gigantesco, ma simile ad un modello più piccolo che mi aveva ospitato pochi giorni prima. Comprese presto che ero veramente un appassionato e che non chiedevo altro che imparare da un sub così famoso (avevo già imparato che l’adulazione paga): ero disposto anche a rinunciare a qualunque onorario purché mi fosse data la possibilità di qualche immersione sotto la sua guida. Si convinse e ci accordammo per 40.000 lire per tutta la settimana e almeno sei immersioni con monobombola. Fantastico! Mi andava benissimo. Il sabato successivo era il giorno della prima uscita a mare ed io ero già sulla banchina mezz’ora prima dell’appuntamento. L’ingegnere si presentò con qualche minuto di ritardo scusandosi cortesemente. Non era solo, lo accompagnava una bellissima signora, che per un attimo mi tolse il fiato: alta, abbronzantissima, curve al posto giusto, lunghi capelli nerissimi ed occhi neri, penetranti; era avvolta da una specie di pareo bianco semitrasparente che faceva intravedere un bikini ridottissimo anch’esso bianco. Mi salutò cordialmente stringendomi la mano con decisione: “Io sono Miranda, piacere di conoscerti”. Ripresi il controllo con difficoltà, sperando vanamente di sembrare naturale: “Piacere, il piacere è tutto mio”. Era veramente un piacere; anche la voce, leggermente roca e con un musicale accento spagnolo, era invitante e sensuale. Non potei fare a meno di invidiare per un attimo il vecchio Cavalli di almeno trenta anni più vecchio della sua meravigliosa compagna. Dovevo ritornare rapidamente sulla terra ed occuparmi di incombenze pratiche: motore, parabordi, ancora. L’ingegnere mi aiutava ben poco e faceva fare quasi tutto a me; credo volesse mettermi subito alla prova. Comunque tutto andò per il meglio ed in poco tempo eravamo fuori dal porto diretti a Capo d’Uomo, dove Cavalli voleva immergersi.

Durante il tragitto cominciò subito la sua lezione di immersione sul funzionamento dell’erogatore, sui tempi, sull’eventuale decompressione; preferiva fare una panoramica a grandi linee e poi sarebbe entrato gradatamente nei dettagli. Poi mi istruì su quello che dovevo fare durante la sua immersione: insisteva soprattutto sul fatto che io non avrei dovuto perdere mai di vista le bolle d’aria che segnalavano la sua posizione sott’acqua. Mentre noi chiacchieravamo vicini ai comandi, a prua Miranda si era tolto il pareo bianco e prendeva tranquillamente il sole in tutto il suo splendore. L’ingegnere sorprendentemente si lasciò andare a qualche accenno personale: Miranda era cubana, l’aveva conosciuta quattro anni prima e si era molto affezionato a lei; la ragazza era stata sposata con un farabutto che la maltrattava e lui era molto orgoglioso di averla tirata fuori da quella penosa situazione. Era facile intuire che era molto innamorato. Arrivati sulla zona dell’immersione, lo aiutai nella vestizione controllando con attenzione l’attrezzatura. La signora timonava con il motore al minimo curando di mantenere la barca sul punto prescelto. Mi passò i comandi non appena l’ingegnere, dopo una perfetta capriola, scomparve nel blu. Secondo le raccomandazioni dell’ingegnere seguivo le bolle d’aria dell’autorespiratore che risalivano per scoppiare sul pelo dell’acqua. Miranda era ritornata a prendere il sole sul suo materassino bianco a prua. Dopo poco, slacciandosi il reggiseno, mi chiese col suo italiano con accento spagnolo: “Non ti imbarazza, vero, se prendo un po’ di sole nuda, non ti faccio sentire a disagio? Approfitto che qui siamo lontani dalla costa!” E intanto si sfilava anche gli slip. Io ero molto più che imbarazzato, speravo solo che dalla mia voce non trasparisse il mio reale stato d’animo: “Ma no, si figuri, per me nessun problema, stia tranquilla: se vedo arrivare qualche barca la avverto subito”. Cercavo di concentrarmi completamente sulle bolle, ma ogni tanto, magari casualmente, gli occhi mi andavano su quel corpo dorato steso sul materassino soffermandosi molto più del necessario dove non dovevano. Poi, la signora cominciò a spalmarsi di olio solare, ma si interruppe quasi subito: “Perché non vieni un attimo, e mi aiuti a metterlo sulla schiena dove io non arrivo? Metti il motore in folle”. Non potevo rifiutare: le andai vicino aspettando che mi desse il flacone dell’olio. Invece mi prese una mano e la posò sul suo seno, la guidò sfiorando la sua pelle su tutto il corpo in una carezza leggera e mi disse: “Non avere timore, rilassati, lasciati andare. Non ti piace? Fammi sentire se è di tuo gradimento.” E così dicendo infilò l’altra mano dentro il mio slip che già da qualche minuto era sotto pressione. Miranda ebbe la conferma che il mio gradimento era altissimo. “Ti piace, vero? Ero sicura che ti sarebbe piaciuto” E intanto mi sfilava gli slip.

