Sea Shepherd su Seaspiracy: la riflessione e l'intervento del Capitano Alex Cornelissen

01 di Aprile, 2021 - Mari e fiumi - Commento -

la Redazione / Sea Shepherd

Gli scheletri nascosti della "pesca sostenibile"

Seaspiracy è uscito il 24 marzo ed è nella top 10 delle serie più viste su Netflix. Vogliamo condividere le parole del Capitano Alex Cornelissen, CEO di Sea Shepherd (il quale ha partecipato al documentario) che ci fa riflettere sull'impatto della "pesca sostenibile", considerando tutti gli aspetti che questa attività va ad intaccare.

Negli ultimi cinque anni Sea Shepherd si è concentrata sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN). Le nostre campagne, principalmente in Africa occidentale, ci hanno dato una grande quantità di informazioni sull’impatto della pesca INN e della pesca industriale su larga scala sull’oceano.

È chiaro che l’umanità sta uccidendo tutta la vita nell’oceano, e per qualche motivo questo passa in gran parte inosservato.

Le forme di vita nell’oceano continuano ad essere considerate oggetti:

● Le specie di pesci vengono chiamate “stock”;

● L’estrazione di forme di vita viene descritta come “raccolta”;

● Le quantità sono misurate in peso invece che in singoli organismi;

● Tutte le specie vengono chiamate semplicemente “pesce”;

● E soprattutto, il mito che i pesci non sentono dolore;


Ovviamente, questo è un linguaggio scelto con cura in modo che i potenziali consumatori non mettano in dubbio il modo in cui estraiamo il pesce e altre creature dal nostro oceano. Ma il nostro equipaggio in mare vede questa distruzione ogni giorno quando interagisce con i pescherecci.

Vediamo la quantità di catture accessorie di specie che non sono sfruttabili commercialmente semplicemente uccise e rigettate nell’oceano.

Vediamo squali uccisi a migliaia da tonnare che sono cosiddette “amiche dei delfini”.

Vediamo delfini uccisi da molti pescatori che li considerano parassiti perché mangiano il “nostro pesce”.

Vediamo le foche condividere la stessa sorte dei delfini perché sono in competizione con la nostra pesca.

C’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel modo in cui guardiamo il mondo naturale, il modo in cui ci siamo separati dallo stesso ecosistema di cui facciamo parte. Questo vale in particolare per il modo in cui vediamo l’Oceano. Vi scarichiamo i nostri rifiuti perché pensiamo che sia abbastanza grande da non essere notato da nessuno. Prendiamo tutto quello che vogliamo perché pensiamo che l’oceano sia una fonte infinita di proteine.


Il nostro appetito e la nostra richiesta di pesce è ormai così grande che non ci fermiamo davanti a nulla per ottenere quello che vogliamo. La distruzione degli habitat e l’estinzione delle specie sembra essere accettabile in questo processo.

Ma anche la pesca globale sta cominciando a vedere la fine di questa industria, sono ben consapevoli del fatto che se continuiamo al nostro attuale ritmo di estrazione, avremo svuotato il nostro oceano in meno di tre decenni. L’industria è sotto pressione per tenere il passo con la domanda mantenendo i prezzi bassi, ma con la diminuzione delle popolazioni di pesce tutto questo è sempre più difficile.

I prezzi sono tenuti artificialmente bassi attraverso sussidi globali che favoriscono la pesca industriale su larga scala. Questa poi compete illegalmente con la pesca costiera di sussistenza e artigianale, causando ulteriori problemi in regioni già a rischio a causa della scarsità di cibo. Altri operatori non esitano ad utilizzare lavoro forzato non pagato per abbassare i loro costi, trattando i lavoratori come oggetti sacrificabili.

E naturalmente, c’è la perpetua bugia che mangiare pesce è una scelta salutare per la dieta della gente. Abbiamo inquinato l’oceano del mondo al punto da influenzare l’intera catena alimentare, con gli inquinanti che si concentrano man mano che si sale nella catena. Per anni, le donne incinte sono state avvertite di non mangiare tonno o pesce spada a causa degli alti livelli di mercurio, una situazione che sta solo peggiorando mentre inquiniamo sempre più il nostro mondo naturale.

Siamo a un punto della storia in cui dovremo fare una scelta:

Smettiamo di sostenere l’industria distruttiva e insostenibile che sta distruggendo il nostro oceano o continuiamo sulla strada attuale e troviamo il nostro oceano vuoto nel corso della nostra vita? Entrambe le scelte portano allo stesso risultato: smetteremo di mangiare pesce, ora o tra 30 anni. Solo che più aspettiamo, più la situazione diventerà irreversibile. La nostra fonte “infinita” di proteine ha raggiunto il suo limite, quindi è ora di fare le scelte necessarie per ristabilire l’equilibrio nel nostro oceano.

Stiamo vedendo i risultati delle nostre campagne per fermare la pesca INN in Africa occidentale, con popolazioni di pesci che tornano ad aumentare e ecosistemi che si riprendono in solo qualche anno. Ma queste aree non sono abbastanza grandi per ripopolare intere regioni. Far rispettare i regolamenti ed espandere le aree sotto protezione contro la pesca INN e la pesca industriale su larga scala sono la base delle attuali campagne di Sea Shepherd. Insieme ai nostri partner governativi stiamo facendo chiudere decine di operatori illegali ogni anno, e nel processo stiamo salvando milioni di vite.


Fermare la guerra contro l’oceano è una questione di sopravvivenza. È una lotta che non possiamo permetterci di perdere. Una lotta che si intensificherà nei prossimi anni quando le popolazioni di pesci continueranno a diminuire. Ma anche una lotta che, con il vostro sostegno, intendiamo vincere.

Per approfondimenti e contatti: Dipartimento Media di Sea Shepherd Italia media@seashepherd.it

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