Un mare di tatuaggi

06 di Settembre, 2021 - Racconti di mare - Commento -

Di Massimiliano de Cristofaro 

I tatuaggi oggi sono quasi un attività di personalizzazione, a questo punto svincolata dalla tradizione, che oggi appare diagonale e consolidata in qualsiasi strato sociale della collettività indipendentemente dal ceto o istruzione.

Buoni o cattivi, belli o brutti, tatuaggi a tutti!

Da considerare quasi un vera e propria "moda" senza controllo, soprattutto il tatuaggio ha delle aree d'azione, varietà d'inchiostri su pelle totalmente diversi fra loro.

Insistono i tatuaggi tribali, poi abbiamo gli spirituali, ed ancora i fantasy, poi i famosi giapponesi integrali e i polinesiani ed ancora water color, realistico, orientale sportivo, lettering, biomeccanico, dotwork... e chi più ne ha più ne tatui!



Franco Cecconi - La bottega dei Tatuaggi, Italy 



Però il più affascinante rimane il genere "Old School" che abbraccia una vastità sconfinata di simboli e rappresentazioni marinaresche che, sebbene siano considerati vintage, oggi hanno spiccato il volo (ancora una volta) grazie al significato intrinseco del tatuaggio e non dell'immagine fine a stessa.

Il tatuaggio della Vecchia Scuola è una vera e propria passione, quasi maniacale.

Il genere marinaresco è caratteristico e comprende tutta una serie di simboli e di significati assolutamente definiti e codificati dai primi marinai che si macchiarono la pelle, un marchio che raccontava la passione, la disgrazia, la paura, il rispetto e la voglia di mare e di libertà.

Il tatuaggio dei marinai nasce con un preciso concetto che in primis raccontava l'estrazione sociale, secondo poi come "grado" professionale e infine, come pratica estetica per abbellire il corpo.

La storia ci racconta che nel XVIII secolo, il famoso Capitano James Cook, esploratore, navigatore e cartografo britannico, descrisse i tatuaggi che osservava sulle popolazioni indigene che incontrò durante il suo viaggio in Polinesia.

Proprio a causa di questo vero e proprio infiltramento sociale, alcuni marinai, equipaggio di Cook, tornarono in patria con la pelle tatuata dal loro viaggio nell'isola del Pacifico.

Una curiosità.

A Tahiti, l'isola più grande della Polinesia francese, l'arcipelago dell'Oceania, si racconta che l'arte di tatuare abbia un'origine divina. Durante il "Periodo Oscuro", infatti, l'arte del tatuaggio è stata creata da due figli del dio Ta'aroa, Mata Mata Arahu e Tu Ra'i Po, che in seguito diventò il protettore delle arti.

Le due divinità facevano parte di un gruppo di artigiani che comprendeva Taere, di grande abilità, Hina Ere Ere Manua, la luce sottomessa dal carattere impetuoso, la figlia più anziana del primo uomo, Ti'i, e della prima donna, Hina.

A Londra, dal ritorno della ciurma tatuata di Cook, dilagò uan vera e propria moda di tatuarsi simboli marinareschi poiché si credeva che i tatuaggi avessero addirittura una funzione di portafortuna, avere un tatuaggio era come indossare un amuleto e con esso si potevano scongiurare i grandi rischi della navigazione.

Incredibile ma vero, la storia del tatuaggio ci racconta che nel 1909, la marina statunitense iniziò a rifiutare gli aspiranti marinai che avevano tatuaggi osceni e i richiedenti non furono accettati sino a quando non modificarono i simboli, questo contesto diede vita ad un esercito di tatuatori che affollarono le città di mare per "ritoccare" i tatuaggi non graditi.

Tanti sono i simboli "Old School" sul tema mare, tuttavia, esistono dei dettagli di complemento che hanno dato vita ai tatuaggi più belli che si possano immaginare, nei quali, veri e propri quadri, sono rappresentate scene d'incontro e d'addio fra il marinaio e una sirena, o una donna incontrata in un porto, o una scena di mare mosso laddove sono ben visibili berretti da marinaio, barche, ancore, fari, salvagenti, vele, pugnali, piovre, conchiglie, onde, belle donne e tanti altri dettaglio in una esplosione di colori.

