Silvia Farnea si racconta

21 di Febbraio, 2022 - Subacquea - Commento -

Claudio Sisto / Foto repertorio di Silvia Farnea 

Qualche giorno fa, ho raggiunto Silvia al telefono per chiederle se voleva raccontarci la sua storia, da quando era bambina fino ad oggi.

Silvia e un Operatore Tecnico Subacqueo, ovvero un subacqueo professionista.

Vi riporto integralmente ciò che mi ha raccontato, e vi assicuro che le sue avventure riescono ad emozionare, almeno a me lo ha fatto.



Sono nata nel Gennaio del 1991 nella città che più al mondo vive in funzione del mare e soprattutto delle maree, penso abbiate capito...

Vengo dalla bella e affascinate Venezia. 

Non so se questo vivere così in simbiosi con l'acqua, col mare e coi pesci abbia influenzato in modo così importante quella che poi è stata la mia vita. 

Il mio rapporto così stretto con l'acqua non rappresenta niente di costruito o forzato ma piuttosto è qualcosa di innato e di molto naturale, non ho mai vissuto il mare con spavento ma con tutto il rispetto che la natura pretende, amo il profumo della salsedine, il percepire la sensazione di profondità, perdermi nei suoi orizzonti magari avvistando delfini, pesci luna o altro, il sentirne, ammirarne tutta la sua potenza nelle giornate di tempesta, i suoi colori meravigliosi nelle giornate d'estate… 

Ora potete capire perché mi chiamano “sirena” o qualche amico mi consideri davvero una sirena (ovviamente si gioca). 

Ma torniamo a come da pesciolina, sognatrice di avventure subacquee sono diventata la subacquea o il sommozzatore che sono, uso il termine al maschile perché mi suona meglio; dicevamo, a trasmettermi la passione è stato mio padre, subacqueo per diletto ed ex sommergibilista della Marina Militare, avevo 4 o 5 anni e guardavo meravigliata insieme a lui i documentari del leggendario Cousteau,  e durante le estati  quando mi portava in barca, andando a fare delle  immersioni con gli amici nel Golfo di Venezia tra le famose tegnùe e i bellissimi relitti che si trovano nascosti dalle scure acque dell'Adriatico, io pur essendo bambina venivo coinvolta nelle operazioni di vestizione dei subacquei (tranquilli solo cose leggere, no bombole). 

Durante le immersioni  mi tuffavo dalla barca, la libertà che provavo nel fare il bagno in mare aperto era impagabile, ma il mio momento arrivava quando riemergevano i sub, che  lasciando le attrezzature in acqua, io puntualmente mi attaccavo agli erogatori per approfittare dell'aria residua e farmi i primi giretti a pelo d'acqua che a breve divennero le mie prime piccole immersioni a pochi metri di profondità con bombolino e schienalino.

Ancora adesso dopo 25 anni rimane la mia configurazione del cuore. 

Adoravo muovermi sott'acqua senza una meta ma seguendo la mia voglia di esplorare e la curiosità dell'andare a vedere ciò che mi circondava e cogliendo ogni secondo, riconoscevo e sapevo identificare il nome di qualsiasi pesce mi passasse davanti al vetro della maschera, mi piaceva troppo osservare il loro comportamento, gli scintillii e i colori delle loro livree coi riflessi del sole e facevo l'impossibile per non spaventarli e cercare di avvicinarmi a loro senza farli scappare, già ai tempi probabilmente se mi avessero messo sulle spalle un rebreather mi avrebbero reso la bimba più felice del mondo, invece ho dovuto pazientare a diventare grande per provare il brivido, ad ogni cosa il suo tempo, ed è stato proprio così.

Più crescevo e più desideravo spendere la mia vita al mare e lavorare in mare, inoltre a Venezia non è troppo difficile incontrare gli Operatori Tecnici Subacquei, operativi per i canali della città per manutenzioni ordinarie e straordinarie; quando li vedevo mi fermavo a guardare cosa facessero e desideravo immensamente essere una di loro, nonostante il lavoro visibilmente malsano e pesante. 

Così corso dopo corso per bambini subacquei in cui si imparava ad andare sott'acqua giocando (secondo me non c'è sistema migliore per introdurre le nuove leve a questa meravigliosa e formativa disciplina) ho conseguito presso uno dei più longevi club subacquei d'Italia, il Sub San Marco, la mia prima stella CMAS e finalmente ho iniziato a condividere le immersioni vere con mio padre e gli amici. 