Del seguito ricordo poco. “Le bolle, le bolle, mi perdo le bolle” tentavo di obiettare con un filo di voce. Ma ormai la voce era un sospiro; ero completamente in balia delle mani abili e delle movenze esperte della signora Miranda e subivo passivamente ma sempre più piacevolmente le sue iniziative. Dopo, mi ci volle un po’ per riprendermi. Miranda si rimise il suo bikini e, mi aiutò ad infilarmi gli slip: “Ora” disse con voce suadente “io e te abbiamo un piccolo segreto ed è meglio che lo teniamo tutto per noi. Sarebbe un peccato che l’ingegnere venisse a sapere quello che è successo: a me perdona tutto, ma, di sicuro, in barca con noi non ti ci porta più. Sono certa che ti dispiacerà di non rivedere la tua Miranda domani, dopodomani e tutti gli altri giorni della settimana.” Il mio pensiero andò subito alla settimana che mi aspettava con un entusiasmo che sperai di nascondere. “Signora, giuro che non ne parlerò con nessuno, proprio con nessuno; questo sarà il nostro segreto e solo nostro.” “Bravo chico!” (ero diventato chico). E mi lanciò un bacio.

“Le bolle, bisogna ritrovare l’ingegnere!”. Fui fortunato: la barca aveva scarrocciato pochissimo grazie al mare calmo e all’assenza di vento, arrivai rapidamente sul punto in cui l’ingegnere era sott’acqua. Dopo qualche minuto, l’ingegnere emerse. In barca, mentre lo aiutavo a togliersi la muta, raccontava con entusiasmo che il fondale era bellissimo e ricco: aveva visto uno scoglio con molte aragoste e una tana di una grossa cernia. Il giorno dopo saremmo ritornati nello stesso punto per fare altre foto: era certo che sarebbero state ottime. “E voi? Tutto bene? Ti vedo un po’ pallido!” Io in realtà mi sentivo ancora un po’ frastornato per quanto era successo e anche perché la mia buona coscienza mi ripeteva senza sosta: “Verme, sei un verme; verme, sei un verme…”. Intervenne Miranda: “Al ragazzo è venuto un po’ di mal di stomaco a forza di concentrarsi sulle tue bolle; sarebbe meglio usare un pallone di segnalazione”. “Se è questo il problema, domani risolviamo, perché, se il mare lo consente, possiamo addirittura ancorarci: la zona interessante e tutta qui sotto in uno spazio di pochi metri”. Miranda, alle spalle dell’ingegnere, mi fece con la mano il gesto di ok, esibì il suo splendido sorriso accompagnandolo con un prolungato occhiolino. Andammo poi sotto costa, in acqua bassa, dove, per la prima volta nella mia vita, provai l’ebbrezza dell’immersione con l’autorespiratore. Quasi subito mi trovai a mio agio, seguendo i sapienti consigli dell’ingegnere. Fu una sensazione fantastica: respirare, senza sforzo, sott’acqua; esaminare con calma, senza fretta le tane dove si nascondevano i saraghi e le occhiate, rimanere immobili sotto e semplicemente osservare. Sarei rimasto in acqua per ore ed ore, affascinato da quell’ambiente che sì conoscevo bene, ma che ora mi si presentava in una forma completamente diversa, meravigliosa, di cui io ora facevo parte.

