Cacciatori di reti fantasma

04 di Marzo, 2022 - Ambiente - Commento -

Di Leonardo Lodato

Prendete sette sub innamorati pazzi del nostro mare. Sette “ragazzacci” che sentono il dovere di difendere questo nostro ambiente sempre più stuprato dalla stupidità umana. Dategli un paio di pinne, maschera, bombola e attrezzature varie e… al mio via scatenate l'inferno!



Un inferno “buono”, s'intende.

Un inferno da trasformare in paradiso.

In quello, cioè, che era ab origine. Il mare.

Livio Cortese “Il gommista”; Angelo Giuffrida “Niki Occhiverdi”; Giuseppe Longo “Lupo”; Mario Russo “Centocapelli”, Salvatore Strano “Cap. Kirk”, Filippo Scandura “il Barone” e Tano Merica, in questi anni, hanno rivoltato i fondali come un calzino unendo al dilettevole delle immersioni anche l'utile di pulire lì dove gli altri sporcano.



Un'idea faticosa da portare avanti, per l'allergia della maggior parte delle istituzioni, per le manie di protagonismo di tanti sedicenti amanti della Natura, per l'ignoranza di tanti di noi che continuano a ritenere il mare un'immensa pattumiera dove conferire in maniera indifferenziata.

Loro non ci stanno.

E nel 2010 danno il via a questa nuova avventura. «Nell'ottobre del 2010 un gruppo di amici si immerge nella splendida parete denominata “Il Muro” di Santa Maria La Scala, sotto la Timpa di Acireale (siamo in Sicilia, ndr) e, come spesso succede, cambiando percorso, scopre una seconda meravigliosa parete che abbiamo deciso di “battezzare” Atlantide».



Così comincia il racconto di Giuseppe Longo e Tano Merica, a metà tra fiction e realtà, momenti drammatici ed altri da fare ridere a crepapelle.

Indice che la “banda” si diverte sì ma lo fa con cognizione di causa e con l’impegno di chi il mare lo conosce e lo frequenta abitualmente e, soprattutto, lo rispetta.

Ma ritorniamo alla nostra “Atlantide”... «Un muro di circa 50 metri di lunghezza che si staglia nel nulla, ricco di anfratti e spaccature ma totalmente coperto da un lenzuolo di morte, una rete da circuizione (il cosiddetto “cianciolu”) abbandonata.

Sotto la rete, nessun segnale di vita, il grigio più assoluto».

E' solamente l'alba del Progetto Sos Reti.

«Nel corso di 33 immersioni, svolte da novembre 2010 a maggio 2011, la rete viene completamente rimossa con due sollevamenti (Big Bang) rispettivamente nel febbraio e maggio del 2011. E' stata la prima operazione veramente impegnativa, con immersioni svolte tra i -56,4 mt. e i -60,7 mt.».

Un percorso che, come detto, si fa spazio grazie all'impegno e alla passione di alcuni sub... «A seguito del progetto nasce, subito dopo, l'associazione Pro Natura Mare Nostrum per dare forza e corpo alla nostra attività. Purtroppo, per impegni personali di molti dei soci fondatori, l'associazione si scioglierà dopo pochi anni di splendido lavoro, nel settembre del 2015». Sembrerebbe tutto finito ma…



«Ma alcuni dei componenti rimasti danno vita ai Cacciatori di Reti Fantasma per proseguire il Progetto Sos reti e raggiungere l'obiettivo sognato: di 400 missioni (ad oggi, siamo a quota 432)».

In particolare, cosa è avvenuto nel corso di queste immersioni?

«Nella 100ª il recupero di diverse reti nel tratto di mare compreso tra l'ex ristorante Selene e l'albergo Baia Verde alla Scogliera di Catania.

Nel corso, invece, della 200ª il recupero di pneumatici, reti e decine di metri di moquette in tre siti d'immersione compresi tra il Lido Grotta Smeralda e le Grottazze, sempre a Catania».

E si va avanti...

«Sicuramente. Per la numero 300 abbiamo realizzato il recupero dell'ennesima rete, la quarta in 9 anni, sugli splendidi fondali di Atlantide, mentre la quattrocentesima ci ha visti impegnati nelle acque dell'Area Marina Protetta Isole Ciclopi».

I sette “cacciatori” hanno sempre lavorato da soli, per passione e per amore nei confronti del mare e della Natura in genere.



«A cavallo tra il 2011 e il 2015 è stata intrapresa una collaborazione con l'Area Marina Protetta Isole Ciclopi che ha portato, nel corso di 33 immersioni, alla bonifica di un tratto di fondale compreso tra i -33 mt e i -37 mt. alle spalle del faraglione della Madonnina.

