VENTOTENE - L’Hydra rosso

17 di Novembre, 2020 - Racconti di mare - Commento -

Piero Orlando - Redazione

L’Hydra rosso

In ogni gruppo di amici, c’è sempre qualcuno che ha più degli altri, soprattutto quando gli “altri” sono studenti con poche lire in tasca ed il “qualcuno” già lavora e ha un reddito autonomo non proveniente dalle magre paghette familiari.

Per noi, appassionati di pesca subacquea negli anni ’60, le poche disponibilità erano erose dai materiali, tutti molto costosi; era facile valutare le potenzialità economiche della famiglia in relazione all’attrezzatura posseduta. Così si andava dal primo livello (maschera, pinne e fuciletto a molla) a livelli di eccellenza (muta completa, orologio sub, bibombola ad aria) passando per vari stadi intermedi (corpetto della muta, fucili dignitosi, torcia, respiratore a ossigeno).

Al livello super top c’era solo Francesco che già guadagnava per suo conto. Non solo aveva tutto, ma di tutto aveva sempre il meglio. Apparteneva a quella categoria di persone che si entusiasmano di fronte a qualunque novità, anche a quelle del tutto inutili e noi, infidi amici, stimolavamo questa sua debolezza incentivandolo a comprare qualunque cosa. In fondo nulla di male: lui era contento e noi potevamo contare sull’utilizzo delle sue attrezzature che generosamente ci passava. Inoltre, poiché in fondo eravamo tutti bravi ragazzi, cercavamo di sdebitarci aiutandolo nella tecnica subacquea, facendo immersioni con lui come istruttori, perché il nostro amico, come sub, era il più fornito ma anche il più scarso del gruppo.

Una sera, come tante altre, si chiacchierava nel negozio di Giancarlo ipotizzando una immersione con le bombole a Ventotene per il sabato successivo. Saremmo andati in quattro: Francesco, Nino, Giancarlo ed io. L’obiettivo sarebbe stata la zona degli Sconcigli, dove ancora era possibile trovare qualche cernia discreta. I fucili erano appena arrivati; si trattava di una novità assoluta: idropneumatici, potentissimi. Giancarlo era impegnato ad aprire lo scatolone di tre nuovi fucili tecnologicamente innovativi, costosissimi e … quando furono estratti dagli imballi … bellissimi.

Uno dei tre, di colore rosso metallizzato, era rimasto (casualmente?) sul bancone del negozio. Francesco lo guardava con curiosità: “E questo a che serve?” chiese toccando una strana levetta sul calcio del fucile. Giancarlo si voltò appena un attimo dallo scaffale dove stava trafficando: “Quello è il regolatore di potenza, è la mejo qualità del fucile: spari in tana, bassa potenza; spari in acqua libera, che ne so… a ‘na ricciola a cinque metri…. la passi da parte a parte … la passi!”. Non potrei giurarlo, ma mentre rispondeva, mi parve di cogliere negli occhi di Giancarlo una luce furbastra. Francesco, intanto, aveva impugnato il fucile, lo soppesava e lo puntava come se fosse stato in acqua. Perfidamente Nino valutò che era il momento di intervenire e … riprendendo e immaginando la scena di caccia alla ricciola: “Sei a venti metri nel blu e vedi due ricciole da 10 kg l’una, ti avvicini piano piano, lentamente e quelle, placide, si allontanano mantenendo una distanza di sicurezza e tu dietro, quasi senza respirare, poi una rallenta, ti guarda, si mette di fianco a 5 metri, ‘chè mica lo sa che tu c’hai l’Hydra nuovo nuovo e tu zac, spari e la fai secca”. E, dopo venti secondi di silenzio per far vivere la scena nella mente di Francesco, Nino sfodera la domanda decisiva: “Quante ricciole hai preso fino ad ora, Francè?” Cominciavo a capire perché Nino fosse considerato in Olivetti uno dei migliori venditori. “Nessuna, mai ho preso una ricciola!!!” risponde Francesco. Era quasi un grido di dolore. Poi rivolto a me, sempre con il fucile tra le mani: “Questa è la stagione delle ricciole, vero Sabba?” Io non riuscii ad essere spietato nella bugia: “Non è proprio il momento migliore, ma qualche ricciola può capitare”. Proprio in quel momento Nino mise il carico definitivo: “L’anno scorso il Pelato ne ha prese tre proprio in questo mese ... agli Sconcigli!” Per Francesco era troppo e, dopo una breve trattativa, il libretto degli assegni certificò il passaggio di proprietà dell’Hydra rosso metallizzato.


