Tor Paterno

09 di Dicembre, 2020 - Racconti di mare - Commento -

Piero Orlando

Dormire è amore

Secondo la conta per primo sarebbe toccato a me, poi sarebbero scesi in coppia Gianco e Nino, e infine Fabio. Eravamo quasi sempre in sei, quattro fanatici sub più due “fidanzate” che ci accompagnavano senza immergersi. Tutte le domeniche si partiva all’alba da Roma per fare sei, sette ore di mare pieno sulla nostra barca carica di bombole e attrezzi da pesca, in attesa del nostro turno di immersione. La barca ballava tra le onde puntando alla zona prescelta. Io avevo cominciato il complicato rito della vestizione. Non era semplice con il poco spazio disponibile, tra sacche, bibombole e fucili che riempivano il piccolo pozzetto della Capitan Cook; mi aiutava la mia apprensiva Giovanna che si accertava che tutto fosse a posto e mi riempiva di raccomandazioni accorate: “La maschera l’ho pulita io... è molto fondo? L’asta della riserva non è tirata, ma tu controllala sempre... Evita di dover fare decompressione! L’erogatore è stretto... non mi far stare in pensiero! Non fare il matto!”

Avevamo montato da poco sulla barca un piccolo scandaglio, assoluta novità tecnologica per quei tempi, che ci indicava con assoluta precisione la secca, obiettivo delle immersioni della giornata. Nino, che controllava il monitor, segnalò che eravamo arrivati. Appena la barca si fermò, dopo gli ultimi controlli io, che ero già pronto seduto sul bordo, mi buttai in acqua inseguito dalle ultime raccomandazioni della Giò, percepibili anche sotto il cappuccio: “Stai attentoooo, mi raccomandooooo”.

Grafica di Luca Paoletti


L’acqua era velata, come quasi sempre sulla secca di Tor Paterno. Scendevo rapidamente e presto apparve la sommità della secca. Poco prima di toccare il fondo, mi sembrò di intravedere, sulla mia sinistra, un guizzo di una massa scura che spariva tra gli scogli. Possibile? Così, subito una cernia? Così grossa? Con molta cautela mi diressi verso quel punto. Comparve all’improvviso, così come era scomparsa, ad un metro dalla punta del mio fucile. Non c’era che da premere il grilletto. Zacchete: una breve vibrazione e poi l’immobilità. Raramente avevo preso una cernia così grande con tale facilità: un po’ forse mi dispiaceva, povera bestia, di sicuro era la prima volta che vedeva un subacqueo.


Ora però la cernia rappresentava un problema: non era pensabile continuare l’immersione con quel bestione. Non potevo fare altro che riportarlo su. Iniziai la risalita; anche se andavo molto lentamente, poco dopo cominciai a vedere il pelo dell’acqua e la sagoma scura della barca in controluce: gli amici, sicuramente perplessi e preoccupati per la velocità dell’emersione, avevano posizionato la barca sulla mia verticale, pronti a qualunque emergenza. Nino, infatti, mi chiese subito se c’erano dei problemi, ma appena feci intravedere il muso della cerniona, sorrise felice: “Bellissima, cavolo, bravo!”. La cernia venne trasferita a bordo e arrivarono congratulazioni e commenti: “Che culo... quant’è grossa...” erano tutti sporti dal bordo della barca, tutti meno uno, anzi meno una: Giovanna. Mentre Giancarlo mi passava il fucile chiesi: “E la Giò dov’è?”. Si voltò dando un’occhiata al pozzetto e rispose: “Dorme!!!”.

Capriola e nuova immersione.

Cinque metri: “Dorme!?! Dopo tutte quelle raccomandazioni... neppure qualche secondo e si addormenta!”.

Dieci metri: “Viene con me solo per prendere il sole, per andare in barca, ma di me non si interessa. Se fosse veramente preoccupata, non potrebbe addormentarsi qualche secondo dopo avermi salutato”.

Quindici metri: “Magari è stanca. Lavora tutta la settimana: è giusto che cerchi di riposarsi”.

Venti metri: ”Sei un egoista, ecco cosa sei. Tu ti diverti sott’acqua e la costringi ad alzatacce, a stare ore e ore su una barca dove non c’è neppure lo spazio per sdraiarsi, dove si è continuamente sballottati in mezzo al mare”.

Venticinque metri: “Non può non volerti bene chi fa tutti questi sacrifici per starti vicino. La Carla mica lo accompagna Aldo”.

Trenta metri: “No, no, se sta veramente in pena non può dormire così! Allora è proprio falsa, è tutta scena”.

Ero arrivato sul fondo.

Continuai l’immersione svogliatamente, sbagliai una bella corvina facilissima da sparare, ma ero sempre e troppo preso dal pensiero della Giò: bisognava chiarire subito ogni dubbio. Rimuginai a lungo e decisi che ne avrei parlato con lei appena possibile. Il tempo passò e, improvvisamente, mi accorsi che l’aria delle bombole era più difficile da aspirare. Era il momento di tirare l’astina della riserva e di risalire.

Ecco, prima indefinita, poi più chiara, comparire la sagoma della barca con le facce che sporgono dal bordo. Sono fuori, mi tolgo la maschera e vedo che tutti mi guardano, tutti, anche la Giò che, sorridendo, allunga il braccio per prendere il fucile: “Tutto bene amore?”.

Io non ricordo se rispondo qualcosa. Ma oggi, dopo più di quaranta anni, so di poter rispondere senza esitazioni: “Tutto bene, ancora tutto bene amore!”. 


Arrigo Sabatini

Fotografie del biologo marino Filippo Fratini _ APS Sotto al Mare

Oggi, a distanza di oltre cinquant’anni da quel simpatico episodio, la secca di Tor Paterno ricade nel perimetro della straordinaria Area Marina Protetta “Secche di Tor Paterno”, l’unica completamente sommersa in Italia, fortemente voluta dalla famosa malacologa Nicoletta Pasqui, autrice del libro Conchiglie del Mediterraneo, Gorlich Editore, Milano 1974, che ha continuato a rappresentare le sue amate conchiglie anche come pittrice specializzata.

Tor Paterno, l' eden sommerso davanti alle dune di Capocotta - la Repubblica.it

Costituita da un'ampia formazione rocciosa, ricoperta da una sorprendente quantità di vita animale e vegetale, con una biodiversità straordinaria, l'area rappresenta una vera e propria isola sul fondo del mar Tirreno, la cui sommità giunge a 18 metri sotto il livello del mare, mentre la profondità massima tocca i meno 60 metri. Estesa per oltre 1.200 ettari, è stata istituita il 29 novembre 2000 dal ministero dell'Ambiente con D.M. 29 novembre 2000 (G.U. 20 gennaio 2001, n. 16) che ne ha poi affidato la gestione a Roma Natura, Ente Regionale che si occupa della gestione di numerosi parchi all'interno del Comune di Roma Capitale.

Recentemente, in data 6 agosto 2020, l’Ente Roma Natura ha siglato un importante Protocollo d’intesa con la APS Sotto al Mare di Ostia, socio e partner di Assonautica Acque Interne Lazio e Tevere, sezione territoriale interregionale di Assonautica Italiana (struttura di servizio di Unioncamere per l’Economia del Mare e delle Acque Interne, la Nautica da diporto e il Turismo nautico e costiero), finalizzato alla valorizzazione dell’AMP.

Secche (ampsecchetorpaterno.it)



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