Torre Astura: tra paradiso e inferno

08 di Ottobre, 2020 - Storia - Commento -

Torre Astura: tra paradiso e inferno

Redazione

Da bambina, prima ancora di iniziare a leggere un libro dal principio, ne andavo a leggere le ultime righe. Leggevo il libro con più enfasi, entusiasta di sapere quali vicende mi avrebbero condotta al punto di congiunzione con la fine che già sapevo.

E' successo lo stesso durante la stesura di questo articolo: per apprezzare ancora di più la storia antica della Torre di Astura, paradossalmente ho voluto fare un piccolo salto in avanti nel tempo.

Per comodità faremo finire (e in qualche modo iniziare) il nostro racconto nel 987 d.C. , data della donazione di parte dei terreni posseduti ad Astura del conte Benedetto Tuscolano all'abate Leone del monastero di Sant'Alessio. Estinta la famiglia Tuscolano, dal 1141 Astura passò alla potente, grande ed antica famiglia dalla quale ebbero origine gli avi di Dante Alighieri: la famiglia Frangipane. Essi vi costruirono una fortezza marittima con una torre a pianta pentagonale, circondata dalle acque e collegata alla terraferma da un ponte ad arcate in laterizio.

La torre, allora compresa nel castello, venne progettata dall'architetto Mariano di Giacomo, e venne poi modificata dalla famiglia Colonna. Nell '800 Alberto Guglielmotti affermò che “quella di Astura è la torre pentagonale più bella, più grandiosa e meglio conservata”.

La fortezza è quindi un bellissimo puzzle di storia e tecniche di costruzione, in cui le fabbricazioni del tempo imperiale si congiungono al tufo rustico del Medio Evo.


Ma la Torre simbolo che tutti noi conosciamo, e la sua storia dal Medioevo fino ai nostri giorni, è letteralmente solo la punta di un iceberg fatto di ritrovamenti emersi, di vita agiata, di avvenimenti oscuri, e di ciò che il suo stesso nome cela:

Ci troviamo nel territorio delle ex paludi pontine, luogo impervio e pericoloso, considerata anticamente l'ultima tappa di chi viaggiava verso Napoli prima di addentrarsi nelle paludi. Etimologicamente parlando, Astura prende il nome dal fiume che sfocia in quella zona e che ancora oggi segna il confine tra il comune di Nettuno e quello di Latina, dove pare nidificasse un rapace detto Astore (Accipiter gentilis) che un tempo trovava nei boschi e nelle foreste del litorale laziale il suo habitat naturale.

Il fiume era un tempo navigabile perché in esso convogliavano anche le acque di scolo della palude; gli scritti di Strabone parlano di un approdo costruito alla foce del fiume Astura, il più importante corso d'acqua tra la foce del Tevere e il Circeo. Insediamenti abitati comunque pare vi fossero anche ben prima dell’inizio della “civiltà”, come dimostrato dai ritrovamenti di pochi anni fa di resti di un antico guerriero; resti databili al terzo millennio a.C. e che per la prima volta attestano la presenza di una probabile necropoli eneolitica (l' età del rame) lungo la costa di Nettuno.

Si può dedurre, dai racconti e dalle testimonianze storiche, che la Torre di Astura ha assistito ad un via vai di popoli e culture molto vario. Quando questa terra era solcata dalle orme dei Latini e dei Volsci, nei pressi del fiume e della sua foce, sorgeva la città di Astura. Tra la fine della Repubblica e l'inizio dell'età imperiale, una villa strutturata in parte in terraferma e in parte su un'isola artificiale, dotata di una vasta peschiera, fu un luogo molto amato dai nobili romani per la sua amenità, che la scelsero per costruirvi le loro cosiddette “villae d’otium”. A partire dall'età romana Astura rappresentava il prolungamento e il confine ad est della colonia di Antium.

La famosa Torre, che dà il nome alla costruzione e al luogo, altro non è che l’antico faro di delimitazione delle vasche e del porto. Era un luogo di ozi pieno di arte e di bellezza, i cui resti ancora tornano ogni tanto alla luce. La villa aveva forma quadrangolare, era ornata da marmi pregiati e copriva una superficie di -attenzione- sei mila metri quadrati. Come accennato poco sopra, era collegata alle piscine per l’itticoltura (in particolare ci si allevavano murene, cibo prediletto degli antichi romani) da un molo che nel tempo e con l’accumulo di sabbia e detriti è diventata l’attuale strada sterrata che porta al castello edificato nel Medioevo, proprio sopra i resti dell’antica peschiera.

Qui Cicerone alloggiava per riposarsi, per meditare e per preparare le orazioni che sarebbero state tramandate fino ai giorni nostri. Ci si abbandonava al piacere della lettura o alla disperazione per la morte di sua figlia Tulliola, su cui scrisse il “Trattato della Consolazione”. Sempre nella Villa, Cicerone scrisse molte delle 396 lettere indirizzate al suo amico Tito Pomponio Attico per descrivergli delle delizie di Astura: “Non vi è nulla di più sereno, splendido e ameno”, 

 “Astura è un paradiso”.

Astura è stato però anche un luogo nefasto e oscuro, come potrebbero dire Augusto e Tiberio che vi contrassero la malaria, al tempo chiamata “languidezza di forze”. Inoltre nell'anno 41, nelle acque di Astura, l’imperatore Caligola sentì un presagio di morte quando una remora si attaccò al timone della nave con la sua ventosa. Sappiamo poi che quattro mesi dopo Caligola fu ucciso dagli uomini di Cassio Cherea sul Colle Palatino.

Dopo la prosperosa epoca romana, Astura sprofondò nel buio del Medio Evo, le sue ville ed i suoi templi subìrono il feroce saccheggio dei pirati, e le ultime notizie su Astura in età romana risalgono agli imperatori Settimio Severo e Caracalla. Le invasioni barbariche condannarono Astura all'abbandono e alla decadenza, inghiottita dalle paludi e alla conseguente diffusione della “languidezza di forze”.

Astura venne quindi sommersa dal silenzio fino al 987 d.C., data della donazione di parte dei terreni posseduti ad Astura del conte Benedetto Tuscolano all'abate Leone del monastero di Sant'Alessio. Estinta la famiglia Tuscolano, dal 1141 Astura passò alla potente, grande ed antica famiglia dalla quale ebbero origine gli avi di Dante Alighieri: la famiglia Frangipane.


Ma questa è una storia che già sapevamo.  

Torre Astura
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