Ho avuto la fortuna infinita di farmi le ossa in Adriatico tra visibilità pessima, correnti varie e fondali senza riferimenti particolarmente marcati quindi una palestra eccezionale, senza contare che è un mare senza ridossi e quando le condizioni cambiano l'onda ti tortura finché non rientri. 

Per fortuna non soffro il mal di mare e non l'ho mai sofferto, mi piaceva andare in acqua ed ogni occasione era buona per farmi un'immersione, così più crescevo, più maturavo io facendo esperienze subacquee tra le tegnùe e gli amati relitti.

Ero impazzita per le immersioni sui relitti. 

Il mio preferito in Adriatico era ed è tutt'oggi il mercantile Evdokia II. 

Adoravo visitare il relitti anche internamente vedere, cosa mi svelava il fascio della torcia e nutrire a granchietti i gronghi residenti tra gli anfratti della coperta, avendo la fortuna di consumare poca aria e quindi potendomi  permette di fare bei tempi di immersione anche se a me non bastavano mai, così come alla lunga i bassi fondali dell'Adriatico iniziavano a diventarmi stretti. 

Crescevo e insieme a me cresceva la voglia di esperienze nuove, quindi al mare si aggiunsero le immersioni nei laghi del nord Italia, c'era la voglia di progredire con le certificazioni e di fare immersioni da subacquei più esperti. 

Così iniziarono i primi viaggi subacquei in Italia, in Mar Rosso, alle Maldive per bagnare le pinne durante gli inverni tra un brevetto e un altro, non ero ancora maggiorenne però avevo già il corso nitrox e così finalmente al compimento dei 18 anni, mentre gli altri ragazzi hanno  sogni diversi, io conseguivo il brevetto di Divemaster Padi, il mio primo step nel percorso da subacquea di professione e come regalo chiedevo ovviamente la prima muta stagna, realizzata su misura in trilaminato da un'azienda italiana, un carro armato di muta perché mi avrebbe seguita e aiutato a realizzare tanti sogni, tanti progetti subacquei. 

Ero al penultimo anno di liceo ed avevo un brevetto di Divemaster in tasca, la tanto desiderata maggiore età e un'estate libera da impegni scolastici.

Durante l'anno avevo dato il massimo per essere promossa senza essere rimandata a settembre così che avrei avuto un'estate piena a disposizione, sapevano del mio progetto anche i miei professori e lo appoggiavano con ammirazione, c'erano tutti i presupposti per iniziare il mio esordio come divemaster in qualche diving, per quanto mi riguardava una vera e propria scommessa di vita, non avevo mai vissuto da sola fuori e lontana da casa e non avevo mai lavorato in vita mia.



E così a Giugno 2009 mi ritrovo nella splendida Marina di Campo in quella che diventerà la mia amata Isola d'Elba, dove conobbi una persona fondamentale nel mio percorso subacqueo professionale: il mio mentore, il mio maestro di diving, il compianto Maurizio Becchio a cui ancora adesso devo tantissimo, purtroppo nel 2018 un male incurabile lo ha strappato alla vita in pochi mesi impedendomi di salutarlo e vivere un ultimo tuffo assieme come amici fraterni.

Maurizio vedeva in me la passione infinita e l'amore per il mare tanto da dirmi che ero nata per fare quel lavoro e avevo il sale nel sangue, così mi prese sotto la sua ala. 

Da me pretendeva… e pretendeva, ma un suo ''brava ciccia'' esprimeva ogni suo orgoglio nei miei confronti, riusciva a insegnarmi e incanalare nella giusta via la mia incontenibile ''esuberanza subacquea''. 

Fu un momento molto duro, ai tempi il diving faceva bei numeri, complici una meravigliosa barca e un'organizzazione impeccabile, ma tutto quello che imparai mi servì anche in futuro e soprattutto capii di aver trovato il mio posto e la mia vita, la banchina del porto per me era una casa, conoscevo i pescatori e rimanevo tante ore a farmi raccontare tante storie di quel mare incredibilmente bello. 

A Marina di Campo avevo trovato la mia dimensione di vita e tornata a casa a Venezia mi mancava tutto, l'andare in acqua tutti i giorni, il mare, la banchina e mi mancava anche Mauri, ci sentivamo spesso al telefono e il ''mi manchi'' era reciproco, ero rimasta stregata da quel posto dove avevo imparato a conoscere ogni roccia di quei meravigliosi fondali, colorati da giardini di gorgonie, pareti di corallo rosso che sprofondavano nel blu infinito, i miei occhi si perdevano in quel ben di dio e dovevo brutalmente impegnarmi ad auto controllarmi per non farmi prendere dalla voglia di andare a vedere cosa c'era in tutto quel blu. 

