Speciale Halloween - 2: Tirate in secco le barche, arrivano gli spiriti dal mare

31 di Ottobre, 2021 - Racconti di mare - Commento -

testo e fotografie di Valentina Cornacchione

"Passa la barca di Caronte..."

Nel folklore delle cultura marinara si sente ancora la credenza del battello dei morti che compare sulla costa, e questa apparizione coincide con la notte dei morti del primo di novembre.

In diverse regioni italiane affacciate sul mare come la Liguria, Marche, Abruzzo ed Emilia Romagna, i componenti delle varie marinerie non uscivano in navigazione o a pesca dai porti, durante le feste novembrine dei morti, perché temevano di incappare in terribili tempeste o di incontrare un vascello fantasma carico di spiriti.

I racconti che circolano tra le marinerie italiane riguardo ai giorni tra la fine di ottobre e i primi di novembre hanno dello spettrale e anche del macabro a volte.

Il culto dei morti era molto profondo tra i marinai, che nei primi due giorni di novembre affollavano la chiesa insieme alle donne e ai bambini. Essi temevano l’ira e la ritorsione dei defunti.

Si dice che tanti anni fa, la sera di Ognissanti gli equipaggi dei pescherecci tiravano in secco sulla spiaggia le proprie barche e si chiudevano in casa. Lo specchio di mare e la spiaggia di fronte al paese rimanevano deserte e abbandonate. Chiusi dentro le loro abitazioni, in veglia, presso il focolare, i pescatori più anziani narravano ai più giovani di una barca che allo scoccare della imminente mezzanotte andasse senza meta a solcare le onde infuriate del mare in tempesta.


Una barca carica di scheletri, priva di illuminazione, lenta nel procedere, al battere cadenzato dei remi, mentre da essa, con ritmo ancora più lugubre, un coro di voci miste si levava sommessamente: “Passa la barca di Caronte..”.

- Real Fact: esiste davvero un traghetto vicino al porto di Cattolica (Emilia Romagna), chiamato Caronte, che fa attraversare ai turisti il canale che separa le Marche dall'Emilia Romagna - 


Era convinzione generale che chiunque la notte dei morti fosse andato in mare per la pesca, avrebbe pescato solamente teschi ed ossa di naufraghi.

La gente di mare aveva un sacro timore riguardo alle manifestazioni degli spiriti di coloro che erano morti in mare, vittime di naufragi o battaglie. Questa credenza nel corso dei secoli fece sviluppare nell’immaginario dei marinai un profondo timore e anche molti abitanti delle località vicine alla spiaggia temevano l’arrivo di fantasmi dal mare.

Questa paura in parte alimentata dalle superstizioni, aveva però un fondo di verità: durante le diverse battaglie navali avvenute nel corso della storia, spesso capitava che i corpi dei caduti giungessero sulla riva della spiaggia, creando panico e paura negli abitanti della costa. La stessa cosa poteva capitare in caso di naufragi e affondamenti in alto mare di interi equipaggi a causa del maltempo.


Si raccontava di navi che in balia della tempesta, con vele lacere e con gli alberi spezzati, venissero aggredite da un moltiplicarsi continuo di fantasmi, che circondavano i marinai, li afferravano con le ossa gelide delle mani, trascinandoli sul ponte della barca, fra le onde altissime, in mezzo alle saette e alle tremende raffiche di vento, mentre questi esseri spaventosi ballavano la loro danza macabra.


L’etnologo, lessicografo e giornalista, Gianni Quondamatteo nel suo libro “E’ viaz” raccoglie questo tipo di testimonianze orali di vari testimoni, tra cui quello della Signora Rina di Cattolica. Nel racconto la signora Rina racconta la vicenda accaduta al nonno Zeffrino, esperto marinaio in pensione, che affida la propria barca al capitano Lisèn.

Una sera, dopo aver visto partire la barca e l’equipaggio capitanato da Lisèn, Zeffrino torna a casa. Poco tempo dopo in mare scoppia una burrasca tremenda, con un gran vento, tuoni e lampi. Nel pieno della notte quando ormai Zeffrino dormiva profondamente, sente battere alla porta, credendo inizialmente che fosse il vento, poi sentendo che questo bussare continuo persiste, si alza e va ad aprire la porta. Appena aperta quest’ultima una voce lo raggiunge dicendogli: “Sono Lisèn, ci siamo perduti! Mi troverai sotto i sassi del Monte!”.

Incredulo Zaffrino torna a dormire e la mattina dopo all’alba, svegliato dal pensiero di quella strana voce, si dirige sotto monte a Gabicce e fa la macabra scoperta del corpo senza vita di Lisèn.


L'equipaggio del Capitano Lisèn avrà trovato pace? Tendete l'orecchio nelle notti di burrasca e forse lo scoprirete.


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