Studi sugli squali balena a Gibuti, intervista alla Dott.ssa Noemi Andrani del CSS (Centro Studi Squali)

10 di Novembre, 2022 - Biologia marina - Commento -


Articolo di Marta Bello

Buongiorno, ci racconti un po’ chi è e di cosa si occupa


Buongiorno, sono Noemi Andrani, ho 23 anni e vivo in provincia di Latina. Fin da piccola ho sempre avuto la passione per il mare e ho sempre desiderato dedicare la mia intera vita al mondo sommerso. 

Ho frequentato il liceo Scientifico e mi sono da poco laureata triennale in Scienze Naturali all’Università di Roma La Sapienza, discutendo un elaborato finale sullo squalo balena, coordinato dal Centro Studi Squali-Istituto Scientifico. 

Attualmente frequento il corso di Ecobiologia Marina, sempre a La Sapienza, per conseguire la laurea magistrale.


Ho letto che si è laureata con una tesi coordinata dal CSS partecipando a degli studi sul campo durante una spedizione scientifica in Africa, a Gibuti. Ci racconta un po’ la sua esperienza? Quali erano gli obiettivi della ricerca?


L’esperienza, come dico sempre e a chiunque me lo chiede, è stata talmente emozionante che descriverla a parole non le renderebbe giustizia. 

Sono emozioni e sensazioni così particolari e forti che si riescono a comprendere al cento per cento solo vivendole, per non parlare del fatto che per me è stato un sogno che si è realizzato, in quanto ho visto per la prima volta uno squalo e, soprattutto, la specie che amo di più, ovvero lo squalo balena! 

Il Centro Studi Squali-Istituto Scientifico, inoltre, è stato assolutamente impeccabile da ogni punto di vista, a partire dal briefing prima della partenza, alla permanenza a Gibuti, fino alla gestione dei tirocinanti e tesisti al termine della spedizione.


La ricerca sul campo ha avuto diversi obiettivi: in primis identificare, attraverso la fotoidentificazione e con l’utilizzo del software digitale I3S Classic, i nuovi esemplari di squali balena avvistati, registrandoli nel database del Centro Studi Squali; dopo aver identificato gli esemplari, abbiamo valutato e verificato la presenza di eventuali riavvistamenti degli stessi sia nel corso della spedizione del 2022 che nelle precedenti spedizioni, organizzate sempre dal Centro Studi Squali a Gibuti nel 2017 e nel 2020 e in Madagascar nel 2017, 2018 e 2019. Inoltre, attraverso l’utilizzo della laser-fotogrammetria, abbiamo misurato la lunghezza degli animali e, infine, attraverso le osservazioni e le riprese in acqua, abbiamo registrato i comportamenti alimentari esibiti dagli squali balena.



Foto gentilmente concessa dal Centro Studi Squali

Con quali strumenti ha condotto il suo lavoro? Quale metodologia d’indagine ha seguito? 

Per quanto riguarda la fotoidentificazione, abbiamo ripreso a distanza ravvicinata gli esemplari in acqua tramite action-cam, focalizzandoci su un’area ben precisa dell’animale che va dall’ultima fessura branchiale fino alla fine della pinna pettorale, ovvero un’area dello squalo balena morfologicamente poco mutabile nel corso del tempo. Questo è un aspetto importante, in quanto valida la fotoidentificazione come metodo ausiliare nel riconoscimento e nell’identificazione degli esemplari e nel monitoraggio della specie sia a corto che lungo termine. 


Allo stesso modo, per la laser-fotogrammetria, abbiamo utilizzato un’action-cam posizionata al centro di due laser a luce verde posti a trenta centimetri l’uno dall’altro. In questo caso, però, le riprese, sempre ravvicinate, dovevano immortalare un’area dello squalo compresa tra l’apice del rostro e l’inizio della prima pinna dorsale e l’animale doveva essere il più possibile parallelo all’inquadratura. 

In questo modo è stato possibile ottenere dai frame, inizialmente, la lunghezza parziale dell’animale, la quale è stata poi convertita, grazie ad un’equazione, in lunghezza finale e totale. Infine, i comportamenti alimentari sono stati osservati e analizzati tramite la visione di tutti i video ottenuti per ogni esemplare, calcolando il tempo di permanenza in secondi e in percentuale dello squalo per ogni modalità di alimentazione esibita. 