Adoravo infilarmi dentro i nuvoloni di barracuda e avere le loro pinne a ''lisciarmi'' le mani, i loro occhi fissi nei miei, appostarmi tra gli anfratti e vedere dentici voracissimi a caccia di castagnole, eleganti cernie di taglia importante e tutto il resto. 

In cuor mio sapevo che prima o poi sarei tornata nella mia Marina di Campo e infatti nel 2012 Maurizio mi chiamò per entrare nel suo Staff, aveva rilevato le quote del diving assieme ad altri due soci, quella fu la mia ultima stagione all'Elba. 

Passò un altro inverno tra i banchi e chi mi aveva visto operativa ventilava l'dea di farmi diventare ben presto istruttrice a 19 anni ma per mia scelta personale decisi di diventarlo a 20 anni per accumulare più esperienze possibili da trasmettere ai futuri subacquei. 

Ho sempre detestato la premura con cui il subacqueo medio pretende di diventare istruttore senza un' adeguata esperienza da trasmettere ai propri adepti. 

Ci furono altri periodi lavorativi invernali, estivi perfino nel mio mare in Adriatico alternati a periodi a casa dove potevo dedicarmi alle tanto desiderate immersioni di piacere con gli amici e ancora in Toscana. 

L'ultimo anno in Toscana lo spesi nel Canale di Piombino, un tratto di mare poco conosciuto rispetto al più blasonato Argentario e alla vicina Elba, un tratto di mare che mi ha regalato il mio ricordo subacqueo più emozionante vissuto con la compagnia giusta di sommozzatori locali impazziti, grandi conoscitori del loro mare e due subacquei tecnici che non necessitano di presentazione ovvero Aldo Ferrucci e Marcello Bussotti. 

Anche per loro quel tuffo fu indimenticabile perché dal niente.. dal blu infinito come per magia apparvero delle sagome abbastanza inquietanti a prima vista e man mano che queste sagome si avvicinavano la nostra adrenalina saliva a mille perché stavano per sfrecciarci attorno dei tonni rossi grossi quanto delle utilitarie, incredibilmente veloci e precisi; per leggerezza nei movimenti potrei tranquillamente paragonarli ancora oggi alle rondini, sfrecciavano così vicini a noi tanto da percepirli ed essere mossi dallo spostamento d'acqua che creavano evitandoci con una precisione chirurgica all'ultimo secondo quando ormai pensavi di essere ''investito'' da pescione di 200 kg. 

Quella fu la prima volta in vita mia che uscii dall'acqua con un'emozione addosso così grande da togliermi il fiato, ancora oggi pensando a quel ricordo percepisco un brivido.

Quell'anno fu il mio anno magico degli incontri subacquei, potevo andare sott'acqua a sentimento dove mi pareva e piaceva e spesso mi capitava la fortuna di fare l'incontro della giornata. 

Per una settimana, portando corsisti e subacquei su una frana sommersa puntualmente ogni giorno cercando qualcosa da mostrare ai ragazzi, trovavo sassi fatti a cuore, un messaggio romantico dagli abissi. 

Le immersioni nel canale erano poco conosciute ma molto selvagge, poco battute e molto suggestive, sui fondali c'erano ancora i segni della guerra e capitava di trovare gli ormeggi delle mine e poi come già detto quel mare ogni tanto sapeva fare delle sorpresone da togliere il fiato. 

Era davvero un posto magico, fu una stagione molto particolare dal punto di vista meteorologico le condizioni del mare erano molto variabili ed imprevedibili per cui ci fecero brontolare non poco, ma ne valeva assolutamente la pena. 

Quell'anno mi fu scattata una delle foto più belle che mi abbiano fatto al lavoro, una foto spontanea mentre avevo lo sguardo perso per il mare e i capelli spettinati dal vento e dalla salsedine. 

Il perfetto ritratto della mia vita, quella foto divenne l'immagine icona di un brand di attrezzature subacquee e così da subacquea ebbi anche il piacere di sentirmi la modella delle mute.



