Subacquea senza legge o subacquea fuorilegge?

12 di Aprile, 2022 - Subacquea - Commento -

Luisa Cavallo / Foto di in concessione da Luisa Cavallo  e Patrizia Macaluso



Da quindici anni circa, dopo la mia trasformazione da subacquea in comandante di subacquei, il cui merito è tutto e solo di Maurizio Chines e del “suo” COMSUBIN, rivolgo la mia attenzione al tema della sicurezza delle attività subacquee, e nello specifico, della attività subacquee “professionali”.

Un percorso che, in verità, non è nato in maniera altruistica, tutt’altro, ma è invece figlio della consapevolezza e della sua fedele compagna, la responsabilità.

Nel breve volgere di qualche mese, frequentando il corso Sommozzatori nel tempio della Marina Militare, compresi di essere di fronte ad una svolta epocale: sì, ok, andare sott’acqua e comprendere cosa fare e soprattutto come farlo, era importantissimo, ma ancor più rilevante diventava il mio ruolo di protezione nei confronti dei miei uomini e della mia donna (una era ed è ancor oggi l’unica figura femminile tra i sommozzatori della Polizia di Stato). 



Cominciai così a studiare, applicando le mie conoscenze di diritto a quelle tecniche e davanti a me si spalancò un nuovo mondo, dove le attività erano sempre le stesse ma cambiava il modo di organizzarle e sistematizzarle in un contesto completamente diverso.

Erano gli anni, quelli, in cui finalmente cominciava a trovare pratica applicazione il Testo Unico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, un corpo di leggi di straordinaria evoluzione morale che ancora oggi non riceve piena adesione, come purtroppo dimostrano le cronache giudiziarie.

Nel mio percorso ho trovato mentori, critici, consiglieri, compagni di viaggio (e di studio) ed anche tanti leoni da tastiera come oggi va di moda definire persone i cui comportamenti non risultano troppo gradevoli; comprensibilmente, non fa piacere sentirsi dire che quel che si è fatto fino a quel momento non è in linea con le condotte che il diritto si aspetta da chi svolge un’attività considerata giuridicamente pericolosa, ma tant’è.

Un percorso costellato da vittorie e da sconfitte, senza dubbio, ma con la certezza che la giustizia (quella dei giusti) è sempre preferibile alla Giustizia (quella dei Tribunali).



C’è un cult movie che mi è sempre stato molto caro e non solo per il fantastico Keanu Reeves che ferma i proiettili in corsa, ma per il messaggio sulle scelte che indubbiamente lancia: se scegliamo la pillola rossa, andiamo nella "tana del bianconiglio" e siamo ri catapultati nel Matrix, tra vecchi e nuovi personaggi, perché abbiamo scelto la pasticca della conoscenza che ci svela il nostro mondo come esso realmente è e come dovrebbe essere; la pasticca blu invece è quella dell'illusione, della tranquillità, quella del mondo dove gli struzzi hanno tutti la testa piegata sotto la sabbia.

Ebbene, oggi più di allora, noi tutti siamo di fronte a quelle due pillole dai colori diversi e come Keanu Reeves, quando deve scegliere quale pillola prendere, in molti casi non sappiamo cosa fare.

Coloro che, ancora oggi, dopo quindici anni, continuano a ripetermi che “la subacquea è senza legge”, temo abbiamo fatto la loro scelta nello spettro caldo dei colori.

Non è detto che chi decide di ingollare la pillola blu sia migliore degli altri: eh no, perché da senza legge a fuorilegge il passo è brevissimo.

 Un esempio pratico: nella maggior parte dei diving non solo italiani, ma anche soprattutto all’estero, vediamo tra le attrezzature a noleggio i classici erogatori configurati “ad octopus”.

Ebbene, lasciare che i clienti utilizzino la configurazione ad “octopus” per immersioni con profondità superiori ai 30 metri è contro la legge!



Ecco il motivo delle critiche, anche feroci talora e dei tanti leoni da tastiera…

Pillola rossa o pillola blu?

