Storia delle immersioni

05 di Gennaio, 2021 - Storia della marineria e della subacquea - Commento -

Il misticismo delle profondità

Claudio Sisto

Quando l'uomo del ventesimo secolo indossa la muta, le pinne, abbassa la maschera sul viso e scende sott'acqua, per lui comincia la scoperta di un nuovo universo, o più semplicemente uno dei capitoli della sua avventura sottomarina.

Che abbia in mano un fucile, una piccozza, una macchina fotografica o un retino, poco importa: una cosa è certa, l'ultimo pensiero che in quell'istante gli attraversa la mente è quello di coloro che cinquanta, cento o mille anni addietro tentarono di varcare, come lui, le porte del mare.

Perché l'ambiente sottomarino è cosi suggestivo, da rinnovare ogni volta il suo incantesimo, capace di far dimenticare tutto. Ma se una cosa ci interessa profondamente sono le parole di William Beebe, il primo uomo della storia disceso a mille metri sott'acqua:

"Se è vero che la curiosità è fonte di sapere, allora la storia dell'evoluzione di questa cosa presto o tardi finirà con l'attirare la nostra attenzione."

In Half Mile Down, l'autore della celebre batisfera rivolgeva innanzitutto il suo sguardo alla natura per osservare le rane, i pinguini, le testuggini, esseri capaci di scendere e restare immersi per un certo tempo; o certi aracnidi, che si portano addirittura sott'acqua una bolla d'aria, o certe larve a coda di topo dotate di un vero e proprio snorkel.

La nostra è un'avventura tipicamente contemporanea! Eppure dal buio del profondo del tempo, sono arrivati a noi i segni passati di quella che passerà alla storia come una delle più straordinarie imprese dell'uomo: la conquista dell'idrospazio.

Illustrazione rappresentante uno schiavo delle navi di Magellano. Gli schiavi venivano fatti immergere per localizzare le infiltrazioni d'acqua nella nave. 

Le testimonianze che ci tramandano le più antiche leggende sono avvolte da uno oscuro mistero: fin dai primi passi nel mare, caos di potenze occulte, i nostri antenati percepivano di vìolare un universo compatto e ostile, dotato di mortali poteri.

Ma di certo qualcosa doveva spingere l'uomo sotto il mare, non tanto per il coraggio, né per il desiderio di conoscere, quanto una vera e propria forza cosmica, quella che il Condroyer paragona addirittura all'istinto che guida le anguille al mar dei sargassi.

Una sorta di misticismo dunque spinse l'uomo sotto alle fluide frontiere di quel mondo tenebroso. Ma quando si accorse delle ricchezze che l'oceano celava, ebbe il presentimento che leggi inesorabili ostacolavano le incursioni sotto la superficie. La sua immaginazione si mise alla ricerca di mezzi che gli facilitassero l'impresa.

Illustrazione "Da re militari" di Vegezio. Con una zucca vuota usata come "bombola" era possibile restare sott'acqua un'ora. 

Nella storia delle invenzioni nessuna marcia fu più ostile, più lenta, più fertile di geniali trovate e di tragici errori, di progetti pazzeschi, di idee puerili, di sogni infranti o di visoni anticipatrici. Cosa quasi incredibile, queste invenzioni furono molte volte frutto di inventori che non videro mai il mare.

L'oceano ha sempre emanato un'atmosfera di sortilegio, capace di occupare la menti di inventori, poeti, provenienti dalle classi sociali e dalle professioni più disparate; menti somme, come un Leonardo o umili artigiani come Alvary Temple, colti e preparati come un professor Picard o semplici snob come Porfirio Rubirosa, Play-Boy, cercatori di tesori sommersi.

Al di sopra di tutti, e in tutti profondamente radicato , l'idea allucinante di scendere sotto il mare. Chiodo, fissazione, come l'allettante invito di un fresco Aliseo profumato di salsedine.


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