Una vita tra Mondo Sommerso e Mondo Emerso

26 di Novembre, 2021 - Racconti di mare - Commento -

Testo di Marta Bello e  Claudio Sisto  / foto di Silvio Vadalà



La nostra collega Marta, è andata ad incontrare un subacqueo, Silvio. 

Uno dei tanti subacquei che costellano la nostra penisola, ma dai suoi racconti si percepisce la passione e l'amore per il mare che coinvolge tutti gli appassionati di subacquea, e direi per fortuna, perché siamo e rimaniamo l'unico contatto puro ed attento con il mare ed il suo sfruttamento.

Siamo delle sentinelle che raccontano il progressivo cambiamento dei fondali, ed è per questo che noi di Mondo Sommerso vorremmo preparare più subacquei possibili per esportare la comprensione della bellezza che purtroppo il genere umano sta deteriorando in una modalità egoista e sciocca.

Ciao! Mi racconti un po’ di te e del tuo legame con il mare?

Io sono Silvio Vadalà, sono Nato ad Ostia, praticamente in mezzo al mare. 

L' incontro tra me e l'elemento liquido è avvenuto subito, mentre le immersioni sono arrivate in un secondo momento.

L’avvicinamento alle bombole è stato casuale, anche perché io sono un tipo molto curioso e quindi le ho volute provare. 

L’imprinting è stato in Messico, dove ho fatto una delle prime immersioni. 

Ricordo sempre che in quell’occasione, tra le varie cose, ho visto anche un aereo affondato del tempo della Seconda guerra mondiale, e lì c’erano stuoli di pesciolini che mi attaccavano i peli, non con cattiveria, ma erano attirati perché li scambiavano per vermicelli. 

Cosa provi quanto ti immergi ed incontri altre specie? 

Il mare è un’avventura continua e provo sempre tante emozioni forti.

Avere un rapporto con animali a sangue freddo in un ambiente che non è il tuo, e vedere che non hanno paura di te, che ti si avvicinano è meraviglioso. 

Sono tornato dal viaggio in Messico diverso, avevo scoperto un nuovo mondo sotto al nostro. 

Ti immergi e hai tutta un altra visione, un mondo sommerso. 

Che attrezzatura usavi?

Quando ho iniziato non c’erano attrezzature così sofisticate né alcunché di digitale.

Come dotazione fotografica avevo la Nikonos corredata di Flash: una macchina fotografica stagna di per sé, che perciò non aveva bisogno di scafandro. 

Era difficile fare le foto per chi non è pratico perché dovevi fare l’accoppiamento tempo-diaframma in modalità manuale; quindi, se ti capitava l’occasione, dovevi essere molto veloce.

Per trovare la messa a fuoco manuale sott’acqua ove devi valutare fondamentalmente la distanza, che è molto diversa da quella che percepiamo nell’aria.

Sott’acqua percepiamo tutto più vicino, ma non lo è, e l’occhio della macchina fotografica non ti concede errori. 

Piano piano, facendo le prove ho iniziato a capire e ad affinare la tecnica. 

Un altro fattore importante che incide ampiamente sul risultato fotografico è la condizione dell'acqua: se è limpida o torbida, fa una gran differenza. 

Il pulviscolo rovina  facilmente la fotografia. 

Per tutte le immersioni ho sempre usato erogatori della  scubapro mark 4 e mark 10. 

Erano pesanti, in acciaio ma fenomenali. 

Ora ovviamente la tecnologia è andata molto avanti.

La strumentazione l’ho sempre revisionata da solo (ndr: ora non si può più fare, bisogna per motivi assicurativi far revisionare le attrezzature in centri autorizzati)  e stavo attento ad acquistare erogatori nuovi. 

Mi racconti un po’ delle tue immersioni? Quali sono i luoghi più belli che hai visto?

Uno dei più bei viaggi l’ho fatto in Sudan con un mio carissimo amico palermitano. 

Sono stato sulla Felicidad, una nave carboniera ristrutturata e spedita nel Mar Rosso. 

Siamo partiti da Port Sudan e il viaggio è stato stupendo, abbiamo fatto tantissime immersioni, almeno tre al giorno. 

Le immersioni multiple sono potenzialmente pericolose: è necessario stare attenti all’accumulo di azoto nel sangue, che deve essere espulso gradualmente dal corpo, altrimenti c’è il rischio di embolia gasosa. 

Immergersi sott’acqua è un’esperienza che ti cambia, che fa provare emozioni straordinarie e ogni immersione è una sfida, ma è molto importante essere concentrati e presenti con la testa. 