Un mio straordinario mentore, i cui principi etici sono per me talmente elevati da farmi dubitare che fosse “solo” un essere umano, il Prefetto Carlo Mosca (giusto per ricordare, quello del grande “no” al Commissario del Comune di Roma per l’emergenza rom), un giorno mi disse una frase che non ho più dimenticato, ma anzi spesso ricordato: “la sicurezza non ha prezzo, ma ha costi elevatissimi”.

E purtroppo, questa è l’unica verità incontestata ed incontestabile.

Quando mi ritrovo con i miei studenti a discettare sulla sicurezza nelle attività subacquee e, spesso, costruiamo con autocad il diving dei sogni (quello dove il bianco è il colore che riassume tutti gli altri e non c’è bisogno di fare le scelte perché è la sicurezza che sceglie per te), tutti mi dicono che lavorare bene costa un mucchio di quattrini.

E come dire che sbagliano?

D’altro canto, negare che le normative (giacché una sola normativa sarebbe stato un regalo troppo grande da fare ad un lavoro che di pericoloso ha anche il nostro vagare tra leggi, regolamenti, norme tecniche e standard) siano organiche, strutturate, facilmente identificabili ed individualizzate all’attività subacquea sarebbe da assuntori di pillole blu, persi nel delirio onirico.

No, bisogna avere l’onestà intellettuale di confessare a se stessi ed agli altri che viviamo dentro un Matrix dove i numeretti verdi sono sostituiti da un assurdo castello di carte, dove, se ne tocchi una, cadono giù tutte: faccio riferimento a quella bolgia di norme primarie, tecniche e regole che non possono che disorientare chi si approccia al sistema.

Chi ci capisce qualcosa è bravo, o sono solo spacciatori di acidi giuridici?

Sta di fatto che il Legislatore ha shakerato un cocktail micidiale che, da un lato, porta l’assuntore di pillole blu a negare l’esistenza del caos normativo ed il consumatore di pasticche rosse a vivere sotto l’incubo di una spada di Damocle pesante come i codici.

Prendere sul serio le norme vigenti che regolano l’attività subacquea professionale, quella dei diving, degli istruttori e delle guide subacquee per intenderci, alla fin fine può essere complicato, ma è indubbiamente anche un buon sistema per affrontare al meglio la nostra vita da sub.

Anche perché, almeno, evita di doversi difendere in giudizio, di litigare con le assicurazioni, ma soprattutto di provare sensi di colpa perché qualcuno si è fatto male.

Nella subacquea industriale (e commerciale) il problema è diverso: là le norme sono poche ed i costi improponibili, con la conseguenza che il confine tra senza legge e fuorilegge è marcato, nettissimo, evidente come non mai.

Viceversa, nella subacquea professionale (ed oggi non entro nel merito di tutte le altre categorie della subacquea professionale, tra i quali i biologi marini, gli archeologi subacquei, i videomakers, i fotografi, gli acquariologi, ed anche gli istruttori helo dunker e chi più ne ha più ne metta) i contorni sono spesso invisibili agli occhi, ma percettibili solo con il cuore del problema: l’attività subacquea è giuridicamente pericolosa perché per respirare sott’acqua e goderci un’immersione abbiamo bisogno di attrezzature funzionanti, di addestramento ed anche di essere in buona forma fisica, cosa non certo trascurabile dopo due anni di pandemia.

I “negazionisti”, coloro che ritengono che la subacquea non abbia leggi, sono liberi di non vedere i segnali che i codici ci mandano, ma essi sono lì e, come dico spesso, se è vero che le norme tecniche non solo obbligatorie quanto alla loro applicazione, se però qualcuno si fa male la prima cosa che l’inquirente va a verificare è se la norma tecnica sia stata o meno applicata.

Al riguardo, ancora oggi non riesco personalmente a spiegarmi come sia possibile che se da un lato la norma tecnica rappresenta lo “stato dell’arte”, ovvero come si fanno le cose fatte bene per quell’attrezzatura, quello standard didattico, per la conduzione delle immersioni guidate o solo organizzate, per leggerle io debba pagare, ma tant’è…

Vorrei dire che tutto il resto è fuffa, ma non è così.

Tutto il resto è fuorilegge: l’arma spara, ma il tempo non si dilata come in Matrix e purtroppo qualcuno può anche farsi male.

Dive safe.


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