Subacquea e psicologia: gestione dell'ansia e della paura in immersione

15 di Giugno, 2021 - Subacquea - Commento -

testo di Valentina Cornacchione, foto di Claudio Sisto

"Voglio immergermi ma ho paura"

La prima domanda alla famosissima frase, tant'è che abbiamo voluto dedicarle il titolo dell'articolo, è: "ma di cosa?"

Al che seguono risposte vaghe, immaginando pericoli che possono sembrare enormi ma che con le giuste nozioni e precauzioni base si dissolvono. Si tratta di (giustificabile) ansia.

Ricordando una delle primissime, se non la prima immersione, da amante dell'acqua ne uscii "confusa": nell'habitat che amavo avevo provato sensazioni avverse, di pericolo e intrappolamento. Sensazioni mai provate prima, nemmeno in situazioni teoricamente più pericolose di quell'immersione a pochi centimetri sotto la superficie dell'acqua con l'istruttore a una spanna da me.

Ho passato giorni ad elaborare quelle sensazioni e ad analizzare il perché, arrivando a temere anche di non esser fatta per quest'attività. 

L'aiuto fondamentale è stato parlare apertamente con il proprio istruttore, che alla fine è un po' uno "psicologo" per necessità: si deve fare subito un'idea degli allievi per prevenire le loro eventuali reazioni in acqua e lavorare su di loro (e con loro), emotivamente e tecnicamente.



Per un subacqueo infatti le reazioni al pericolo sono elementi fondamentali al pari delle competenze tecniche, saper fronteggiare situazioni difficili è indispensabile: l'ambiente sottomarino non permette di avere comportamenti impulsivi che potrebbero mettere a repentaglio la sicurezza propria ed altrui.

Conoscere se stessi, i propri limiti ed emozioni ci aiuta ad affrontare condizioni difficili in condizioni psicologiche migliori, organizzandosi al meglio durante la pianificazione dell'immersione.

Esistono principalmente due modi per allenarsi allo stress ed esorcizzare le proprie paure: il primo modo è durante le lezioni teoriche, in cui parlando di tutto ciò che può accadere e fornendo le rispettive soluzioni si riesce ad avere un primo quadro della situazione in cui si potrebbe incorrere; il secondo, più efficiente, è quello della pratica: alcuni apprendimenti si acquisiscono solo con la pratica, accostati da subacquei più esperti. L'allenamento a gestire i vari livelli di stress è una cosa che si apprende gradualmente.

Si può dire che il metodo di reazione di un subacqueo sia la variante più importante durante un'immersione: la sensazione che si ha di pericolo e sicurezza è estremamente soggettiva, un qualcosa che fa paura a me potrebbe essere indifferente a te. Quindi, i nostri comportamenti dipendono da questa scala di sensazione del pericolo. Molti incidenti subacquei derivano proprio da una cattiva concezione di esso, sia in difetto che in eccesso.


Definizione di stress

Lo stress è la percezione di un sostanziale disequilibrio tra le richieste provenienti dall'ambiente esterno e le personali capacità di risposta, in condizioni in cui il fallimento è percepito come pericolo per la propria integrità psicofisica.

Generalmente è una sensazione fisiologicamente utile poiché adattiva; diventa patologica nel momento in cui uno stimolo negativo (stressor) agisce con intensità e per periodi lunghi. Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nella reazione di stress, manifestandosi ogni volta che uno stimolo induce un'attivazione emozionale.

Nel 1963 il medico Hans Selye introdusse la "sindrome generale di adattamento" (SGA), dividendola in tre fasi che è giusto ed utile conoscere per farle proprie per avere degli strumenti in più per conoscere i segnali del proprio corpo anche durante le immersioni:

  • FASE DI ALLARME: viene attivata dalla presenza dello stimolo negativo in cui la persona ne riconosce il potenziale pericolo;
  • FASE DI RESISTENZA: biochimicamente si attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene mettendo in atto un programma biologico e comportamentale a sostegno della risposta allo stressor (stimolo negativo);
  • FASE DI ESAURIMENTO: si verifica una critica riduzione delle capacità adattative dell'individuo e quindi dell'organismo che predispone allo sviluppo di difficoltà e malattie.


