Tatuaggi dispari… L’ultima volta c’eravamo lasciati con una domanda.

07 di Settembre, 2021 - Racconti di mare - Commento -

Immagine di repertori/redazione

Massimiliano De Cristofaro

Orbene, secondo l’opinione diffusa, secondo la voce del popolo, i tatuaggi non possono essere indossati in numero pari.

Ma perché? Diverse sono le opinioni, le leggende, le storie che si perdono nei secoli e negli abissi, ma una è la vera storia. 

In realtà, questa “regola non scritta” discende dallo scongiuro, dalla scaramanzia dei marinai, i quali, fin dal ‘700 (…e forse ancora prima), usavano marchiarsi con il loro primo tatuaggio alla partenza, poi il secondo alla destinazione del viaggio e il terzo al loro ritorno a casa. 

Una vera e propria innovazione quella dell’inchiostro sul corpo in quel periodo di transizione, considerato che tatuarsi era considerata un’azione proibita dalla Chiesa fin dall’epoca medievale. 

Quindi per i marinai, avere tatuaggi dispari significava l’essere al sicuro con la famiglia mentre in numero pari, significava dunque, trovarsi lontano da casa e non proprio al sicuro. 

Si narra che i primi marinai a tatuarsi furono quelli Olandesi diretti nel misterioso e oscuro Pacifico e questo “rito”, si effettuava solo al primo viaggio. 

La scaramanzia è lo “scongiuro”, il gesto, la formula magica o l’amuleto per conquistare la fortuna, il tatuaggio era un insieme di questi valori e credenze. 

I tatuaggi erano considerati una vera e propria “difesa magica” da indossare contro tutte le animosità che si potevano incontrare nella nuova avventura in mare, quasi un marchio di forza da utilizzare per avere energia maggiore, sia spirituale che corporea. 

Tatuarsi era divenuto un tradizionale “rito di passaggio” ed ancora oggi qualcuno ne assapora la spiritualità. 

Una curiosità, per i viaggi successivi i tatuaggi da fare erano solo due, il primo all’arrivo e il secondo al rientro a casa.

Tutti i tatuaggi, quindi, risultavano sempre dispari e quindi di buon auspicio per ogni viaggio, soprattutto perché il marinaio era ritornato sano e salvo in casa. 

Progressivamente, purtroppo, questa caratteristica tradizione marinaresca si è gradualmente persa e la complessa autenticità di questa usanza, sebbene sia ancora rispettata da molti, non è più al centro dell’attenzione di chi richiede e pratica il tatuaggio. 

Sarà storia, sarà leggenda, sarà mitologia o esagerazione ma, secondo la mia personalissima opinione, rispettare le tradizioni aiuta a mantenere saldi i principi e i valori, soprattutto i valori della storia, bella o brutta che sia. 

Mi viene in mente, salutandovi, una frase dio Ovidio “Senza difficoltà, non c’è nulla che abbia valore…”

foto di repertorio / redazione

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