Immagino sia stata un’esperienza emozionante.  Quali scoperte ha fatto?

Abbiamo osservato che tutti gli squali balena identificati a Gibuti nel Golfo di Tadjoura sono maschi giovani e abbiamo registrato diversi riavvistamenti di questi animali nel corso della spedizione di gennaio 2022. qTuttavia, non abbiamo osservato nessuno squalo già avvistato nelle precedenti spedizioni a Gibuti e in Madagascar e, questo, ci ha dato modo di aggiungere al database del Centro Studi Squali 27 nuovi esemplari mai identificati fino ad oggi, raggiungendo un numero di ben 116 squali balena identificati e registrati tra le spedizioni svolte a Gibuti e in Madagascar negli ultimi 6 anni. 

Inoltre, l’assenza di riavvistamenti tra le due aree, ci ha dato modo di ipotizzare l’assenza di scambio genico tra gli squali presenti a Gibuti e in Madagascar, ma è necessario un maggior numero di dati a conferma di questa teoria. Per quanto riguarda le dimensioni, invece, abbiamo ottenuto una taglia media degli esemplari pari a 6,14 m e il comportamento alimentare più esibito è stato l’Active Surface Ram-Feeding, ovvero un comportamento di alimentazione associato ad un’alta densità di zooplancton dove l’animale nuota attivamente in orizzontale con parte del dorso fuori dall’acqua, aprendo e chiudendo la bocca ritmicamente e pompando l’acqua attraverso le branchie. Inoltre, rispetto alle spedizioni precedenti svolte a Gibuti nel 2017 e 2020, il numero degli esemplari è aumentato: da 7 esemplari di media osservati e identificati negli anni precedenti, siamo passati a 27 nuovi esemplari fotoidentificati; anche le dimensioni medie sono aumentate, passando da una media di 3 m registrata negli anni precedenti ad una di 6,14 m. 

Infine, si è verificato un cambiamento anche nelle modalità di alimentazione maggiormente adottate dagli squali balena a Gibuti dal 2017 al 2022: siamo infatti passati dal Suction Feeding, un comportamento alimentare associato ad una media densità di zooplancton dove l’animale resta fermo in posizione verticale o diagonale ingerendo attivamente acqua e cibo aprendo e chiudendo ritmicamente la bocca, all’Active Surface Ram-Feeding che, come già ribadito, è associato ad una alimentazione attiva in orizzontale e ad una abbondante densità di zooplancton. 

Abbiamo ipotizzato che questi cambiamenti di numero e di lunghezza degli squali osservati e identificati e delle modalità alimentari esibite possano essere legati ad un incremento della biomassa zooplanctonica a Gibuti avvenuta dal 2017 al 2020, causata probabilmente dal riscaldamento delle acque.


Foto concessa dal CSS

Ci spiega cos’è la Fotoidentificazione e la Laser-fotogrammeteria? Perché sono state importanti nei suoi studi? 

La fotoidentificazione, che noi per gli squali balena abbiamo svolto tramite l’utilizzo del software digitale I3S Classic, è una metodologia che aiuta l’operatore a identificare gli esemplari la quale, basandosi semplicemente sull’acquisizione di fotogrammi dell’area di interesse dai video ottenuti in mare, non è in nessun modo invasiva. 

La fotoidentificazione è applicabile a specie con un particolare pattern distintivo che, nel caso specifico dello squalo balena, è rappresentato dai caratteristici pois bianchi e dalle strisce chiare presenti sulla parte dorsale. È bene però ricordare che, nel caso dello squalo balena, l’area da considerare per la fotoidentificazione va dall’ultima fessura branchiale alla fine della pinna pettorale, zona morfologicamente poco mutabile nel corso del tempo. 

Il software I3S Classic, dai frame acquisiti, registra così la posizione dei pois determinata manualmente dall’operatore e li considera come fossero delle “impronte digitali”; in questo modo, il programma è in grado di riconoscere gli esemplari ed eventuali match tra questi qualora essi siano già presenti e registrati nel database. C’è da sottolineare che l’utilizzo di I3S Classic non è ancora stato validato a livello globale per via di un importante grado di soggettività in quanto, molto spesso, il riconoscimento dei match deve essere verificato dall’operatore e questo aspetto può incrementare la media di errore. È bene dunque che sia sempre la stessa persona a svolgere questo ruolo e ad operare con l’I3S Classic.