Il fucile idropneumatico Hydra 


Zio Arri


In barca, il sabato seguente, l’abituale sorteggio per definire le precedenze nelle immersioni decise che la prima coppia a scendere sarebbe stata quella composta da Francesco e da me. L’acqua è limpidissima, siamo sui 25 metri; al mio fianco Francesco in muta nera bordata di giallo impugna il suo splendido fucile rosso, che, dopo attenta lettura delle istruzioni, è stato caricato al massimo della potenza: non si sa mai, potrebbe capitare una ricciola in acqua libera! Io preferisco immergermi con la macchina fotografica e con una potente torcia, ovviamente di proprietà di Francesco. Stiamo osservando un branchetto di saraghi che entra ed esce da alcune spacche sulla cigliata, quando sul fondo intravedo cinque o sei dentici di taglia notevolissima. Strano: vederli in gruppo è una cosa rara. Li vede anche Francesco che mi tocca la mano, gli faccio segno di stare tranquillo e di provare ad avvicinarli lentamente. Io lo seguo. Malgrado l’emozione Francesco si controlla: i movimenti sono lenti, nessuno scatto, respirazione ritmata e regolare; è l’unico sistema per avvicinare i dentici sperando che non si spaventino e, più confidenti, vengano a tiro. Ma non succede e per molti minuti, una eternità per noi sott’acqua, lo strano trenino viaggia sul fondo della cigliata: i dentici davanti, poi Francesco e dietro io. Improvvisamente uno dei dentici si allontana dal gruppo e si infila in una faglia sulla sinistra, gli altri hanno qualche secondo di indecisione, sembra che scappino via, poi tornano e si infilano tutti nella stessa tana del primo. Io e Francesco ci guardiamo in un rapido cenno di intesa e, strusciando sul fondo sabbioso, ci avviciniamo affiancati all’imboccatura: accendo la torcia e Francesco posiziona il fucile.

E’ raro che i dentici si intanino e, se succede, hanno sicuramente qualche via di fuga. Sono quasi certo di averli persi, invece no, sono tutti sul fondo della tana, quasi immobili e vicinissimi: la grotta non è più lunga di tre metri, la lampada illumina in pieno il più vicino. E’ enorme, bellissimo; le lame di luce si riflettono sulla sua stupenda livrea argentata con bagliori dorati ed io quasi sento il rumore del mio cuore che ha accelerato i battiti. Intuisco che Francesco sta prendendo la mira, passa qualche attimo e poi CRACCHETE, un colpo fortissimo rompe il silenzio.

L’asta parte ma fa poco più di un metro e si adagia dolcemente sul fondo fangoso. Segue un momento di caos: i dentici guizzano rapidi sollevando nuvole di sabbia e, per uscire dalla grotta, mi urtano sulla maschera e sulle braccia. Spengo la torcia e cerco di vedere qualcosa nell’acqua intorbidita dalla sabbia e da strani grumi grigiastri di grasso e olio: intravedo il fondello dell’asta vicinissimo e immobile e poco più avanti distinguo la sagoma di un dentice, uno solo, rimasto nella tana; è sempre più visibile mentre la sabbia si deposita e l’acqua diventa meno torbida; io allungo la mano per recuperare l’asta e quello si muove, viene verso di me, sfiora la mia mano, poi torna indietro e mi guarda; sembra che non sappia cosa fare. Poi, improvvisamente, esce dalla tana sfiorandomi, ma non scappa subito in acqua libera, si ferma a due metri da me e mi osserva attento. Francesco ha in mano il suo Hydra rosso che sta ancora sputando qualche grumo di olio. Furente, come fosse una lancia, lo allunga più volte verso il dentice che guizza evitandolo in un curioso balletto. Riesco a scattare due foto. Il dentice si allontana, poi torna; così più volte sfidando la canna dell’Hydra che cerca di colpirlo. Infine, lentamente, voltandosi ogni tanto, scompare nel blu. 

Dentice

foto di Patrizio Vinci

I suoi vecchi gli avevano detto di tenersi sempre alla larga da quegli strani esseri neri, potevano essere molto pericolosi!!! Lui però è stato fortunato: questi che ha incontrato non avrebbero mai fatto male a nessun pesce. Lo avrebbe raccontato ai suoi compagni; basta osservali bene e, se gli esseri neri hanno un lungo bastone rosso lucente, si può stare tranquilli: è il segno che vogliono solo giocare!


Arrigo Sabbatini


Fucile Hydra 62

Fucile idropneumatico presentato nel 1961. Lunghezza totale del fucile 145 cm con canna in alluminio anodizzato blu con diametro canna e serbatoio di 18 e 45 mm. Canna intercambiabile lunga 48 cm. Sopra il serbatoio era fissata una pompa ad acqua per aumentare ulteriormente la pressione fino a raggiungere 22 atmosfere. Impugnatura centrale in plastica nera con sicura a pulsante a fianco del grilletto. Targhetta metallica bicolore con la scritta “Hydra Alcedo”

Museo Torinese Attività Subacquea https://www.museosubacqueotorinese.com/



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