Una legge regionale come esempio di sicurezza per tutta la Penisola

05 di Dicembre, 2021 - Subacquea industriale - Commento -

di Valentina Cornacchione / fotografie di CEDIFOP

Qualche mese fa la tragica notizia: un subacqueo, Giorgio Chiovaro, morto al largo di Piombino in un allevamento ittico.

Cerco di capire, cosa ci faceva un subacqueo (di che grado?) al largo a lavorare e a morire così? La vittima stava lavorando a due miglia dalla costa livornese presso un allevamento ittico ed è morto in un incidente sul lavoro.

Domanda da un milione di dollari: si poteva evitare una morte così? Cerchiamo di fare chiarezza partendo dai principi base:


come avevamo già detto nell'articolo precedente, tecnicamente l'OTS è un subacqueo lavoratore che può operare, secondo il Decreto Ministeriale stabiliti dal Ministro della marina mercantile 13 gennaio 1979 (e nei decreti del 1981 e del 1982 che parlano per la prima volta di OTS - http://www.mareblunet.it/public/439.PDF) , solamente nel porto e nelle sue adiacenze.

Quindi, partendo già da questo presupposto, cosa ci faceva un OTS fuori dal porto? La questione purtroppo è molto complicata e delicata, perché se è pur vero che esiste una legge emanata dalla Regione Siciliana che regolamenta le varie figure professionali per la subacquea commerciale extraportuale, creando un repertorio telematico in cui si possono individuare e scegliere tali figure, non esiste una legge nazionale.

Al momento non esiste nessuna legge a livello nazionale che tutela i lavoratori subacquei fuori dal porto. Quindi, per mancanza di una legislazione del settore, la legge della Regione Siciliana diventa di riferimento per il decreto legislativo 81/08 sulla sicurezza sul lavoro. In Italia c'è un vuoto legislativo in questo campo, l'unica normativa per le attività extraportuali, oggi, è solo la legge 07/2016 della Regione Siciliana "Disciplina dei contenuti formativi per l’esercizio delle attività della subacquea industriale che parla dei corretti percorsi formativi per le attività dei sommozzatori extraportuali.


L'esempio della Regione Sicilia

Abbiamo già parlato della legge 07/16 della Regione Siciliana, l'unica legge che regolamenta la corretta applicazione delle qualifiche professionali nella subacquea industriale fuori dal porto. Ci fu un tavolo tecnico organizzato dall'assessorato al lavoro della regione siciliana), Finanza insieme all'INAIL per parlare di questa norma che potrebbe costituire, tra le altre cose, un primo grande passo per una cultura della prevenzione nel campo.

Questo tavolo tecnico aveva/ha il compito di portare in discussione alcuni dei problemi più importanti del settore in tema principalmente di sicurezza sul lavoro. La legge 07/16 si spera possa essere presa in considerazione dagli enti istituzionali poichè la norma regionale citata costituisce, per quanto ne siamo a conoscenza, allo stato l'unica di rango legislativo attualmente rinvenibile nell' ordinamento, dando conseguentemente fondamentale importanza al sistema del repertorio telematico. : http://www.cedifop.it/files/INTERPELLO-prot-52172.pdf


Il Repertorio Telematico

E' l'unico mezzo che garantisce la sicurezza del lavoratore, del datore di lavoro e delle istituzioni che attualmente espongono i lavoratori del settore a gravi rischi, a causa delle diverse ordinanze emesse per queste attività. Sarebbe stato opportuno renderlo obbligatorio per le imprese, cosa che potrebbe avvenire tramite i controlli delle varie istituzioni competenti come strumento da cui attingere personale formato con funzioni antinfortunistiche. Più la gente è qualificata, più il rendimento è migliore, maggiore è la sicurezza.

E maggiore è il salario. Molte imprese però sembra che preferiscano rischiare una minore sicurezza per avere maggiori guadagni dato che una regolamentazione con la 01/2016 e 71/08 porterebbe maggiori spese per per imprese.

Potremmo azzardare a dire che purtroppo, attualmente, i lavori del subacqueo commerciale (in ambito extraportuale) li fa spesso il subacqueo “sportivo” o l'ots per il motivo che, non essendoci una legge nazionale che riporta alla legge regionale della regione siciliana come unica alternativa per il rispetto dell'81/08 sulla sicurezza a livello nazionale e quindi in mancanza di alternative nella normativa italiana, si ingaggia il subacqueo “più conveniente” . Questo fa scaturire una sempre maggior competizione e penalizza chi invece segue un corso ad hoc e non si vede canali privilegiati.


