Subacquea, simbolismo e ritualità.

20 di Novembre, 2021 - Subacquea - Commento -

Testo di Massimiliano De Cristofaro / Foto di Claudio Sisto

Oggi ci si imbatte in un’area complessa perché la psicologia e la subacquea vanno a braccetto, anzi, sono compagne d’immersione, inseparabili. 

C’è chi pone in parallelo la subacquea con un rituale d’altri tempi, tuttora in voga in determinati ambienti ristretti e iniziatici. 

Ad esempio la liturgia della preparazione dell’equipaggiamento, ed ancora il briefing per poi tornare ad un secondo riscontro dell’attrezzatura appena controllata. 

E poi la parte più intima, quale l’assenza della gravità, il discendere nell’ignoto, la graduale variazione dei colori, in ultimo la fratellanza, ovvero il sistema unico ed esclusivo dell’affidarsi totalmente al proprio compagno d’immersione e la coppia al gruppo, quale multiplo di unità in comunione della preservazione del bene più assoluto, ovvero la vita. 

Poi c’è l’introspezione, la meditazione, la ricerca dell’io e la insistente verifica di se stessi, del proprio io più profondo, quello nascosto che emerge con l’aumento della pressione esterna. 

Ascoltare il proprio cuore, il proprio respiro, analizzare ogni minima variazione muscolare o pressoria, l’aumentare dei sensi per poi godere dell’abbraccio dell’elemento della vita, quello che il grande Architetto dell’Universo, in qualsiasi forma immaginabile, ha reso palpabile, materiale, concreto, ovvero l’acqua. 

Salata, dolce, fredda, calda, torbida o cristallina è l’acqua che l’omo cerca e ricerca per potersi perdere in essa e ritrovare se stesso. 

C’è poi l’incontro con esseri viventi d’un altro mondo. 

Le creature marine, il viaggio in un mercato estero dove c’è tutto in mostra, dove tutto può essere ammirato, dove tutto emana armonia, disegno, danza e musica. 

Poi il rispetto del silenzio. La estasi, l’osservazione quasi contemplazione del paesaggio. Nuovo ai nostri occhi ma antico come il mondo, fondali, pareti, dolci colline e poi l’abisso più profondo, più nero. 

Il fascino, lo stupore o forse l’impressione di un relitto oppure la magia e la curiosità che imprime l’ingresso di una grotta sommersa. 

Tutto si compie. 

Tutto è armonia, con se stessi, con il compagno, con il gruppo, ed ancora in armonia con l’acqua, con l’ambiente, con la fauna e la flora, c’è eccitazione, esaltazione, euforia, entusiasmo ad ogni emersione, per poi rompere il silenzio e continuare l’immersione in superfice, per giorni e giorni. 

L’immersione importa un grande concetto simbolico. La routine della società rumorosa viene interrotta dal silenzio di un nuovo mondo. In molti di noi il silenzio universale fa affiorare pensieri positivi, quella strana ed irreale condizione di vuoto incondizionato in assenza di distrazioni che altrimenti percepiremmo ogni secondo sul piano razionale nella vita comune, aiutano la riapparizione di idee purtroppo nascoste nell’io della quotidianità. 

Il rito del distacco dal mondo di superfice causa immediato rilassamento, imposta un area di calma generale e di pace generale. 

In assoluto silenzio si muove la concentrazione, si radunano le idee, affiorano le possibilità, nascono nuovi progetti. 

Molte volte ho ascoltato colleghi subacquei asserire di aver raggiunto grazie al mantra del respiro, ripetuto con costanza dall’inizio alla fine dell’immersione fino a divenire esso stesso una pratica, un esercizio riflessivo, meditativo. 

Di seguito, oltre l’abbraccio amorevole di madre natura, subentra paradossalmente un ampio senso di sostegno, quasi di protezione in totale assenza di qualunque trazione o esigenza. 

Non c’è il tempo, non c’è richiesta, non c’è nulla da fare, non c’è tensione, non c’è stress, non c’è chiamata, non c’è nervosismo. 

C’è l’assenza di rumore, di spaziotempo, di azione, di gravità. 

C’è pace. 

In ogni immersione c’è un tuffo simbolico nell’utero materno, il mare rappresenta il “grande padre” e la “grande madre” insieme, nel quale si sperimenta, ancora una volta, quel senso di dolcezza attraverso la complessa combinazione con il liquido che ricorda quello amniotico. 

Oggi ogni uomo analizza la dimensione inconscia della mente ricercando l’inizio, il “perché” di tutte le cose, anche attraverso il rito delle immersioni subacquee. 

È proprio per questo motivo che la memoria primordiale inconscia, quella rettiliana se vogliamo, ci porta a seguire, o meglio, ad inseguire uno stato emotivo solitario e silenzioso che possa appagare, anche per pochi minuti, il desiderio di equilibrio fra l’essere umano e la natura. 

Il Mare è di per se un grande simbolo, esso è indispensabile nell'immaginario collettivo del racconto della vita. 

Il mare racchiude un insieme di immagini, anche latenti, che ripercorriamo nel subconscio, il mare, il paesaggio della vita e della morte, il sentiero profondo delle mille storie e delle mille avventure ognuna permeata da un profondo significato simbolico. 

Dall’altissimo cielo, al profondissimo mare. 

Mare, simbolo universale di quantità incalcolabile, malgrado ostile ma pur sempre favorevole, tuttavia ideale di un lungo cammino spirituale, a volte ambiguo, incerto, difficile, rischioso e pericoloso così come chiarissimo, adamantino, semplice, tranquillo e sicuro. 

Ricordiamolo ancora, il blu profondo, intenso rappresenta l'intelletto, la verità, la fedeltà, la costanza, il blu perfetto è il colore della grande profondità e il principio femminile. Il blu profondo è il colore della calma, dell'infinito, della pace, della serenità emotiva e dell'armonia, il blu ha spiccate proprietà calmanti. Il blu, è il blu … 

Un certo Jacques Mayol una volta disse: “L’uomo è sempre stato attratto dalle profondità marine per il desiderio inconscio di ritornare nell’elemento che ha dato origine alla vita. Immergersi nel profondo blu è come tornare nel grembo materno”, e credetemi, lo disse un apneista che all'età di 56 anni scese a - 105 metri … correva l’anno 1983. 

Mentre un illustre anonimo disse: “Non ci immergiamo per fuggire dalla vita, noi ci immergiamo per non farci sfuggire la vita…” 

Dall’uomo delfino (Mayol) al subacqueo sconosciuto tutti concordano la passione, la venerazione, l’attrazione del mare. 

Come non citare, quindi, Jacques –Yves Cousteau? “Libero dalle leggi della gravitazione, io volavo in uno spazio a tre dimensioni. 

Con dei gesti spensierati, salivo, scendevo, mi aggrappavo al vuoto e spostavo la posizione di alcuni centimetri grazie ai miei nuovi polmoni. 

La mia velocità poteva raggiungere quella di un uomo che cammina. 

Mentre nuotavo verso l’alto, potevo andare oltre le mie bolle d’aria. Una gioia infantile mi spingeva a scherzare sotto l’acqua. Io sentivo confusamente di sfidare la natura. 

Mi sembrava impensabile che ci fosse una punizione per un peccato così meraviglioso…”

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