Si ha una risposta attraverso delle modificazioni psico-neuro-fisiologiche che vengono trasmesse dalla sfera "percettivo-cognitiva" al sistema nervoso autonomo e infine ai sistemi endocrino ed immunitario. Tutto questo per mettere l'individuo nella condizione di attacco o fuga.

In conclusione la sensazione di pericolo scatena in ognuno di noi delle reazioni ataviche sul piano chimico, emotivo e cognitivo che si traducono nelle due soluzioni: attacco o fuga.



Fight or flight

Psicologicamente tutta l'attenzione viene concentrata sull'elemento di pericolo per poterlo tenere sotto controllo, fisicamente tutti gli organi ed apparati si preparano ad attivarsi in vista di una lotta o di una fuga. I sintomi della paura sono molto simili a quelli dell'ansia: tensione e rigidità muscolare, aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, respiro irregolare e difficoltà di focalizzazione dell'attenzione.

Poiché l'acqua non è il nostro habitat naturale e siamo a tutti gli effetti degli ospiti, queste reazioni arcaiche si amplificano in un ambiente "alieno". Una volta consapevoli di questo, il trucco per un'immersione tranquilla è saper affrontare consapevolmente gli impulsi atavici che potrebbero emergere in situazioni di stress. 

La paura è strettamente collegata con quello che in psicologia si chiama "arousal" o per gli amici semplicemente "attivazione", cioè la funzione psicofisica mediata attraverso il sistema neurovegetativo che permette l'accesso alle risorse energetiche dell'organismo per prepararlo all'azione. In pratica la paura è in grado di ipermobilitarci o di bloccarci davanti ad un evento particolarmente stressante. 


Paura della perdita di controllo

Alcuni disturbi d'ansia sono caratterizzati dalla necessità costante di tenere tutto sotto controllo, e di conseguenza di provare un profondo stato d'angoscia qualora si percepisca di non avere in pugno la situazione secondo le nostre soggettività. Una sorta di ansia anticipatoria, immaginando scenari negativi e talvolta catastrofici su noi stessi correlando il tutto con spiacevoli sensazioni fisiche. 

Spesso si avverte ingiustificatamente la paura di stare male in una determinata circostanza, di non riuscire a gestire una situazione che si percepisce come minacciosa per la propria persona e per la propria mente. Tutto ciò porta la persona a controllare anticipatamente il proprio livello di paura che così facendo non fa altro che aumentare, generando un vortice pericoloso e senza fine. 

Ogni subacqueo, soprattutto alle prime armi, ha provato la spiacevole sensazione di non avere tutto sotto controllo provando paura e vulnerabilità. Successivamente, se non ben elaborati ed analizzati, questa sensazione ben impressa nella pancia del subacqueo potrebbe generare delle situazioni faticose da gestire emotivamente, nonostante si sia andati avanti con l'allenamento ed oggettivamente si sia migliorati. Infatti per fortuna e quasi sempre questi piccoli "traumi" vengono superati facilmente, soprattutto se il ricordo negativo viene sostituito con uno positivo. Dopo questa sostituzione si è anche più inclini e più aperti a parlare delle paure precedenti, condividendo le proprie emozioni ed aiutando gli altri e se stessi nell'elaborazione dei problemi.

Alcune tecniche di rinforzo per la gestione dell'ansia, come lo smorzamento emotivo, la rappresentazione ideo-motoria e l'autoconsapevolezza dello schema corporeo possono essere di grande aiuto sott'acqua affiancate alle capacità di auto-osservazione (la competenza di sapere cosa si prova e cosa si pensa). In questo modo si avranno più informazioni per poter gestire la situazione a fare scelte più lucide.


Per concludere, fidarsi del proprio istruttore ed instaurare un dialogo aperto e sincero con esso è fondamentale per un'attività subacquea tranquilla e divertente. Perché di questo si tratta, di divertimento e magia. Il mare merita di essere vissuto con lo spirito giusto per poter essere compreso ed amato, e per potervi regalare dei bellissimi ricordi.

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