La laser-fotogrammetria, allo stesso modo, è un metodo di misurazione delle lunghezze degli animali non invasivo basato, anch’esso, sull’acquisizione di fotogrammi. Dal frame ottenuto con i due laser ben visibili in una determinata porzione del corpo dello squalo è possibile, tramite una proporzione, ottenere la lunghezza parziale dell’animale; vista poi l’impossibilità di riprendere lo squalo nella sua interezza per via delle dimensioni, si applica un’ulteriore equazione per ottenere la lunghezza totale dell’esemplare, con una media di errore veramente limitata. Tuttavia, anche questo metodo necessita ancora di una validazione sul campo. -Immagino che abbia lavorato a (più o meno) stretto contatto con le popolazioni di squali balena che ha studiato. 

Come si comportano questi animali vicino ad una presenza umana? Ha riscontrato delle difficoltà, o vuole raccontarci degli episodi che l’hanno incuriosita, affascinata o sorpresa? 

Gli squali balena sono animali estremamente affascinanti e curiosi: nei briefing viene ribadito che non bisogna toccarli e che è necessario stare ad una determinata distanza, soprattutto dalla loro pinna caudale, per evitare di spaventarli e di rimanere feriti qualora decidessero di muoversi bruscamente. Vi posso dire che, il più delle volte, si avvicinano loro. 

Vi racconto un episodio in merito: stavo riprendendo uno squalo balena davanti a me ed ero concentrata, in quanto non è semplice riprendere esemplari così grandi in mare. Ad un certo punto vedo un altro esemplare passarmi letteralmente sotto. Sono rimasta immobile per paura che, muovendo le pinne e toccandolo, potessi spaventarlo, ma lo squalo ha nuotato tranquillo, nonostante mi avesse sfiorata con la pinna dorsale e quella caudale. 
C’è da dire però che, quando scendi in acqua dal gommone e lo squalo decide che non vuole averti attorno, è impossibile stargli dietro. Nonostante la stazza, rispetto ad una persona che nuota con le pinne, sono veramente molto più veloci. Il punto è uno ed è un concetto molto semplice da comprendere: loro sanno che sei lì e se vogliono interagire lo faranno di loro spontanea volontà, altrimenti si allontaneranno.


Foto gentilmente concessa da Enrico Vittorini per il Centro Studi Squali


Com’è l’ambiente in cui vivono questi squali? 


Le acque gibutiane sono calde, con una temperatura media che va dai 26°C ai 32°C. Sono acque estremamente piacevoli e ricche di biodiversità. Durante la spedizione abbiamo avuto modo anche di svolgere un paio di immersioni didattiche per esplorare le meraviglie del reef corallino e non sono mancati incontri con tartarughe, torpedini, murene, ctenofori, piccole meduse e tanto altro. A mio parere, per i subacquei, Gibuti è un luogo estremamente interessante, sia per gli appassionati che, ovviamente, per i ricercatori. -

Ha riscontrato degli effetti della crisi climatica nei luoghi in cui ha fatto ricerca? (se sì, ce li racconta? Altrimenti, cosa ne pensa?)

È estremamente complicato parlare di crisi climatica senza avere le competenze e le prove scientifiche per farlo ma, quasi sicuramente, l’aumento delle temperature ha influito, come già accennato, sull’aumento della biomassa zooplanctonica favorendo, di conseguenza, l’aumento delle dimensioni medie e del numero degli esemplari avvistati a Gibuti in questi ultimi sei anni, oltre che un cambiamento verso modalità di alimentazione più attive. Ma gli effetti, ad un occhio estremamente giovane del settore come il mio, sono di difficile interpretazione. 

Scrivendo il mio elaborato finale ho potuto appurare che gli studi in merito stanno ancora andando avanti, ma ci vuole tempo per capire i rapporti causa-effetto che la crisi climatica concretamente impone sulla biodiversità e sugli ecosistemi. Penso che la ricerca abbia bisogno di strumentazioni più efficaci, rapide e precise, per avere risultati più immediati e velocizzare eventuali iniziative di conservazione, ma mi rendo anche conto che la spesa economica sarebbe imponente e forse, purtroppo, non siamo ancora pronti. 


Grazie!

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