Report da Ortigia-Parte 2: Quali storie si nascondono sui fondali di Ognina?

07 di Gennaio, 2022 - Subacquea - Commento -

Testo di Marta Bello e foto di Fabio Portella


Parte 2-Fabio Portella, collega di Linda Pasolli ci racconta le incredibili scoperte archeologiche sui fondali di Ognina: cavi telegrafici del 1912 e 7 aerei della seconda guerra mondiale.


Ciao Fabio, raccontaci un po’ la tua storia e come hai iniziato ad immergerti e scoprire le meraviglie del mare


Io ho avuto la grande fortuna di nascere in una città di mare in una famiglia più che appassionata di mare, quindi il mio contatto è nato con me, sin dall’infanzia. Mio padre accanitissimo apneista e mio fratello maggiore, Salvo, un grandissimo apneista, anche lui del mare ha fatto la sua vita perché è un ufficiale di marina. Quindi, troppo facile.

Il tutto è nato nel circolo subacqueo storico del Talassocrate dove c’era il faro di Enzo Maiorca, quindi sono cresciuto nel suo mito. Ho sempre coltivato questa passione facendo nuoto, apnea e diventando istruttore a 18 anni. L’hobby è iniziato a diventare qualcosa di più e nel periodo universitario mi permetteva di viaggiare e comprare attrezzatura di qualità. Quando è nata l’area marina ho avuto un grande stimolo per fondare il diving perché il lavoro fatto dall’area marina protetta ha portato un incremento di pesce e di conseguenza anche di interesse del mondo subacqueo su Siracusa, così la mia passione è diventata una professione.

Ora vivo tutti i giorni sul mare per il mare.



Cosa fate durante le vostre immersioni? 


Capo Murro diving center ha intrapreso un’attività di valorizzazione del territorio nel massimo rispetto dell’ambiente, per cui dal primo giorno tutti i nostri motori sono i meno inquinanti e vogliamo anche essere inclusivi per cui abbiamo fatto i percorsi per diversamente abili. Abbiamo cercato di creare un tipo di subacquea il più accessibile possibile. Abbiamo un’altra anima, quella che più mi appassiona, legata alla subacquea tecnica ed esplorativa per cui noi tutti i giorni, anche oggi, facciamo attività di esplorazione dei fondali fino a ben oltre 100 metri. 

Abbiamo avuto la fortuna di fare tanti ritrovamenti interessanti da un punto di vista biologico, archeologico e storico. Da un punto di vista biologico abbiamo trovato la presenza, ad esempio, di vari tipi di gorgonie mentre a Siracusa, probabilmente per le alte temperature che raggiunge in estate, non si trovano, mentre qui ad Ognina ne abbiamo trovate di vari tipi. Abbiamo anche trovato foreste molto significative di corallo nero e corallo rosso a profondità considerevoli dai 75 ai 100 metri. 

Da un punto di vista storico abbiamo trovato 7 aerei della seconda guerra mondiale, di 4 siamo riusciti ad identificare il seriale e tutta la storia. Questo ci ha permesso di entrare nell’immensa tragedia che fu la seconda guerra mondiale, in alcuni di questi abbiamo ritrovato gli armamenti, le armi dei soldati, i paracaduti. Sono stati ritrovamenti molto significativi e di varie nazionalità: statunitensi, inglesi, tedeschi, italiani. 

Da un punto di vista archeologico abbiamo trovato delle navi onerarie che da un punto di vista mercantile trasportavano varie merci; un paio di anni fa abbiamo trovato una nave che trasportava materiale da fuoco: pentole, tegami, parliamo di centinaia di pezzi. Collaboriamo in modo stretto con la sovrintendenza che ha ritenuto molto interessante tutto il nostro lavoro. Le navi sono state ritrovate ad una profondità di circa 70 metri e sono datate tra IV e VI secolo DC. Ora abbiamo trovato un relitto con anfore corinzie, probabilmente IV-V secolo AC.


Che tipo di attrezzatura usate sott'acqua?

