Sea Shepherd a Siracusa- Intervista ad un volontario in azione

02 di Gennaio, 2022 - Ambiente - Commento -

Testo di Marta Bello, foto di Sea Shepherd

Sono stata sugli scogli siracusani con Sea shepherd per comprendere cosa accade durante la quotidianità dei volontari e delle volontarie di Operazione Siracusa, che si batte per la conservazione dell’area marina protetta del Plemmirio e si oppone ad ogni forma di pesca illegale e bracconaggio. 



Come avete iniziato a collaborare con l'Area Marina Protetta del Plemmirio qui a Siracusa? 

Operazione Siracusa nasce nel 2014, qui ci occupiamo di garantire costantemente la sorveglianza dei 13 km di costa dell'AMP, lo facciamo in collaborazione con le forze dell’ordine a cui inviamo le segnalazioni affinché possano recarsi in loco ad effettuare i dovuti controlli legali delle eventuali licenze di pesca. 

Il percorso è stato lungo perchè  all’inizio abbiamo trovato un po’ di diffidenza nei nostri confronti, ma quando le autorità hanno visto che il nostro lavoro era serio e l’obiettivo era comune, abbiamo iniziato a lavorare fianco a fianco. Siamo content* dei risultati che abbiamo ottenuto. La situazione iniziale era disastrosa: i mari erano quasi desertificati, le zone di riproduzione del pesce erano vuote e sotto costante attacco da parte dei bracconieri. Parliamo di una fauna ittica composta da cernie, polpi, ricci, saraghi, murene, barracuda e tantissime altre tipiche specie del Mediterraneo. Di tutte queste specie erano rimasti pochissimi individui. 

Dopo 6 anni di operazione Siracusa abbiamo visto i veri risultati con i dati alla mano: abbiamo riscontrato l’effettiva presenza del 500-600% in più di fauna ittica rispetto a quando il parco non era sorvegliato. Tutt’ora la situazione non è delle più brillanti, perché se siamo ancora qui a battagliare vuol dire che c’è ancora tanto lavoro da fare. Ciò non toglie che il cambiamento sia tangibile: durante le prime immersioni che ho fatto nell'AMP, circa tre anni fa, ho visto branchi di barracuda, ricciole, due polpi, una marea di murene, i fireworms (il verme cane o verme di mare) blu e giallo fluorescente, ho fatto delle immersioni anche in altre regioni, lì è davvero deserto, la differenza si vede con gli occhi. 

Una considerazione generale che noi tutte e tutti teniamo a sottolineare è la necessità di salvaguardare la vita, tutti i pesci meritano di vivere senza che noi interferiamo nella loro esistenza. 

Ovviamente c’è anche il problema della sporcizia delle spiagge, abbiamo trovato davvero una brutta situazione: la quantità d’immondizia che troviamo in giro è impressionante. Ogni settimana raccogliamo enormi quantità di rifiuti, tali da riempire dai12 ai 14 sacchi da 60 litri, senza tener conto di altri rifiuti speciali che conferiamo negli appositi siti di raccolta; recuperiamo anche i FAD giunti sulla costa dalle mareggiate. I FAD sono dei sistemi di pesca ancorati al fondo che servono per aggregare il pesce. 

Nel 99% dei casi sono illegali, in quanto il sistema di galleggiamento è composto da plastica, spesso da taniche vuote di benzina o altri liquidi pericolosi.

I FAD creano delle zone d'ombra dove il pesce si aggrega, così i pescatori li catturano con reti di circuizione. Questi FAD vengono posizionati su fondali anche di 2 km e sono formati con filo di propilene ancorato al fondo con un blocco di cemento, polistirolo e taniche sopra, il problema è che quando arrivano le mareggiate il filo si spezza e tutto questo inizia ad andare alla deriva in mare. Questa settimana ne abbiamo raccolti tre, anche se in questa zona non vengono utilizzati particolarmente i fad, però c’è stata una mareggiata disastrosa e chissà quanti altri ne arriveranno perché ce ne sono a migliaia a largo, in alto mare. 

Vorrei ribadire che la pesca sostenibile non esiste. 

Il 90% dei rifiuti che recuperiamo dal mare è causata dai pescatori e spesso parliamo di sistemi di pesca abbandonati: recuperiamo un’enorme quantità di cassette di polistirolo per il trasporto del pesce oltre a bottiglie di plastica, di cui almeno il 20% hanno il cordino attaccato, cioè sono chiaramente le boe per le reti. 

Troviamo anche tanti tipi di altri rifiuti; ad esempio, ieri abbiamo trovato un boiler, una ruota di macchina e una boa per miticoltura. Oggi abbiamo trovato un frigorifero e un'altra boa per miticoltura. Altra tipologia di rifiuti molto diffusi sono le cannucce di plastica e i mozziconi di sigarette che troppo spesso diventano causa di morte per le tartarughe marine, che erroneamente ingeriscono.




Come organizzate la vostra sorveglianza? Come hanno reagito le/gli abitanti di Siracusa? 


La zona è sempre coperta, spesso e volentieri pernottiamo nei posti di pattugliamento indipendentemente dalle condizioni climatiche e ci dividiamo in squadre facendo dei turni che garantiscano una copertura h24. Collaboriamo costantemente con la Polizia Ambientale, Polizia Provinciale, Guardia Costieria, Guardia di Finanza: noi siamo le sentinelle e ci occupiamo di segnalare alle autorità le attività illegali in corso. Non so quale sia la percezione dei cittadini e delle cittadine nei nostri confronti, sicuramente le persone ambientaliste o con una certa coscienza critica per il futuro ci vedono di buon grado, o ci sono persone che ci apprezzano semplicemente perché puliamo le spiagge. 