Quella notte, malgrado la stanchezza emotiva e fisica, dormii ben poco. Ogni mio pensiero era diretto al domani. L’aspettativa di quello che sarebbe successo era immensa. Cosa avrebbe fatto Miranda? E l’ingegnere, mi avrebbe fatto immergere in fondali più profondi? Era chiaro tra le due materie di addestramento, preferivo di gran lunga quella nella quale l’insegnante era Miranda. Mi aveva fatto capire che si sarebbe almeno ripetuta e la mia fantasia si scatenava in ipotesi inenarrabili che però, ogni tanto, improvvisamente si miscelavano a visioni di cernie, di saraghi e di paesaggi subacquei. La speranza della notte non andò delusa: tutti e due gli insegnanti furono fantastici, anche se confermai la mia preferenza alla lezione della signora Miranda ineguagliabile per la passione e l’entusiasmo che sapeva trasmettere all’allievo. Nei giorni successivi l’addestramento continuò nello stesso modo con due varianti: il martedì l’ingegnere volle fare una seconda uscita nel tardo pomeriggio; saltai l’immersione con l’autorespiratore, ma Miranda non volle assolutamente rinunciare alla sua lezione. Il giorno successivo, mercoledì, un mare molto mosso ci fece rimanere in porto. Credo fosse un bene, perché, malgrado i miei diciassette anni, una giornata di riposo mi era proprio necessaria. Come programmato, la mattina del venerdì ci fu l’ultima gita. Tutto andò perfettamente come al solito. Io cominciavo a temere che, per qualche problema, l’ingegnere sarebbe potuto emergere prima del previsto, ma non successe: consumò, come sempre, tutta l’aria del suo bibombola, riserva compresa. 

D’altra parte, ormai mi ero convinto che Miranda era eccitata proprio dal rischio di sapere che l’ingegnere era sotto la barca e che sarebbe potuto emergere in qualunque momento. Il suo gradimento ed il suo piacere erano evidenti, e non per la qualità delle mie prestazioni che erano sicuramente scadenti. A questo punto mi ero convinto che il suo piacere era dovuto al tradimento e soprattutto al rischio che il tradimento stesso comportava in quella particolare situazione; più il rischio era alto, più la signora godeva; io contavo poco, ero solo il mezzo per tradire. Non era per nulla una bella conclusione, tenuto conto anche del fatto che io avevo continuamente il terrore che l’ingegnere emergesse all’improvviso con conseguente drammatiche per me. Avevo cominciato a fare un sogno terribile: l’ingegnere usciva dall’acqua, mi coglieva alle spalle, e, mentre Miranda si metteva a piangere, lui mi colpiva ferocemente consolandola poi per la violenza subita da un porco italiano; le prometteva anche un nuovo diamante, gigantesco come una noce, per consolarla. Poi insieme mi legavano all’ancora e mi buttavano in mare tra S. Stefano e il Giglio dove l’acqua è più profonda. A quel punto mi svegliavo di colpo, bagnato fradicio non di acqua di mare ma di sudore; mi ci voleva qualche secondo per rendermi conto che ero sdraiato sul mio materasso, nel mio miniappartamento. Ma la settimana era ormai finita. Al porto, scaricata tutta l’attrezzatura, iniziarono i saluti. L’ing. Cavalli era entusiasta dei giorni di lavoro: era convinto di aver fatto delle ottime foto. Disse che io ero stato perfetto, puntuale, attento e che mi meritavo ventimila lire di più come mancia. Mentre mi dava le sessantamila lire mi disse: “Diventerai un ottimo sub. Tecnicamente non hai alcun problema ma, ricordati sempre di non superare mai i tuoi limiti, accetta questo consiglio da una persona che potrebbe essere tuo padre. Speriamo di rivederci presto, ciao caro”. Al “padre” avvertii un dolorosissimo crampo allo stomaco; al “caro” la voce che già si era fatta sentire all’inizio di questa esperienza, mi urlò nella testa, fortissima: “Verme, verme, sei un verme…” Riuscii a rispondere debolmente: “Arrivederla ingegnere”. Lui pensò che mi stavo quasi per commuovere e mi strinse in un abbraccio cercando di consolarmi: “Su, su, sono sicuro che ci incontreremo di nuovo. Divertiti! Ciao”. La signora Miranda si avvicinò e, come fanno molte donne, con il suo viso sfiorò le mie due guance, prima a destra e poi a sinistra, lanciando due baci a nessuno dietro di me. Poi mi strinse la mano dicendo semplicemente: “Ciao, chico!” Io risposi: “Grazie, signora, grazie… di tutto”. Non sono sicurissimo, ma mi sembrò proprio che mi facesse un rapido occhiolino sotto i suoi occhiali scuri. 