Stiamo parlando di immersioni sui 100 e oltre metri di profondità, abbiamo in programma un’immersione a 130 metri di profondità per trovare un altro aereo. Per poter fare ciò usiamo un rebreathing perché ci permette di allungare i tempi di fondo, in collaborazione con la sovrintendenza ci siamo immersi a 85-90 metri con tempi di fondo di un’ora, quindi tempo di immersione quasi 5 ore totali. Abbiamo naturalmente bisogno degli scooter perché con il rebreather e le bombole di emergenza iniziamo ad essere molto impacciati, quindi lo scooter diventa fondamentale. Abbiamo tutta una serie di attività volte al rilevamento di dati specifici con sistemi elettronici sia manuali, usiamo bindelle metriche, bussole, ma anche Metal detector. 


Quali sono i cambiamenti più importanti che hai notato nei fondali marini e nelle popolazioni del mare? 


Ho iniziato ad immergermi a metà anni ’80 come apneista, come sommozzatore quindi con auto respiratore, a fine anni ’80 e c’era un fondale, il fondale dagli anni ’80-’90 in poi ha iniziato ad essere un fondale depredato. Era tale sotto vari aspetti: da un punto di vista archeologico, a causa delle fortissime ed intense depredazioni a partire dagli anni ’60, ma in particolare negli anni ’70 e ’80 ma anche per quanto riguarda il pesce, chiaramente c’era il massimo sfruttamento. C’è stato anche un periodo terribile a causa delle bombe: lanciavano le bombe in mare qui, c’era anche la pesca con i veleni e fino a metà anni ’80 era legale la pesca con autorespiratore. L’onda lunga è continuata per molti altri decenni, come è continuato l’essere avvezzi a prendere le anfore da sott’acqua e portarsele in salotto. 

Possiamo dire che ho conosciuto il mare della depredazione, il mare considerato come un supermercato sia per quanto riguarda il pesce, sia da un punto di vista di beni archeologici e storici. Ho conosciuto anche il mare della ripresa, dal 2004-2005 con la nascita dell’area marina protetta del Plemmirio. Nei primi anni ho visto proprio un’esplosione di vita dove mi sembrava di vivere i racconti che faceva mio padre degli anni ’40-’50: “Il mare è pieno di pesce, ogni buco una cernia, ogni spacca una tana di corvine”, è stato incredibile riuscire ad istituire l’area marina protetta. Tutto ciò che vi girava attorno era davvero virtuoso e i cittadini e le cittadine ne erano molto contente. Purtroppo poi ci sono state le infiltrazioni delinquenziali all’interno dell’area marina come le attività di bracconaggio che hanno massacrato quei pesci. 

Quindi negli ultimi anni vedo e vivo fasi alterne, però senz’altro posso dire che il mare è in ripresa. In certi periodi l’area marina riesce a difendersi bene e allora anche il comportamento del pesce è diverso perché è più tranquillo e più numeroso, quando invece si intromettono molti malintenzionati sicuramente la situazione cambia perché i pesci si sentono e sono in pericolo. Comunque il mare degli ultimi anni è sicuramente migliorato perché anche culturalmente è cambiata la percezione che se ne ha. Ciò significa che il mare non è più considerato un supermercato e anche le attività di bracconaggio sono l’eccezione, quindi ne parlo forse anche troppo e ingiustamente. 

Oggettivamente, prima al mare si attingeva indistintamente mentre oggi viene rispettato, c’è una grande attenzione in questo senso, dove la situazione è più calma sicuramente queste eccezioni emergono. Forse per questo saltano all’occhio. Da non trascurare è anche il miglioramento della qualità delle acque data l’impossibilità di svuotare le cisterne delle petroliere in mare, perché dobbiamo ricordarci che c’è il polo industriale qui vicino che ha recato molti e grossi danni, infatti negli anni ’80 di frequente capitavano le ondate di petrolio che galleggiava e sporcava tutta la costa. Oggi, da 20 anni di distanza questo non succede più, prima era usuale. 