Quella nel canale di Piombino fu la mia ultima stagione in '' continente'' perché nell'inverno tra il 2014 e il 2015 la vita mi portò alla scoperta di un'isola che avevo sempre avuto il desiderio di scoprire: fu così che a gennaio 2015 mi trasferii a Villasimius in Sardegna, adoravo il paesino, le sue spiagge e iniziai a visitare i fondali dell'AMP (area marina protetta, ndr) di capo Carbonara, non mi pareva vero avere un'acqua così limpida, per me era davvero una benedizione, inoltre nel corso degli anni avevo maturato la voglia matta e l'idea di iniziare a praticare immersioni tecniche. 

In zona i relitti oltre le quote ricreative erano davvero tanti e soprattutto uno più spettacolare dell'altro, da appassionata non potevo assolutamente farne a meno e così iniziò il mio percorso nella subacquea tecnica, una disciplina che già dalle prime immersioni di addestramento adoravo sempre di più, mi piaceva troppo l'idea di programmarla per gas, tempi di fondo, la precisione che richiedeva e la cura nelle configurazioni, niente doveva e poteva essere lasciato al caso e ben presto capii che quello era il mio genere di subacquea del cuore, lo avevo voluto e sognato sin da piccola e finalmente quel sogno lo stavo realizzando, finalmente potevo dare sfogo alla mia voglia di profondità, alla voglia di esplorare e di andare a vedere. 

Ben presto però capii a mie spese che sott'acqua non ero immortale e che avrei fatto meglio a dare un briciolo di ascolto al mio corpo e non solo alla voglia matta di scappare nel blu.

 Fino ad allora non avrei mai pensato che quello che amavo mi avrebbe portata a fare i conti con una fastidiosa mdd del tutto immeritata, ricordo ancora benissimo le ore infinite in camera iperbarica in cui la mia paura più grande era quella di sentirmi dire che non sarei più potuta ritornare sott'acqua e il pensiero di non aver fatto niente di male mi torturava ancora di più. 

Non riuscivo a dare un motivo valido a quello che mi era successo, fu così che decisi di rivolgermi al mitico Dott. Pasquale Longobardi e al suo centro iperbarico di Ravenna dove coccolata dal suo staff riuscimmo a mettere la parola fine a quel brutto momento. 

Così a 20 giorni dall'incidente tornai in acqua e ripresi la mia attività rifacendo la stessa identica immersione che mi aveva castigata, ero felicissima di tornare a perdermi nel blu, l'amore che provavo per il mare e le immersioni tecniche cancellavano ogni brutto ricordo, anche se nella mia testa si era palesato il pensiero di mettere la testa fuori dall'acqua, la riemersione costituiva da sempre un momento triste a cui si era aggiunto il pensiero di stare ancora male ben presto cancellato dall'avverarsi del mio sogno più grande. 

Nel 2016, sei mesi da quella brutta '' caduta'' si presentò l'occasione di frequentare il corso per Operatori Tecnici Subacquei presso l'ente CESCOT di Savona, finalmente la bambina che guardava i sommozzatori lavorare e sognava di essere una di loro lo stava per diventare. 

Passai le selezioni senza fatica, anzi quel giorno addosso mi sentivo la forza di un leone e così mi trasferii nella bella Liguria, nel frattempo in Sardegna avevo iniziato il mio percorso nel mondo delle immersioni con Rebreather e ogni occasione era buona per fare ore a prendere confidenza con la macchina, finalmente mi sentivo un pesce tra i pesci e scoprii il piacere immenso del silenzio del mare che fino a quel momento era sempre stato disturbato dal rumore del mio respiro, il percorso col rebreather è stato un ricominciare da zero un bello stimolo e un ulteriore step verso immersioni tecniche più lunghe, finalmente non mettevo più limite alla mia voglia di andare a vedere e stare ore su ore in acqua. 

Posso affermare con sicurezza che il corso OTS ha fatto il miracolo di farmi tornare felice a scuola e soprattutto ha fatto il miracolo di cancellare quel mio brutto pensiero sulla riemersione, è stato un momento impegnativo del mio percorso subacqueo ma davvero felice, adoravo quello che stavo facendo e cercavo di essere sempre a mille per qualsiasi cosa mi venisse richiesta. 

Avevo dei bravi docenti e dei compagni di corso che diventarono come dei fratelli, di quella ''cucciolata'' ero l'unica ragazza ma potevo vantare di essere quella con più esperienza subacquea, i miei compagni erano molto bravi in saldatura e come operai, così unimmo le forze: io trasferivo la mia esperienza subacquea e loro mi insegnavano a saldare, montare ponteggi o altro. 

