Santa Severa, il mare che non ti aspetti

13 di Aprile, 2021 - Archeologia subacquea - Commento -

a cura di Magda Vuono

Santa Severa, il mare che non ti aspetti

A due passi da Roma, per l’esattezza al km 52 della via Aurelia, si erge il Castello di Santa Severa. Il maniero che oggi viene definito “il Castello baciato dal Mare” è arrivato a noi nella conformazione relativa al XVII-XVIII secolo dopo aver attraversato millenni di storia.

Fotografia di A. Marziali

Infatti le prime tracce di frequentazione del sito risalgono all’età del Bronzo, ovvero intorno al 2000 a.C.. Se negli ultimi anni il Castello ha conosciuto una nuova fase di vitalità, grazie alla riapertura al pubblico del borgo, impreziosita dal nuovo allestimento del Museo del Castello, ancora troppo poco apprezzata e nota è la bellezza e la storia che riguarda il mare e la costa limitrofi. In primo luogo occorre dire che il tratto di costa subito a sud del Castello ora noto come “sabbie nere”, per via della caratteristica colorazione scura della spiaggia, corrisponde all’area archeologica di Pyrgi. Si tratta dell’insediamento etrusco realizzato da Cerveteri (all’epoca Caere) intorno alla fine del VI secolo a.C., caratterizzato dalla presenza di una vasta area sacra costituita da due santuari riccamente decorati. Infatti del Tempio A, realizzato intorno al 460 a.C. si conserva l’altorilievo posto a decorazione del frontone con la narrazione del mito “Sette contro Tebe”, ricostruito nel Museo di Villa Giulia a Roma.

Autore della planimetria F. Enei, pubblicata nel 1993

Sebbene attualmente l’area archeologica risulti separata da una recinzione (puntualmente danneggiata dai bagnanti ogni estate) ed isolata dal borgo tramite un tratto di costa apparentemente privo di evidenze archeologiche, grazie alle indagini sistematiche e agli studi condotti ininterrottamente dal 1954 ad oggi si è capito che in epoca etrusca la conformazione del paesaggio era totalmente diversa. Una delle differenze maggiori rispetto all’epoca attuale è senza dubbio dovuta all’innalzamento del livello del mare che si attesta intorno a 1,80 m per l’epoca etrusca e a circa 1,30 per l’epoca romana. Considerato inoltre che l’area sacra di Pyrgi era circondata da un abitato esteso per circa 10 ettari, le cui tracce sono state trovate anche all’interno del borgo del Castello di Santa Severa durante le indagini archeologiche realizzate in concomitanza dei lavori di ristrutturazione. Si può agevolmente concludere che non solo la zona tra i santuari etruschi e l’attuale borgo fosse occupata da strutture relative all’insediamento, e  anche che in corrispondenza dell’area dove ora si trova la spiaggia, ma soprattutto il mare, in epoca etrusca fosse terra ferma abitata. 

La conferma di questa teoria è arrivata grazie al progetto “Pyrgi Sommersa” costituito da una serie di campagne sistematiche di ricognizione subacquea lungo la costa tra il Castello e l’area sacra. Il progetto è stato realizzato per volontà del Museo Civico di Santa Marinella e del Centro Studi Marittimi del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale. Grazie a questa accurata esplorazione dei fondali e del tratto di costa prospiciente il santuario di Pyrgi è stata realizzata la prima carta archeologica subacquea della zona. Questo studio si è distinto per la particolare tipologia delle evidenze individuate, per le tecniche costruttive identificate, per la valutazione delle modificazioni del profilo costiero e dell’innalzamento del livello del mare. 

L’individuazione e lo studio di più di 100 evidenze archeologiche tra cui strutture murarie, frammenti di colonne, materiale ceramico costituito da vasi ed anfore. Sicuramente pochi sapranno che affacciandosi dalla Spianata dei Signori (il giardino interno al Borgo che d’estate ospita (sperando sia possibile anche quest’anno) spettacoli e conferenze e guardando verso sud, in direzione dell’area sacra si osserva, un tratto di litorale laziale che gli etruschi abitavano regolarmente. Infatti tra le evidenze archeologiche più importanti individuate grazie alle ricognizioni subacquee sicuramente c’è la presenza di 7 pozzi individuati alla profondità di circa 1,50 m, costruiti mediante blocchi di pietra rozzamente squadrati posti in posizione circolare all’interno dei quali è stato individuato un riempimento di pietrame, presumibilmente pertinente al crollo della struttura stessa, reperti ossei, frammenti metallici e organici (sporadiche tracce di carbone) e numerosi frammenti ceramici di epoca etrusca.

Fotografia presa del libro “Pyrgi sommersa. Ricognizioni archeologiche nel porto dell'antica Caere",  pubblicato nel 2008

La presenza di queste strutture ci conferma il fatto che non solo gli etruschi costruissero abitazioni dove attualmente si trova il mare ma che realizzassero anche pozzi per la captazione di acqua dolce. Le strutture, nella maggior parte di casi sono state quasi interamente distrutte dall’avanzata e dall’innalzamento del mare, fatto confermato dalla presenza del pietrame che doveva costituire la parte dell’alzato dei pozzi all’interno della ghiera conservata a livello di fondazione. Inoltre è importante sottolineare che ad un certo punto gli stessi etruschi iniziarono a non usare più queste strutture. Infatti a testimonianza di questa fase di abbandono sono stati trovati i frammenti di vasi e contenitori in ceramica rotti che ne costituiscono il riempimento.

Ricostruzione tratta dal libro “Pyrgi sommersa. Ricognizioni archeologiche nel porto dell'antica Caere",  pubblicato nel 2008

Grazie alla campagna di ricognizioni subacquee è stato possibile approfondire anche la conoscenza della fase di occupazione romana della zona. Infatti intorno al terzo secolo a.C. gli antichi romani occuparono l’insediamento etrusco ed installarono un castrum, ovvero un vero e proprio accampamento militare. Come di consueto a protezione dell’accampamento i romani realizzarono un imponente muro di fortificazione costituito da blocchi squadrati messi in opera a secco (ovvero senza alcun legante come malta o cemento). Tratti di questa struttura difensiva sono ben visibili sia lungo il lato attualmente verso l’Aurelia sia lungo il lato verso nord, mentre per il lato verso sud era visibile solo una parte. Ebbene sempre nello specchio d’acqua compreso tra il Castello e l’area sacra, alla profondità di m 1,90, è stato individuato un tratto del muro perimetrale del castrum. La struttura è costituita da numerosi blocchi di varie dimensioni che sparsi sul fondale indicano il percorso del muro vicino alla massicciata moderna di protezione della costa. La presenza dei blocchi consente di ricostruire il tratto di muratura che dalla porta del lato sud andava verso il mare per una lunghezza totale di circa m 80.

Quindi, senza dubbio, oltre la visita al borgo anche l’esplorazione dal mare promette bellissime prospettive dal castello fino alla spiaggia delle “sabbie nere” passando dai fondali altrettanto ricchi di storia.

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