Quell' atmosfera di troppo

22 di Ottobre, 2020 - Attività subacquee - Commento -

Quell' atmosfera di troppo

Redazione - Valentina Cornacchione

Se solo Apuleio avesse scoperto quello che può capitare a certe profondità marine, una delle sue celebri frasi invece che sui bicchieri di vino sarebbe stata: “La prima atmosfera è per la vita, la seconda per la gioia, la terza per il piacere, la quarta per la follìa”.

Con questa battuta non è sicuramente mia intenzione spingere i subacquei ad immergersi spensieratamente verso le profondità marine alla ricerca della follìa, ma solo introdurre un fenomeno scientificamente interessante che racchiude anche tanti e variopinti aneddoti, più o meno “simpatici”, che qualsiasi diver potrà raccontarvi e dai quali potrete sicuramente imparare delle lezioni: L'ebbrezza (o narcosi) d'azoto.

Una questione di chimica:

L'aria che respiriamo è una miscela di gas, composta dal 78% di azoto, 21% di ossigeno e il restante 1% di anidride carbonica e altri gas rari. Questa triade di gas è bilanciata per consentire la vita e il corretto funzionamento del nostro organismo sulla terra.

All' inizio del corso per diventare subacquea mi stupii di quanto “poco” ossigeno respirassimo, ma poi ho capito che per fortuna ne respiriamo questa percentuale! Una concentrazione maggiore di ossigeno, nell' atmosfera in cui tutti viviamo, sarebbe nociva se non altamente tossica.

Per non dimenticarci poi che l'ossigeno in sé è altamente infiammabile.

A questo punto la mia attenzione si è spostata sull' azoto, di cui ne respiriamo una quantità così massiccia senza accorgerci della sua presenza.

… Finchè non scendiamo a più di 20 metri sott'acqua.


Rispolverando i libri di biologia ci fa bene ricordare che l'azoto è un costituente di tutti i tessuti viventi. L'azoto e' un elemento fondamentale per la vita in quanto e' un costituente del DNA e, come tale, del codice genetico. Insieme a carbonio, ossigeno e idrogeno l’azoto è uno degli elementi biogeni fondamentali: costituisce infatti il 2,4% del corpo umano. Benché il nostro organismo non necessiti di molto azoto in forma gassosa, esso si diffonde nei tessuti corporei in misura proporzionale alla pressione ambientale (pressione che ci circonda).

Inoltre, l'aria che ci circonda tutti i giorni ha un peso: immaginiamoci una colonna d'aria alta 10km e di base quadrata di 1cm. Questa è l'unità di misura di 1 atmosfera (ATM). Quindi, a livello del mare, la pressione dell' aria esercitata sul nostro corpo è pari a 1atm, che equivale ad 1kg.

L’azoto gassoso presente nel nostro organismo a questi livelli è in equilibrio con quello atmosferico. Di conseguenza, all’aumentare della pressione ambientale, mentre si respira l'aria nelle bombole ad una profondità prossima o superiore ai 30 metri, può verificarsi il leggendario fenomeno della narcosi da azoto, chiamata genericamente anche “Sindrome Neuropsichica da Alta Pressione (SNAP)”. Questa sindrome comporta soprattutto un’alterazione della capacità critica, di giudizio, cioè una perdita della facoltà di capire se ciò che si sta facendo sia giusto o sbagliato.

Parlando di numeri, ogni 10 metri si aggiunge 1 atmosfera che “grava” su di noi oltre a quella che già ci portiamo da sopra la superficie del mare. Quindi l'aria respirata a 30 metri di profondità, sarà più densa del quadruplo rispetto a quella che respiriamo in superficie, con l'ovvia conseguenza che anche il consumo della stessa (e quindi anche dell'azoto) quadruplica.

Respirato sotto pressione, l’azoto ha quindi un effetto anestetico: i 30 metri sono stati infatti definiti la profondità a cui si verifica il cosiddetto “Effetto Martini”. All’aumentare della pressione, l’effetto anestetico dell’azoto cresce. Tra gli effetti che il subacqueo potrebbe notare vi sono un comportamento simile a quello prodotto da un’intossicazione alcolica (per gli amici la classica “sbronza”), un’alterata capacità di giudizio e di coordinamento, un senso di falsa sicurezza e una mancanza di interesse per il compagno. 

È possibile provare anche ansia e malessere. Nell’insieme, se non vengono riconosciuti e non vengono intraprese le opportune azioni correttive, questi sintomi possono creare gravi problemi e portare a situazioni pericolose. La narcosi da azoto si manifesta con una variabilità individuale impossibile da prevedere. 

Per un subacqueo, il grado della narcosi da azoto e la sensibilità al fenomeno variano di giorno in giorno e da un’immersione all’altra. Man mano che si risale gli effetti della narcosi da azoto diminuiscono senza lasciare segni. Se si comincia ad avvertire una sensazione strana o di malessere oppure si nota un’alterazione nel comportamento del proprio compagno di immersione, occorre risalire immediatamente di qualche metro.

Per evitare la narcosi da azoto, basta semplicemente evitare le immersioni profonde. Prima ancora, per evitare sensazioni spiacevoli durante le immersioni, occorre essere in uno stato psicofisico ottimale ed essere adeguatamente idratati, come ci insegnano gli istruttori subacquei dalla prima lezione.

Per convenzione, il segnale manuale di “narcosi” è un dito rivolto verso l’alto che si muove circolarmente come ad indicare dei giramenti di testa, per comunicare che invece va tutto bene si fa il classico segno dell' “ok”. Ma a volte i segnali che si imparano a memoria per comunicare sott'acqua possono diventare automatismi che una persona compie anche in stato alterato.

Ci sono dei trucchetti quindi per capire, sott'acqua, lo stato psichico del proprio compagno al di là del linguaggio non verbale: fare ricorso a “segnali” non convenzionali ma che proprio per questo abbiano la capacità di stimolare una risposta non convenzionale. Un esempio è avvicinarsi al viso dell’altro e fargli improvvisamente l’occhiolino, un gesto che non si aspetta o si aspetta di meno. Questo induce una reazione sicuramente più sponteanea, oltre a richiamare l’attenzione qualora fosse già un po’ compromessa.

L'attività subacquea è personalmente una delle più belle esperienze che un umano possa fare nella propria vita, la sensazione (lucida) di fluttuare in questo immenso blu è unica.

Le accortezze con le quali voglio concludere questa carrellata di chimica, fisica e tecnica non sono altro che i consigli che una nonna possa impartire alla propria nipote, universali a tutte le altitudini:

“bevi tanta acqua” e “non girare mai sola” .

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claudio
22 di Ottobre, 2020
fiero di te

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