Storia delle immersioni - I leggendari precursori

15 di Gennaio, 2021 - Subacquea - Commento -

Glauco

Claudio Sisto

Se Poseidone, Nettuno, era la divinità che riuniva in sé gli aspetti magici e contraddittori del mare, alle origini mitologiche dell' immersione troviamo Glauco; secondo alcuni egli naviga con gli argonauti verso il Toson d'oro. Secondo altri era un povero pastore di Anthèdone, in Beozia, piccolo centro costiero famoso perché i suoi abitanti erano dediti “al lavoro subacqueo”. Bene sembra che Glauco un giorno fosse testimone di un fatto soprannaturale : alcuni pesci, da lui posati sull'erba della riva, ripresero vita e saltando, riguadagnarono il mare. Sorpreso Glauco assaggiò di codesta erba, e si trovò spinto da una foga irresistibile verso i flutti, nei quali si immerse risolutamente. Come ci narra Ovidio, gli Dei del Mare, ammirati dalla sua fede e del suo coraggio, accolsero nell'Olimpo l'uomo che desiderava vivere nel loro mondo. Così mentre Icaro fu punito con la morte, Glauco divenne immortale. Già nella misura nella quale i miti interpretano il senso delle grandi azioni umane, si intravede il carattere mistico delle prime imprese subacquee dell'uomo. Al di qua della leggenda, le prime allusioni dirette all'immersione umana si trovano nell'Iliade, al canto XVI a proposito di un certo Cebrione, agilissimo sommozzatore. Ma si può affermare che è estremamente difficile fissare con esattezza quanti furono i primi tentativi di immersione.

Illustrazione di antichi pescatori di spugne (foto De Sanctis)

L'abate Borelli (1679) progetta uno strano apparecchio subacqueo

Forse le conchiglie possono aiutare lo storico in questa ricerca, perché rappresentano le prime testimonianze di una utilizzazione delle risorse marine nella preistoria. In Babilonia, a Bisunya, vennero ritrovati oggetti incrostati di madreperla, opere di artisti vissuti 4500 anni or sono. Mille anni più tardi, a Tebe, allo stesso scopo venivano usate conchiglie di ostriche perlifere. Senza dubbio, in questi tempi remoti, i primi “sub” della storia s'immergevano davanti alla costa del golfo Persico e del Mar Rosso, per raccogliere conchiglie, perle o spugne oppure ostriche, apprezzate come alimento ancora prima che la madreperla venisse usata per gli intarsi. Ma anche la pesca era un' attività dei primi uomini acquatici o ancor meglio subacquatici, e con i primi anni anche i tridenti erano apparsi fin dall'era Tardenosiana, in Francia e in Danimarca, si parla del quarto o quinto millennio a.C. Come per dire una bazzecola. Non mancarono nell'antichità, se non nella preistoria. Le prime imprese battagliere dell'uomo, che nella foga di menar le mani non esitava a trasportare la guerra sott'acqua: Tucidite racconta che durante l'assedio a Siracusa da parte degli Ateniesi dei “sub” erano andati nientemeno che a segare palizzate sommerse. Come riuscissero nella bisogna sena l'aiuto di riserve d'aria ci appare un mistero. Più concreto, attento ed esaudiente doveva essere Aristotele, mente enciclopedica, che nei suoi “problemi” parla già non solo di inconvenienti più comuni che capitavano anche allora ai sub ( problemi alle orecchie, sangue dal naso), ma anche certi “tubi per respirare” usati nell'attraversamento di fiumi profondi. Ma c'è di più: per consentire al sommozzatore di respirare sott'acqua Aristotele accenna addirittura a una “ marmitta rovesciata, piena d'aria, che vi resta rinchiusa e nella quale l'uomo mantiene la testa” : una vera e propria campana pneumatica.


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