Report da Ortigia-Parte 3: Ritrovati ed identificati quattro aerei della seconda guerra mondiale sui fondali siculi

12 di Gennaio, 2022 - Archeologia - Commento -

Testo di Marta Bello e foto di Fabio Portella

Parte 3-Fabio Portella ci racconta il secondo grande ritrovamento sui fondali di Ognina dopo i cavi telegrafici: 7 aerei risalenti alla seconda guerra mondiale, di cui 4 sono stai già identificati.


Inizia raccontandoci l’importanza e la procedura da seguire nell’archeologia subacquea:

-prospezione

-riconoscimento

-rilevamento

-documentazione

-identificazione

-inquadramento storico

E ci ricorda che scoprire un relitto e non identificarlo è come non averlo scoperto.

Fabio Portella ha ritrovato i relitti di ben 7 aerei di cui ha ricostruito la storia e ciò che ha scoperto ha un fascino misterioso, il fascino del mare che accoglie tutto ciò che si perde dalla terra e dal cielo. Oggi ci racconta 4 di queste storie.

Per poterle ricostruire, anche se ormai molti archivi sono online, ha viaggiato a Londra, a Roma e in altri luoghi d’Europa.

In primo luogo è necessario identificare l’aereo, identificare il motore e iniziare a conoscere il mezzo, prendendo confidenza con le matricole dei motori dopo averli puliti.

Si passa così alla valutazione dei pezzi dell’aereo per essere certi dell’identificazione e di tutti i dettagli connessi a cui seguono dei report che vengono consegnati alla sovrintendenza.

Gli aerei ritrovati ad Ognina (provincia di Siracusa) sono: Junker JU 88 (Tedesco), Vickers Wellington (Inglese), Douglas C-47, CANT-506 B.


L’aereo Junker JU 88 ha richiesto lunghe ricerche per poter giungere ad un’identificazione.

Ha volato per la prima volta nel 1936, entrato in servizio 3 anni dopo. Lungo 15 metri, pesante 9.860 kg, velocità massima 510 km/h e ha affondato una serie innumerevole di navi.

Le ricerche fin ora svolte hanno permesso di identificare il modello ma non il volo preciso, è una ricerca ancora in corso.








Il secondo aereo, il Wellington, è un aereo dietro il quale si celano molte curiosità: il nome è stato dato in omaggio al Duca di Wellington, vincitore su Napoleone a Waterloo. Nel 1943 ne fu costruito uno in sole 23 ore e 50 minuti, questo fu l’aereo utilizzato per il primo bombardamento aereo su Berlino: morì l’unico elefante dello zoo.




Come vediamo dalle foto, è stato molto complicato identificare di quale volo si trattasse e sono stati necessari ben due anni di ricerche storiche, per svariati motivi: 

-Il velivolo è stato ritrovato in pessime condizioni 

-Numerosi Wellington furono abbattuti in mare in Sicilia 

-Gli aerei che non rientravano venivano dichiarati in modo generico “Dispersi nel mediterraneo”.






L’aereo ha effettuato le seguenti operazioni: operazione HUSKY cioè lo sbarco in Sicilia e l’operazione LADBROKE composta da obiettivi militari per bombardare Siracusa. Narriamo qualche vicenda storica: nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943, i Wellington avevano il compito di bombardare diversi obiettivi fra Siracusa e Catania, partirono dalla Tunisia alle 00:00 per preparare il terreno allo sbarco, il quale iniziò alle 2:55. 

Le testimonianze che sono state recuperare dei piloti degli alianti sostengono che numerosi alianti caddero sotto Capo Murro di Porco a causa di errate manovre di sgancio, forte vento contrario, confusione legata alla risposta della contraerea e l’inesperienza dei giovani piloti americani. L’altra operazione invece è la LADBROKE con 137 alianti, di cui soli due non rientrarono alla base appartenenti al 37° e al 424° squadrone, quest’ultimo, come testimoniano le fonti, precipitò vicino Medénine, in Tunisia per esaurimento carburante. Quindi, anche questa pista è esclusa.






La storia, essendo una scienza, deve rispettare una certo tipo di metodo, fatto ovviamente, innanzitutto da degli assunti di partenza, quello di base è “è un aereo della seconda guerra mondiale”, poi è necessario formulare un’ipotesi. Dopodiché c’è un’accurata ricerca delle fonti, che nelle scienze è la “sperimentazione”, in storia è l’indagine storica, fondata su tentativi ed errori, per cui è stato possibile identificare quale fosse l’aereo giusto, comprovato da documenti autentici. 