Se penso a quando ero piccolo, queste cose succedevano di frequente mentre oggi non succedono più. Ricordo anche le strisce di schiuma in mare che oggi per fortuna sono solo un lontano ricordo. Anche localmente, tutte le ville dei siracusani nelle zone balneari sono state intercettate dalla fognatura, prima i virtuosi avevano i pozzi neri semi a perdere, tutti gli altri avevano le ville a perdere, quindi a fine estate il mare ne risentiva, Invece, ormai da metà anni ’90 tutto è stato intercettato dalla rete fognaria e questo ha portato un certo tipo di miglioramento. Magari un grido di dolore sulle attività di bracconaggio può esserci, ma per quanto riguarda il miglioramento del mare, la cultura del mare legata all’inquinamento, negli ultimi 30 anni, è tutto un miglioramento. 


Mi racconti di più su questo cambiamento culturale? 


Certo, è un cambiamento forte ed evidente: prima al rientro da un’immersione la classica domanda era: “Cosa hai preso?”, adesso è diventata “Cosa hai visto?”, perché un tempo era normale prendere del pesce, la cicala, l’aragosta o un’anfora, perché Siracusa è piena di archeologia e di storia. Il mare era considerato un vero e proprio supermercato al quale ci si sentiva di poter attingere con massima libertà e pieno diritto. Poi, dagli anni ’90 qualcosa ha iniziato a cambiare e la domanda si è trasformata. Ora quello che noi amanti del territorio ci chiediamo è: “Cosa abbiamo protetto?” Perché noi amanti del mare abbiamo il dovere di informare e proteggere, questo è quello che faccio anche io: far conoscere e valorizzare il territorio, perché più conosci e più rispetti e proteggi. 


La pesca intensiva legata alle cause devastanti e alla crisi climatica, pensi possa cessare in vista di una conservazione integra del mare e di chi lo abita? 


Sarebbe bellissimo tornare alla presenza del pesce, ai fondali e alla vita marina che c’era prima degli anni ’50 ma purtroppo temo sia utopistico. Sarebbe meraviglioso e chiaramente la pesca si è ridotta moltissimo, ormai pochi giovani affrontano questa carriera. Per me sarebbe un sogno rivedere il mare completamente ricco, diciamo che sono sicuramente necessarie delle zone santuario in cui il pesce possa essere completamente libero nel suo habitat naturale. 

Purtroppo, oltre ad una tradizione millenaria di pescatori abbiamo la questione sociale e la questione economica, c’è tanta gente disperata con necessità economiche e con uno scarso livello culturale per le quali la cosa più semplice diventa prendere qualche cernia in area marina, pensando che ci sia poco o nulla di male in questo. Poi dipende dalle zone, la cessazione della pesca la vedo più facile in posti come la Sardegna dove parliamo di 1 milione e mezzo di abitanti, una tradizione marinara nata negli ultimi decenni e quindi una situazione già più favorevole. In Liguria c’è uno spessore economico e culturale mediamente più alto. In Sicilia invece, siamo 5 milioni e mezzo, quindi una cessazione della pesca può avvenire veramente solo dopo un percorso di risollevamento economico e culturale. Non intendo di tutti i siciliani, ma ci sono degli ambienti in cui davvero viene più facile pensare ad un’attività di bracconaggio che andare a lavorare. E se sei un pescatore è molto facile dire “io intanto prendo tutto, poi vediamo” e non capisce che è sbagliato, magari potrebbe pensare di “prendere solo qualcosa”, il rischio è che poi sia l’altro a prendere tutto, così lo fanno entrambi: tutti prendono tutto e il mare si spopola.


Fabio poi ci ha mostrato dei suoi lavori interessantissimi di archeologia e storia. In particolare due ricerche storico-archeologiche: il ritrovamento di 7 aerei della seconda guerra mondiale e il ritrovamento di cavi telegrafici risalenti alla guerra italo-turca. 