Noi sappiamo che i navigatori sono stati realmente tra i primi a tatuarsi la pelle, dobbiamo a loro questa moda, ovvero, la tendenza di raccontare storie tramite un disegno sulla pelle, storie che raccontavano i pericoli e le belle avventure vissute nel mare.

Quando ascoltate la parola "marinaio" cosa vi viene in mente?

Forse una promessa non rispettata oppure un uomo avventuroso.

Chi di voi ricorda Popeye "the silor man"?

Braccio di Ferro, nato il 17 gennaio 1929, figlio del fumettista Elzie Crisler Segar, ci ha accompagnato fin da piccoli con i suoi possenti avambracci sui quali ricordiamo i tatuaggi che raffiguravano delle ancore.

Indimenticabili ancore!

Ma cosa significano le ancore tatuate?

L'ancora è un simbolo robusto che rappresenta stabilità, forza, fedeltà e sicurezza.

Tatuarsi un ancora può rappresentare però, anche il bisogno di fermarsi in quello che i marinai chiamano "porto sicuro", un concetto che può significare il voler mettere su famiglia oppure che si vuole dedicare più tempo a se stessi o alla persona amata, così come può rappresentare il bisogno esclusivo, la vera necessità di legarsi saldamente ad un particolare luogo.

Tornando ai tatuaggi Old School, nella memoria marinaresca il marinaio che indossava l'Ancora aveva di sicuro solcato l'equatore, che avevano prestato servizio su una nave mercantile oppure che aveva attraversato l'oceano Atlantico però, questa tradizione si è persa nel tempo, questo "senso" specifico del tatuaggio, questa concezione del simbolo quale messaggio del "grado" del marinaio ha lasciato il posto al significato di valori importanti quali la solidità e la sicurezza che oggi molti di noi indossano, me compreso.




Una curiosità, ci è stato raccontato che due ancore incrociate tatuate tra pollice e indice, indicano che il marinaio è stato un nostromo; il nostromo è il più esperto dei sottufficiali adibiti al servizio di coperta di una nave militare e degli uomini adibiti ai servizi di coperta della marina mercantile.

Il termine deriva dal latino Noster Homo, "il Nostro Uomo"..

Tuttavia, nell'immaginario collettivo, i tatuaggi vengono associati a diverse classi di persone, in graduatoria, al primo posto troviamo i criminali, poi i marinai e infine gli artisti, tuttavia, la vera storia dei tatuaggi vede tra i suoi più illustri rappresentanti proprio prestigiosi e autorevoli uomini di mare più che veri e propri criminali o artisti.

L'illustratrice Lucy Bellwood, attraverso una divertente infografica vedibile ovunque nel web, ha spiegato il significato dei simboli più comunemente scelti dai marinai per incidere la loro pelle, fra i quali, ad esempio, cito la scritta "Hold and Fast" (tieni duro), due parole queste che, se tatuate sulle nocche di un marinaio, vuol dire che il marinaio si augura di avere sempre una presa salda durante le manovre che effettua quando si trova in mare.

A proposito, volevo raccontarvi che nel 1819 i tatuaggi vennero banditi dal re polinesiano Pomare e solo nel 1980 furono rivalutati e riscoperti soprattutto grazie a un concorso di tatuatori samoani indetto durante la festa tradizionale, Heivā.

Fra i tatuaggi di mare tribali più conosciuti vi è la manta, le popolazioni polinesiane, hawaiane e per i maori, la manta simboleggia il mistero, la magia e l'oscurità, ma rappresenta anche l'anima degli avi.

Simboli e amuleti a parte, una delle tradizioni più conosciute sui tatuaggi è che essi devono essere necessariamente in numero dispari.

Comunque sia, vi lascio con una domanda.

Sapete perché i tatuaggi non si fanno mai in numero pari?

Ve lo dirò nel prossimo articolo, perché questa è un'altra storia ...





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