L'OTS in sé, o almeno la maggior parte, non si pone molti problemi (per ignoranza o peggio ancora per negligenza) se viene chiamato a lavorare fuori dal porto da enti, anche importanti, perché come tutti deve lavorare.


Ma in casi di sinistri, chi entra in gioco?

Una figura di riferimento in caso di problemi nel lavoro è l'avvocato marittimo. Questa competenza esiste prima della sua istituzione ed ha una natura “commerciale”. Abbiamo parlato con l'avvocato Davide Raffa, che ci ha raccontato di cosa si occupa il suo lavoro. “Di solito entra in campo per le controversie navali come il trasporto di carichi, problemi legati a chi carica (armatori) o agli oggetti caricati (merci). Se dovesse rovesciarsi un traghetto l'avvocato marittimo controlla se il bilanciamento dei pesi è opportuno. Un esempio pratico in cui l'avvocato marittimo opera è stato durante il dramma della Costa Concordia o del fatto di Carola Rakete. E' un lavoro che esige tanta competenza sia in ambito penale che nautico.” spiega Raffa.

Tornando alla subacquea commerciale, il datore di lavoro deve affidare gli incarichi a persone abili in ambito medico e di competenze grazie a formazioni specifiche e ad un background alle spalle del lavoratore. E' compito del datore di lavoro assicurarsi che i lavoratori quindi siano competenti. I programmi di formazione sono demandati alle varie regioni.

Ma come si stabilisce se una persona è competente o meno?

La legge 07/16 della Regione Siciliana, in campo di formazione professionale, sarebbe già un riferimento da seguire perché l'iscrizione al repertorio telematico, previsto dalla legge 07/2016 garantisce un corretto percorso formativo realizzato presso una regione italiana ma anche all'estero, del lavoratore. I percorsi formativi per iscriversi al repertorio devono soddisfare i requisiti richiesti dalla L.R. 07/2016, e successivo regolamento previsto dal EPRS n. 31/2018, cioè essere realizzati da istituti Statali o pubblici o da centri di formazione professionale accreditati dalle rispettive Regioni ai sensi della vigente disciplina e sottoposti alla relativa vigilanza. Devono inoltre aver realizzato un preciso numero di immersioni e attività in acqua durante il percorso formativo.


Continua Raffa: "Ma se oggi non c'è una norma adatta nelle altre regioni, il datore di lavoro come assicura che ci sia qualcosa che tuteli il subacqueo lavoratore? Quindi si fa riferimento alla legge della Regione Siciliana 07/16 in termini “analogici.

L'iscrizione al repertorio telematico della regione siciliana, presso l'assessorato al lavoro, prevista dalla legge regionale n. 7 del 2016, rappresenta il requisito minimo per la corretta applicazione del decreto legislativo n. 81 del 2008, recante il testo unico in materia di sicurezza sul lavoro, perché garantisce che i lavoratori abbiano un idoneo livello di esperienza e competenza volto alla tutela sia del datore di lavoro che degli stessi lavoratori;

tale iscrizione diventa obbligatoria per il rispetto del decreto legislativo n. 81 del 2008 per tutti gli operatori delle aziende che operano fuori dai porti in Italia; si tratta ad esempio delle aziende iscritte nella categoria merceologica «acquacoltura» in acqua di mare, salmastra o lagunare, piccole o grandi imprese di lavori subacquei, ma anche negli impianti offshore, operanti fuori dalle aree portuali –:”

In parlamento c'è chi ha avanzato un'interrogazione chiedendo l'inserimento degli iscritti al repertorio telematico previsto dalla legge 07/2016 come lavoratori che fanno un lavoro usurante, considerando che I palombari “creati” nel 1952 con un decreto presidenziale sono lavoratori che fanno un lavoro usurante, mentre i sommozzatori che non hanno una legge alle spalle ma un decreto ministeriale (che non è una legge) non sono considerati lavoratori che fanno un lavoro usurante. 


Condividi 

* Campi obbligatori

Lascia il tuo commento
L'indirizzo email non sarà pubblicato.

8 + 2 =
Post più recenti
Categorie
Post precedente Post successivo