Iniziamo da quest’ultima scoperta: i cavi sono stati ritrovati durante un’esplorazione che si è spinta fino a 100 metri di profondità e fino a 3,5 miglia dalla costa in cui sono stati scoperti ben 5 cavi che sono stati seguiti e mappati per oltre 12,5 km per giungere alla conclusione che 2 di questi sono risalenti al 1912. 

Il lavoro di ricostruzione storica è lungo e complesso, serve molto tempo per trovare le fonti, ci spiega Fabio con attenzione e passione negli occhi e nella voce. La guerra Italo-turca fu combattuta tra il regno d’Italia contro l’impero ottomano dal settembre 1911 all’ottobre 1912. La guerra a livello storico fu molto importante perché per la prima volta vennero utilizzati in ambito bellico: 

-Automobili (Fiat tipo 2) 

-Motociclette SIAMT 

-Aviazione 

-Bombardamenti aerei 

E le stazioni radio, nello specifico comandate da Luigi Sacco con la supervisione generale di Guglielmo Marconi.



Il governo italiano contattò la società Pirelli al fine di far recidere i cavi telegrafici sottomarini nemici verso la Turchia e di collegare l’Italia con la Tripolitania e la Cirenaica (odierna Libia). I 2 cavi ritrovati, in questione collegavano: Siracusa-Tripoli e Siracusa-Bengasi. Fabio ha ritrovato anche le lettere ufficiali tra la Direzione Generale e Pirelli per la contrattazione del prezzo, la spesa finale per la realizzazione dell’impianto dei due cavi fu di 3.300.000 lire, attuali 13 milioni di Euro. 

(Gazzetta Ufficiale: Atti Parlamentari - Camera dei deputati. Legislatura XXIII - Sessione 1909-12 - Disegni di Legge e Relazioni.)



Ma com’è strutturato un cavo? Ha un’anima che è un filo di rame ricoperto di guttaperca (una gomma naturale isolante), uno strato di tuta tannata e un’armatura costituita da fili metallici intrecciati che ricoprivano il cavo per proteggerlo. Sono spessi tra i 50 e 20 mm di diametro in base alla profondità e alla distanza dalla costa, poi ricoperta da una tela catramata. I 2 cavi ritornati erano diretti a Tripoli e a Bengasi, misurano rispettivamente 522 e 770 km. La Pirelli utilizzò 2 navi posacavi: la Città di Milano e la Cambria noleggiata per il tratto centrale del cavo Siracusa-Bengasi.




La prima nave “Città di Milano* dai cantieri J.L.Thompson & Sono di Sunderland è stata varata nel 1886, consegnata nel 1887, di una lunghezza pari a 70 metri, stazza lorda 1.220 tonnellate, velocità massima a 11 nodi, in 31 anni ha posato più di 6000 km di cavi sottomarini, è naufragata il 16-6-1919 a Filicudi. 

I tagli dei cavi nella guerra Italo-turca eseguiti da questa nave nel 1912 sono stati molteplici: Capo Helles-Imbros (Dardanelli), Lemnos-Salonicco, Lemnos-Tenedos, Tenedos-Chio, Chio-Sira, Chio-Chesmé, Rodi-Candia




La seconda nave è la Cambria, varata nel 1905, dalla lunghezza di 86 metri, dalla stazza lorda di 1.959 tonnellate, con una velocità massima di 12 nodi, è naufragata nel 1945 a Montevideo, dove fu accidentalmente speronata in porto.

Alcune foto dell'atterraggio Bengasi 9-V-912



I 2 cavi telegrafici che sono stati ritrovati partono dalla baia sabbiosa dell’Arenella, protetta da Capo Ognina e da Capo Murro di Porco, distante dalle attività delle tonnare. Erano presenti, sono stati poi rimossi a metà degli anni ’90, 2 pali che servivano a segnalare la presenza dei cavi ed impedire le attività di pesca e di ancoraggio.



Condividi 

Così possiamo inviarvi la nostra newsletter.
Per dimostrare che non sei un robot.
Clicca sul link per leggere il nostro avviso legale.
* Campi obbligatori
Post precedente Post successivo