Penso che gli unici realmente scontenti siano i pescatori di frodo. 

I clienti al ristorante o al mercato non possono conoscere la reale provenienza del pesce che consumano in quando non è possibile tracciarne l'origine di pesca, pochi metri di differenza determinano la violazione dell'area marina protetta.

Rimango dell’opinione che anche chi pesca in modo considerato legale, dovrebbe cambiare lavoro. Ci sono tante cose da fare nel mondo, ci sarà qualcos’altro a cui dedicarsi, no? Sicuramente ci sono dei negozietti nel centro di Siracusa che ci appoggiano, piccoli ristoranti vegani e un negozio che realizza piccole opere a forma di pesce in materiale riciclato recuperato dalla spiaggia. Questo è un progetto grande, all’inizio c’erano solo volontarie/i italiane/i, poi è diventato un progetto europeo e ad oggi, tutte le settimane arrivano volontari da tutta Europa. È necessario mantenere una sorveglianza costante per dissuadere i bracconieri.




Quali sono le principali attività illegali che avete trovato? 


D’inverno molti pescatori hanno effettivamente una licenza di pesca, ma la usano e sfruttano in modo improprio. Durante l’estate poche persone hanno la licenza per cui trovi più spesso pescatori illegali. Qui la gente pesca con palamito: un cavo lungo con centinaia di ami appesi e tira su qualsiasi cosa. Per fortuna nell’area limitrofa non vengono impiegate reti a strascico, al contrario di zone poco più in là in mare. In qualche punto ci sono anche delle piccole reti, ogni giorno il nostro compito è controllare che il natante sia munito della relativa licenza. Troviamo chi non ha proprio la licenza e chi, invece, pesca dove non dovrebbe. 

La questione è che di illegale becchiamo tutto ciò che è legale da un’altra parte, questo è grave. 

Una delle peculiarità di quest'area sono i ricci, infatti la pesca dei ricci è un problema gravissimo, che per fortuna pare sia in diminuzione dati i risultati dei sequestri degli ultimi anni. Il periodo di fecondazione dei ricci va da maggio a giugno, durante questo periodo non si possono pescare i ricci su tutto il territorio nazionale. 

Qua è una questione fortemente culturale: nei mercati trovi il bicchiere con 3 ricci freschi, polpa sbattuta con una goccia di limone a pochi euro. Abbiamo fatto effettuare 3 sequestri grandi: uno di 1500 ricci, che venduti al bicchiere sono 5000 euro per due ore di lavoro (ovviamente in nero), uno da 1000 e uno da 500, sempre nell'Area Protetta. L’attività dei pescatori di ricci è sempre stata molto presente, in questa parte della costa controllata da noi per fortuna ne sono rimasti pochi.




Quali sono le reazioni dei pescatori? 


Le reazioni dei pescatori ovviamente non sono felici. Ci piacerebbe che nessuno mangiasse più i pesci, perché l’unico modo per fermare questa pesca illegale è che non ci sia più una domanda di mercato da soddisfare, alla quale dover rispondere. Se crolla la domanda, crolla l’offerta e i mari sono salvi. 

Cernia bruna, riccio, ricciole, in realtà sono tutti predati. Qui il riccio è la leccornia, come ti dicevo, anche perché è facile da prendere. La cernia è un animale pazzesco: nei branchi alla nascita sono tutte femmine, raggiunti i 7 chilogrammi circa o 10-12 anni di età, se necessario alla comunità, cambiano sesso. Se le peschi troppo piccole, prima della maturità sessuale, non possono riprodursi. Per fortuna da 3-4 anni hanno inasprito le sanzioni contro i pescatori che non rispettano le misure del pescato.

Però continuano a dare le licenze di pesca, giusto? 


Sì. Io credo anche che sia un percorso, purtroppo lento. Noi non capiamo molte cose, ad esempio non capirò mai perché ci sono delle zone del parco in cui comunque si può pescare. A parte il transito, vietato in zona A, in quanto riserva integrale, in zona B è permesso anche pescare. Di fatto è difficoltoso verificare la legalità in un'Area Marina protetta che distingue varie zone con leggi diverse. 

A mio parere dovrebbe essere vietata la pesca in tutta l'Area protetta. Così anche il controllo sarebbe molto più facile: parliamo di 13 km di costa, con questi divieti, ogni persona avvistata in attività di pesca sarebbe sicuramente illegale, che sia a canna o con la barca. È un percorso, pensate che prima non c’era neanche il parco. Pensiamo che debba essere anche il cliente a fare il primo passo. Ci sono zone in cui appena arrivi ti danno dei volantini con l’immagine di una determinata specie e scritte del tipo “Se non mi domandi al ristorante, loro non mi pescano. Sono una specie protetta”, ovviamente non vuol dire dare volantini e fare spazzatura in spiaggia, magari una buona soluzione potrebbe essere quella di mettere dei cartelli. Quindi, magari non solo dire alle persone cosa devono o non devono fare, ma anche informarle e lasciare che siano loro a scegliere e decidere come agire spiegandogli il perché di determinate situazioni. 


La salvezza del mondo purtroppo sta nei nostri portafogli.



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