Il dissenso popolare riempie le piazze per difendere i mari, i fiumi e la terra.

25 di Marzo, 2022 - News - Commento -

Testo di Marta Bello e foto di Claudio Sisto

Oggi le strade di molte città italiane, e non solo, sono state affollate da corpi dissidenti che richiedono giustizia climatica per la difesa della terra, dei mari, dei laghi e dei fiumi.

Qui a Roma ci sono state migliaia di persone in piazza, seguendo un corteo che è partito stamattina da Piazza della Repubblica per poi raggiungere Piazza San Giovanni.

Lo sciopero di oggi è stato indetto da “Fridays for Future” ed è stato molto positivo vedere moltissime ragazze e ragazzi giovanissime/i in piazza per la difesa della terra e del mare.



Nel periodo storico attuale, nessun discorso politico, economico o sociale che sia può trascurare l’ecologia e la crisi climatica in atto. La consapevolezza si sta espandendo soprattutto tra le generazioni più giovani, questo ci fa ben sperare.

Ogni processo politico, come quello ecologico in atto, però, in quanto processo, ha bisogno di migliorarsi perché le persone che vi aderiscono riescano ad essere più consapevoli.

I mari vengono distrutti non solo dalle plastiche, dagli scarichi dei rifiuti negli oceani e dall’utilizzo incosciente di fonti energetiche non rinnovabili. Certo, questi sono fattori aggravanti che necessitano di politiche e gestioni diverse, ma ancora una volta, si rimane increduli dinnanzi all’assenza della messa in evidenza della questione delle industrie alimentari e della pesca.



Le emissioni di CO2 prodotte dalle industrie della carne sono elevatissime e raggiungono il 17%, ricordiamo sempre che sono superiori alle emissioni globali di tutti i mezzi di trasporto. La pesca sempre più aggressiva svuota i meravigliosi oceani, lasciandoli spogli di meraviglie, colori e pesci per riempirli di plastica. 

Insieme all’industria dei combustibili fossili, l’agricoltura animale, l’allevamento e la pesca si collocano in cima alla lista dei maggiori responsabili di emissioni clima alteranti, spreco ed inquinamento di risorse idriche e alimentari, deforestazione perdita di biodiversità, impoverimento ed inquinamento dei mari e degli oceani, creazione delle zone morte degli oceani.” Sostiene L’organizzazione Animal Save di Napoli durante il corteo in piazza di oggi tenutosi nell’omonima città. Per produrre un solo hamburger di carne bovina servono 15.500 litri di acqua, 35 mq di foresta e vengono emessi ben 36 kg di CO2, oltre al consumo di 15 kg di cereali che servono a sfamare questi poveri animali. 

Così i pesci, che stanno scomparendo dagli oceani, sono stati trasferiti all’interno di veri e propri allevamenti dove vengono messi all’ingrasso. La perdita di biodiversità per gli oceani è gravissima insieme alla formazione di zone morte negli oceani. Negli anni la specie umana è stata capace di far morire intere zone sott’acqua, luogo più vivo, meraviglioso e popolato.



C’era la presenza di MAREVIVO, che da molti anni si occupa di difendere i mari e i suoi abitanti, ma anche Sea Birth, un’associazione no-profit che si occupa di ripulire le spiagge e i mari dalla plastica e di informare sui danni della pesca intensiva. 

Molti i movimenti che vi aderiscono, forte anche la presenza del collettivo della Laboratoria Ecologista Berta Càceres, che ha subito uno sgombero, il giorno prima dello sciopero nazionale contro il cambiamento climatico.

La Laboratoria è ispirata al pensiero dell’attivista e ambientalista honduregna Berta Càceres uccisa 6 anni fa da alcuni sicari misteriosi che temevano la sua potenza rivoluzionaria. La potenza di una donna leader del popolo indigeno Lenca che ha dato la vita per proteggere i fiumi e la natura attorno a lei.

Lo sgombero di un collettivo ecologista è un segno di impedimento ideologico e sociale. La Laboratoria però continua e continuerà a vivere nei corpi e nei luoghi di coloro che difendono la terra, i mari, i laghi e i fiumi contro la speculazione privata e gli interessi dei potenti.

Luoghi di incontro, scontro, educazione e formazione sono cruciali e fondamentali per le nostre generazioni, affinché si possa formare un pensiero critico ed educato al rispetto della natura e di tutte le forme di vita con cui abitiamo il pianeta. Così che nessun luogo e nessun corpo, umano e animale divenga oggetto di sfruttamento. Né in terra, né sott’acqua.


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