L’aereo è del 37° squadrone, perché è l’unico che, secondo le testimonianze, è compatibile con le fonti, e non fece ritorno dalla missione su Siracusa. L’aereo era stato definito come senza tomba e la ricerca era stata archiviata. Due piloti del 37° squadrone testimoniano di aver visto cadere un aereo nei pressi di Capo Murro, dai report di F/Sgt.Ralph e il report del Sgt. Challis, e ne è stato identificato anche l’equipaggio.








Il terzo aereo, il Douglas C-47 ha volato per la prima volta il 23 dicembre 1941, lungo 20 metri e impiegato come cargo, trasporto truppe e paracadutisti, traino di alianti ed era in grado di trasportare fino a 3 tonnellate di carico, o 18 paracadutisti. Ne vennero costruiti oltre 13.000 esemplari, una curiosità: il motore di cui era dotato era il Patt&Whitney R-1830-90-C Twin Wasp, radiali a 14 cilindri, cioè il motore più prodotto nella storia dell’aviazione: se ne contano 173.612 esemplari. A bordo sono stati identificati: la strumentazione, i motori, l’astronome, i fucili Sten Mk 2 e un paracadute aperto. 

L’aereo dalle foto storiche era in un certo modo, il relitto che oggi ne racconta la storia è vissuto da molti pesci colorati che vi nuotano attorno. Fu decisivo in Europa e durante l’operazione Husky lanciò 4.381 paracadutisti e tutto l’equipaggio si salvò dopo l’ammaraggio, i paracadutisti vennero lanciati in mare, ma 6 di loro riportarono ferite. Equipaggio e paracadutisti sarebbero stati recuperati dall’HMS Aldhenam, lo stesso incrociatore inglese che li aveva precedentemente abbattuti.






Il quarto è il CANT Z.506, il cui costruttore fu il Cantiere Navale Triestino (CANT), lungo 19,30 metri, dotato di 3 motori AlfaRomeo 126 RC.34, velocità massima: 370 km/h e il primo volo è dell’agosto 1935. Questo velivolo poteva essere di 3 tipi:

  • “C” Civile
  • “B” Bombardamento
  • “S”Sanitario
La versione ritrovata nei fondali siracusani è la B, da bombardamento ma adibita al soccorso in mare, infatti dal 1942 questa versione verrà denominata “S” cioè sanitaria. I due galleggianti dell’idrovolante erano chiamati “scarponi”, composti da una carenatura idrodinamica in duralluminio rivestiti in chitonal. Infatti, nonostante si presenti semi-distrutto, l’identificazione è stata possibile grazie alla forma e alla lunghezza dello scarpone, le aperture dei pavoni, le rivettature, la posizione delle bitte e delle gallocce.



Qual è la storia di questo aereo? 

Per ordine del Comando dell’Aeronautica della Sicilia, partirono due CANT Z.506/B appartenenti alla 612° squadriglia con base ad Augusta per ricercare i superstiti di un aereo Savoia Marchetti 79 precipitato in mare a 205 miglia a sud di Capo Passero (Siracusa), i due idrovolanti rientrarono anticipatamente a causa delle proibitive condizioni atmosferiche. 

Le avverse condizioni meteo-marine non fermarono però il CANT Z.506/B matricola 45280, che partì alle 13:40 del 24 marzo del 1942. Le infruttuose ricerche furono protratte fino al limite massimo di autonomia e il forte vento ritardò il rientro di 90 minuti, venne quindi, consumato più carburante del previsto. 

L’aereo ammarò alle 20:30, al buio con il mare in burrasca e fu molto brusco da far affondare l’aereo. Quattro superstiti feriti furono recuperati alle 06:00 dell’indomani mattina a riva dai mitraglieri della Guardia Confinaria di Ognina. L’aviere scelto fu dichiarato disperso. All’indomani dell’incidente, il 25 marzo 1942, il CANT Z.506 n°6 appartenente alla 186° squadriglia, avvistò 3 naufraghi su un battello pneumatico a circa 110 miglia dalla costa di Capo Passero, non potè recuperare i naufraghi per le avverse condizioni marine, non è stato chiarito il loro sfortunato destino.






Fine.

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