La difficoltà delle immersioni multiple è che devi far passare del tempo tra l’una e l’altra e devi procedere con gradualità., ma grazie a delle tabelle specifiche è tutto più semplice. 

Da un punto di vista naturalistico sono luoghi incredibili, ma già allora c’erano i pescherecci degli Egiziani che tiravano le reti a strascico distruggendo i fondali marini del sud Sudan. 

L’ultima immersione è stata la mia preferita: ci siamo immersi sul relitto della nave Umbria: un mercantile enorme, la storia di questa nave, che dovrebbe essere ancora di fronte al porto di port Sudan, risale all’inizio della Seconda guerra mondiale. 

Era destinata al trasporto di truppe dell’Africa del Nord. 

All’entrata in guerra dell’Italia, la nave si trovava lì, il porto era in mani inglesi, il comandante non potendo scappare e si è autoaffondato. 

Le sovrastrutture sbucano ancora sopra l’acqua, sotto la chiglia è di 45 mt. 

Aveva 2 eliche da 4 pale e una pala sola è lunga quanto un subacqueo. 

Siamo entrati nella nave, nella stiva, devi stare attento come quando entri nelle grotte perché devi fare attenzione a non alzare il sedimento, altrimenti non vedi più nulla. 

Lì abbiamo trovato le bottiglie di vino, le posate, i piatti, tutto è rimasto così com’era. 

C’erano anche le bombe. 

Intere paratie piene di bombe, in una stiva c’erano ancora due balilla, motociclette. 

È stata una immersione impegnativa perché era abbastanza profonda e labirintica. 

C’è una grande differenza tra le immersioni diurne e notturne, le seconde sono ancor più belle ed estremamente affascinanti, ricordo un altro aneddoto durante la terza immersione della giornata, ero ad una bassissima profondità: 7/8 metri e c’era una grotta. 

Sono entrato e mi sono trovato un pesce enorme difronte: un pesce Napoleone che stava dormendo. 

Gli ho scattato una fotografia bellissima, ma lui si è svegliato, ha scodato, ed essendo un esemplare grande, ha spostato così tanta acqua che l’attrezzatura è andata a destra e sinistra e io ho fatto una capriola. 

Lui, poverino, per scappare ha sbattuto la testa contro la grotta da cui stava cadendo tanto pulviscolo dovuto all'urto.

Alla fine è andato tutto bene e ha ripreso a nuotare. 

Mi dispiace, sono stato un incosciente a disturbarlo.



Durante un’altra immersione stavamo andando a cercare le mante e arriviamo ad una profondità molto pericolosa: 72 mt, pericolosa perché ad alto rischio di narcosi, facciamo giusto due foto a dei bellissimi coralli, alziamo la testa e, hai presente i video della Seconda guerra mondiale degli stormi di aerei che si muovevano per bombardare? 

Ecco, la stessa immagine, solo di pesci martello, ne abbiamo contati circa  50-60 , abbiamo osservato da sotto questa parata. 

In quel momento stavano in amore, si muovevano in gruppo e non mangiavano.

Le  bolle d'aria che uscivano fuori dagli erogatori e questa danza di  pesci che passavano sopra di noi.... uno spettacolo bellissimo. 

Ho avuto anche un incontro molto ravvicinato con uno squalo di cui non ricordo la specie, volevo fotografarlo, mentre ero appoggiato ad una scogliera ma l'emozione mi ha impedito di fare altro se non osservarlo nel suo mondo. 

In genere, noi non siamo il loro cibo, quindi se non sono provocati o stuzzicati non attaccano. 

Un pesce martello cucciolo si avvicina, ma veramente tanto, in una curiosità reciproca. 

Scatto la foto, ma viene fuori fuoco perché si è avvicinato molto di più di quanto io mi aspettassi. 

Ho avuto una paura pazzesca. 

Il Mar Rosso del sud l’ho visto con pesci molto belli e molto grandi, c’erano anche le razze alle quali si deve prestare attenzione, perché hanno la coda "armata" di un rostro velenoso che contiene delle tossine le cui ferite che provocano non si rimarginano facilmente e parecchio doloranti. 

Altre immersioni bellissime le ho fatte nelle Filippine,  con tanti amici subacquei che avevano un diving e un resort con le capanne.

Abbiamo vissuto un’esperienza stupenda: siamo capitati lì nel periodo della riproduzione dei coralli. 

Avviene in una maniera che ha del magico: nei tropici i coralli si riproducono in una notte sola buttando fuori le spore e le uova che si incontrano in mare aperto, così l’uovo viene fecondato dalla spora e mescolandosi nell’acqua creano nuova vita. 

Ogni corallo genera migliaia di nuova vita. 

