Storia delle immersioni - I pionieri delle miscele

27 di Febbraio, 2021 - Storia della marineria e della subacquea - Commento -

Claudio Sisto

 Lo studio, la conquista, i sacrifici della scienza dei gas.

I primi pionieri che aprirono la strada alle miscele come Arne Zetterstrom e Hannes Keller, fecero delle immersioni audaci con quelli che allora erano i gas teorici per l'immersione subacquea. L'ingegnere svedese Zetterstrom, era cosi affascinato dalla subacquea che cercò di aumentare la profondità alla quale era possibile operare per i subacquei, alterando il contenuto di ossigeno di una miscela di gas e sostituendo l'azoto, che produce narcosi, con un gas inerte maggiormente “adatto”. Le alternative scarseggiavano, quali elio e neon, a tal punto da essere praticamente introvabili in Svezia durante gli anni quaranta. Zatterstrom si concentrò allora sull'idrogeno come elemento sostitutivo, che avendo proprietà favorevoli per quanto riguarda la densità, viscosità e potenziale narcotico, ma aveva il grosso svantaggio di formare una miscela esplosiva in combinazione con l'ossigeno se la percentuale di quest'ultimo superava il 4%.

Fin dall'inizio si trovò di fronte a diversi problemi operativi:

una percentuale del 4% di ossigeno non avrebbe sostenuto la vita umana sott'acqua fino ai 30 metri di profondità.  Era necessario perciò utilizzare una miscela “da viaggio” per permettere al subacqueo di raggiungere in sicurezza, dalla superficie, i 30 metri e ritorno.

Poi la svolta. La normale aria poteva venir usata come miscela da viaggio per raggiungere i trenta metri e soddisfare il fabbisogno di ossigeno. Tuttavia, nel caso in cui la miscela di ossigeno e idrogeno fosse venuta in contatto con una miscela d'aria normale, avrebbe superato la soglia del 4% e, almeno teoricamente, il subacqueo sarebbe esploso. Quindi, una terza miscela di transizione sarebbe servita a proteggere il subacqueo.

Zatterstrom decise di usare una delle prime miscele nitrox come miscela di transizione: 4% di ossigeno e 96 % di azoto.

Questo avrebbe assicurato un ponte di passaggio sicuro per la “miscela di fondo” ossigeno/idrogeno. Il subacqueo sarebbe passato alla bombola di Nitrox a 30 metri, avrebbe respirato per un tempo sufficiente ad espellere l'eccessiva percentuale di ossigeno per passare poi alla miscela di fondo. Questo ciclo andava ripetuto in risalita.

Zatterstrom nelle sue immersioni sperimentali a 40 metri non incontrò nessuna difficoltà ma fu spiacevolmente sorpreso nello scoprire le proprietà termiche altamente conduttive dell'idrogeno e ben presto si raffreddò.

Inoltre la scarsa densità dell'idrogeno, come nel caso dell'elio, produceva un tono di voce “alla Paperino”, rendendo le comunicazioni orali con la superficie praticamente impossibili.

Dopo i 40 metri Zatterstrom tento la barriera dei 100 metri, che veniva considerata il limite pratico di immersione per un subacqueo, quindi egli mise deliberatamente alla prova la miscela ai 120 metri.

Calato su una piattaforma di legno da un argano posto a poppa della sua nave-appoggio Belos, usò i regolatori della miscela impeccabilmente e raggiunse la profondità prevista alla quale riscontrò “lieve resistenza nel respirare ed effetto narcotico quasi nullo”. La sua immersione fu considerata un grande successo con importanti implicazioni per le applicazioni lavorative e per operazioni subacquee di recupero.

Il 7 agosto del 1945 compì la monumentale immersione a 166 metri, ben oltre a qualsiasi immersione fosse mai stata effettuata a quell'epoca con qualsiasi metodo. Purtroppo un'interruzione delle comunicazioni con il gruppo d'appoggio in superficie portò al disastro.

Un errore fatale che per incomprensione tra lui e la nave-appoggio, lo portò in superficie a meno dieci metri in modo repentino senza via di scampo, che gli provocò un'ipossia e embolia acuta. Zatterstrom comunque aveva dimostrato in modo drammatico la praticità delle miscele ed aveva infranto il record di profondità per cadere vittima nell'inettitudine del suo equipaggio d'appoggio in superficie.

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