Finalmente ben presto arrivò il giorno tanto desiderato e tanto atteso, il battesimo del casco, la nostra prova di immersione con casco Kirby Morgan 37 e attrezzatura come da linee guida internazionali. 

Io ero super emozionata e avevo paura di non riuscire a sopportare i 15 kg di casco che mi gravavano sul collo, invece una volta chiusa la clampa sentivo solo il peso della felicità e dell'emozione, mi faceva stranissimo sentirmi parlare alla radio sott'acqua e ricordo la sensazione di sentirmi come un astronauta sul fondo del porto della marina di Varazze, mi godevo ogni singola sensazione, era bellissimo, avevo trovato il lavoro della mia vita. 

Anche gli esercizi in acqua erano faticosi ma con il caratteraccio del sommozzatore non erano impossibili, in certi momenti sembrava di vivere il film The Man Of Honor ed era tutto terribilmente bello. 

I mesi di corso volarono in un battito di ciglia e ben presto mi ritrovai a fare le ore di stage previste dal corso in un'azienda storica di lavori subacquei a Venezia dove il mio primo cantiere fu la messa in sicurezza delle Brentane invernali del Ponte degli Alpini a Bassano del Grappa. Durante il periodo di stage fui molto fortunata perché ebbi l'occasione di vedere più cantieri, più interventi e anche di partecipare sia in acqua che fuori, capii che la fatica di quel mestiere era pienamente ripagata dalla soddisfazione di vedere il lavoro progredire, ogni giorno imparavo tanto, vedevo tanto dagli altri ragazzi del team e avevo la netta sensazione di aver trovato la mia via. 

Era un lavoro complesso dove bisognava essere tecnici come carpentieri, come muratori, ispettori, tecnici per ogni intervento e saper trovare soluzioni ad ogni situazione. 

Per ogni cantiere c'erano sempre nuove sfide, ogni cantiere, ogni lavoro era sempre una gran bella soddisfazione. Terminato il corso tornai in Sardegna questa volta nel nord, in Costa Smeralda dove ripresi a lavorare come istruttore subacqueo alternando la subacquea da Diving a qualche lavoro subacqueo, in cuor mio sapevo essere solo una fase transitoria. 

Per quanto fosse più faticoso il piacere di lavorare sott'acqua aveva preso il sopravvento sulla subacquea turistica, nonostante facessi regolarmente immersioni nella splendida secca del Papa a Tavolara nel mio cuore mi sentivo una commercial diver e fu così che alla lunga decisi di tenermi le immersioni tecniche, altro mio grande amore, per il tempo libero in giro per secche e relitti del nord Sardegna e i lavori subacquei come professione. 

Nello stesso periodo il cuore mi aveva portato nel nord ovest della Sardegna vicino alla mia amata Alghero, la mia città in Sardegna, la città dove desideravo vivere e dove non era difficile scambiare due parole al porto coi "corallari".

 Anche le immersioni nelle grotte di Capo Caccia mi facevano impazzire, avevo trovato la mia dimensione, continuavo a lavoricchiare col lavoro subacqueo ma ben presto presi la decisione di ritornare a Venezia dove la stagionalità non era così influente come in Sardegna e dove le possibilità lavorative e gli sbocchi erano più concreti. 

Se mi chiedessero cosa cancellerei dalla mia vita di mare direi …assolutamente niente, è stata un continuo di sogni avverati, un continuo porsi nuove sfide, nuovi obbiettivi il tutto condito dalla curiosità di provare nuove sensazioni, la voglia di scoprire, la voglia di mettersi in gioco che ancora adesso ho addosso ma che per scaramanzia non voglio lasciarvi. 

Alla lunga ho imparato che possiamo programmare le immersioni tecniche ma la vita no, è stata una scuola di vita infinitamente meravigliosa da rivivere secondo per secondo, sono stata terribilmente fortunata a 360 gradi e auguro a tutti di avere quell'amore folle e infinito per il mare e come il mare.



Che dire... un racconto estremamente romantico e pieno di gioiosa trasmissione dell'anima di questa ragazza. 

Uno spaccato di vita molto bello che ci trasporta nei suoi fantastici viaggi ed esperienze, per mano, guidandoci come protagonisti delle sue conquiste.

Insomma Silvia, da giornalista subacqueo hai stimolato la mia curiosità e sono convinto che hai ancora molto da raccontarci, quindi ti dico ... "A presto"

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