Arrigo Sabbatini

Come si evince dalla mappa rinvenuta sul sito web Dive 96, cui si rinvia per utili approfondimenti https://www.dive96.it/articoli/54-secca-di-capo-d-uomo, oggi la Secca di Capo d’uomo rappresenta una delle mete più affascinanti del promontorio di Monte Argentario dove praticare imperdibili immersioni subacquee. Sullo stesso sito è possibile visualizzare un video interessante dell’immersione del subacqueo Roberto Ver di Dive 96  https://www.youtube.com/watch?v=sPc8tlKn3kA&feature=youtu.be proprio alla Secca di Capo d’uomo.

Sul lungomare di Porto Santo Stefano è stato realizzato l’Aquario Mediterraneo della Costa d’Argento, un piccolo museo molto ben curato dove si possono ammirare varie specie ittiche dei nostri mari e un documentario molto interessante sui fondali del promontorio di Monte Argentario. L'Acquario Mediterraneo dell'Argentario è dotato di diciassette vasche di cui sette panoramiche, e accoglie centinaia di specie animali e vegetali quali cernie, murene, squali, cavallucci di mare, polpi, gattopardi, aragoste, posidonia e molte altre. L'acquario è stato realizzato con l’intento di riprodurre più fedelmente possibile gli ecosistemi più indicativi del litorale della Costa d’Argento. Nell’ambito della fascia costiera, che va da 10 a 50 metri di profondità, sono rappresentati i piani infralitorale e circalitorale, nonché un ambiente con esemplari pelagici. All'interno della struttura sono presenti anche la mostra permanente delle conchiglie e quella di fotografia subacquea. L’Acquario è inoltre collegato con il Centro Didattico di Biologia Marina, volto alla maggiore sensibilizzazione delle tematiche ambientali, e con il Centro Recupero Cetacei, che rappresenta un’esigenza fondamentale in questa porzione di costa dove sono particolarmente frequenti spiaggiamenti di cetacei e tartarughe. Dal 2014 sono state allestite altre due mostre permanenti, una delle quali è dedicata alla storia della tecnologia subacquea. Sono esposti articoli subacquei di vecchia data, fra i quali le attrezzature da palombaro appartenute al Sig. Gino Tantulli, gentilmente donate all’associazione dai familiari. L'altra è dedicata ai Cetacei e al Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini; qui è possibile vedere alcune ossa recuperate tra il promontorio di Monte Argentario e l’Isola del Giglio, come la mandibola e una vertebra lombare di Balenottera Comune, e i crani di Zifio e Tursiope.

Per informazioni: www.acquarioargentario.org

Davvero pregevole la guida del museo per l'accessibilità ai visitatori con disabilità motoria Museo Superabile https://www.handysuperabile.org/property/acquario-mediterraneo-della-costa-dargento/

Infine, da visitare anche la Fortezza Spagnola, che sovrasta il centro storico di Porto S. Stefano. Era un edificio militare edificato per difendere il nucleo abitato e il porto dalle incursioni piratesche, nei primi anni del XVII secolo. La Fortezza, oggi completamente ristrutturata, è sede di due mostre permanenti che preludono ad un futuro Museo del Mare: il Museo dei Maestri d'Ascia e la mostra "Memorie Sommerse". L'esposizione ha la finalità primaria di ripercorrere le tappe della ricerca archeologica subacquea, a cominciare da una fase ancora empirica, fino a presentare i risultati dei lavori più propriamente scientifici degli anni '80 e '90. Il percorso museale occupa i due piani della Fortezza in cui sono ospitati i reperti per lo più di epoca romana, recuperati nelle acque dell'Isola di Giannutri, del Giglio, delle Formiche di Grosseto e della costa dell'Argentario. Al secondo piano trova spazio una sezione dedicata al ritrovamento del relitto arcaico (VI secolo a.C.) del Campese (Isola del Giglio). Due sale a carattere demologico sono dedicate ai ‘Maestri d'Ascia’ dove sono esposte testimonianze dell'arte della carpenteria navale.

Per informazioni utili www.comune.monteargentario.gr.it

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