Mi sono immerso ma non si vedeva nulla perché l’acqua era piena di queste secrezioni. 

Appena uscito, ogni parte della pelle esposta era urticata. Attorno alla maschera ero tutto rosso, come se fossi stato bruciato. 

Ti va di raccontarmi qualche avventura in particolare?

Mi sono immerso anche in situazioni pericolose, come quando mi immersi in una zona ad altissima corrente: io e i miei compagni scendevamo lungo la catena, ma la corrente era così forte che anche il corpo era perpendicolare ad essa, eravamo investiti da una corrente enorme. 

Ho avuto anche una bellissima esperienza alle Maldive: sono formate da atolli, gli atolli sono specie di cerchi creati dal corallo, ma hanno sempre una via d’entrata e una d’uscita di acqua libera. 

Queste due fessure, questi due passaggi ci sono sempre e possono variare in base alla corrente. 

Con la barca siamo andati fuori e ci siamo immersi in corrente: siamo entrati negli atolli e sono venuti a riprenderci dentro. La cosa bellissima è stata che noi abbiamo regolato il giubbotto equilibratore e così ti sposti senza muovere un solo muscolo, senza pinneggiare viaggiavi e vedevi tutto ciò che succedeva sotto, in un tripudio di vita mai visto. 

Sostare in mezzo alla corrente è l’unico modo in cui gli squali possono riposarsi, perché lo squalo se non nuta, non respira: non hanno le branchie con gli opercoli; infatti, i pesci normali aprono gli opercoli, si crea una depressione, aprono la bocca e l’acqua passa creando una depressione. Lo squalo, invece, ha delle membrane che non riescono a succhiare l’acqua; quindi, devono nuotare con la bocca semi aperta, così l’acqua entra, passa per le branchie, respirano ed esce. 

Così loro possono riposarsi soltanto dove c’è una forte corrente, così l’acqua passa entro le branchie. 

Ho fatto anche delle azioni di volontariato con diverse associazioni per la salvaguardia e la conservazione dei mari, ad esempio a Santa Maria di Castellabate nel Cilento, dove abbiamo mappato il relitto di una nave romana di circa 40 mt, in quell’occasione siamo stati inseguiti da 3 trombe d’aria,  eravamo su un gozzo che è ovviamente molto più lento delle trombe d’aria.

Il mare è un’avventura continua.

Ho partecipato anche alla progettazione di una catenaria nel parco naturale integrale di Ustica in cui la flora e la fauna è incredibile: cernie giganti, stormi di barracuda mediterranei (diversi da quelli del Mar Rosso e dei mari tropicali). 

Il problema è che è adibita al turismo, una volta che le navi turistiche arrivano lì in mare vicino alla costa, ovviamente gettano l’ancora, che purtroppo devasta i fondali. 

La catenaria, invece, è costituita da una serie di blocchi pesanti uniti da una catena alle quali sono attaccati delle boe, così la barca si può ancorare alle boe. 

Ti sei mai immerso nel Mediterraneo? 

Mi sono immerso spesso anche nel Mediterraneo, che io non considero assolutamente inferiore di emozioni e di qualità, c’è più sfida fisica. 

Qui ho visto tantissimi relitti, ce n’è uno bellissimo all’isola del Giglio, sott’acqua a 12-13-15 mt c’è un VTT un battello trasporto truppe che risale all’epoca dello sbarco di Anzio. 

Ha ancora la mitragliatrice che può essere brandeggiata.

L’argentario è meraviglioso lo scoglio dell’Argentarola, bellissimo, per non parlare di Ventotene.

Questa è più o meno la mia storia, oltre le 500 immersioni ho smesso di contarle. 

Nel corso degli anni, hai notato dei cambiamenti dei fondali marini dovuti all’inquinamento e alla crisi ambientale in corso? 

Ho notato soprattutto un impoverimento della flora, interi fondali coperti e ricoperti di mucillagine, questo è l’inquinamento che ha tolto tanta vita e vitalità ai fondali. 

Il riscaldamento globale ha scaldato tanto i mari, infatti  ho visto animali tropicali che non dovrebbero stare qui.

Il mare è l’origine della vita, se lo roviniamo siamo fregati. 

È l’unica parte del pianeta che viene sfruttata senza rimpiazzo. 

Gran parte dell’ossigeno dell’aria non viene dalle poche foreste pluviali rimaste, ma dal mare. 

Perché ci sono i fitoplancton che ricoprono tutto il mare e forniscono ossigeno, oltre ad assorbire la CO2 come fosse un grande serbatoio.

Se inquiniamo quella che è la nostra origine non vedo dove possiamo andare.



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