Sempre con l'Amp, nel maggio del 2015, è stata girata una puntata di Linea Blu, l'ormai storico programma della Rai, effettuando in diretta il recupero di una rete in prossimità dell'isola Lachea.

Ancora grazie alla collaborazione con l'Amp Isole Ciclopi è stata effettuata un'operazione di recupero all'interno del porto di Capomulini di ben 5 pneumatici di cui uno di trattore».

La collaborazione con l'Amp etnea ad un certo punto si è interrotta ma oggi, annunciano con orgoglio i “Cacciatori”, grazie alla lungimiranza del direttore Riccardo M. Strada, riprende con grande intensità. «Il progetto denominato “Minotauro” vede impiegato il team – spiegano ancora Giuseppe Longo e Tano Merica – nelle acque che circondano l'Amp, dove si sta lavorando all'eliminazione di una rete molto invasiva».



Un impegno che vede il team di subacquei occupato in più “cantieri”.

«Tra i cantieri più importanti per numero di immersioni, profondità operativa e "bottino" recuperato, ricordiamo quelli di Santa Maria La Scala, della stessa Amp Isole Ciclopi e la cosiddetta parete del Bellatrix che, da soli, hanno richiesto un terzo delle immersioni ad oggi effettuate nell'ambito del progetto.

Naturalmente, nel corso degli anni abbiamo partecipato a diverse manifestazioni dedicate ai fondali puliti e sin dal 2011 abbiamo un cantiere permanente per la tutela delle meravigliose gorgonie del Bellatrix, zona tra le più massacrate dalle reti abbandonate e dall'uso da parte dei pescatori di frodo, di attrezzature “non convenzionali”».

L'attività si svolge prevalentemente nel Catanese, ma i “cacciatori” hanno avuto anche l'opportunità di far conoscere la propria attività anche al di fuori dei confini etnei.

«Nel settembre del 2018, in collaborazione con il Diving La Perla Nera di Ustica, e con il suo responsabile Roberto Fedele, è stata rimossa una grossa rete da uno dei più bei siti d'immersione dell'isola, la secca della Colombara e, nel frattempo, abbiamo esteso la nostra collaborazione a tutta la rete nazionale delle Aree marine protette, con interventi anche in Campania e nel Lazio in quello che abbiamo definito come Progetto itinerante di segnalazione e recupero».

Dicevamo, prima, dell’aspetto goliardico che serve a rendere più piacevole ogni immersione e a stemperare la tensione di operazioni molto delicate che necessitano di una intensa preparazione e di addestramento continuo sia per le profondità impegnative a cui i nostri divers lavorano, sia per le attrezzature che, se non si conoscono alla perfezione e non vengono utilizzate con tutte le misure necessarie, rischiano di diventare pericolose e di causare incidenti gravi.

E così, accade anche che i palloni di sollevamento vengano ironicamente battezzati, quasi si trattasse del Robinson Crusoe/Tom Hanks che, sperduto nell’isola di “Cast Away” urla al pallone da calcio: «Non ce la faccio Wilson, non ce la faccio… perdonami amico mio…».


Qui, non si tratta di un pallone da calcio ma di più impegnativi palloni di sollevamento...

«Un bel giorno - racconta Giuseppe Longo “Lupo” - seduto sullo scoglio dopo l’ennesima immersione inizio con... “io ne ho viste di cose che voi umani non potreste neanche immaginare”.

Ed ecco che la sera il pennarello indelebile scriveva sul pallone BLADE RUNNER.

E poi, da lì, arrivarono anche ROLLERBALL, LECTER, SEVEN, MAKO, TINTORERA, GODZILLA, ma anche i gemelli SCILLA E CARIDDI che, ovviamente, viaggiano sempre insieme.

E poi, ancora, l’ALLOSAURO e ZIHUATANEJO.

E la “famigghia” cresce sempre...».

Di recente, i Cacciatori di Reti Fantasma hanno anche siglato un accordo con la Capitaneria di Porto di Catania e, nel frattempo, a conferma della validità del loro lavoro, si è accorta dei “Cacciatori” anche la Sunrise Film Production, che proprio partendo dalle imprese di questi “Cavalieri del Mare” li ha ingaggiati per la realizzazione di una produzione originale per Discovery Italia, diretta da Christian Gandini e scritta da Francesco Morstabilini, Andrea Bempensante e dallo stesso Christian Gandini.

“Cacciatori di Reti Fantasma” è andata in onda per quattro puntate in streaming sulla piattaforma Discovery+ e su Dmax (piattaforma Sky), seguendo le attività del gruppo di subacquei siciliani, narrando le vite e l’impegno quotidiano di questi insoliti attivisti, sommozzatori di grande esperienza che dedicano il loro tempo libero a preservare i fondali marini dalle reti da pesca abbandonate, rendendoli “testimonial” nel nascente genere “ecotainment”, combinando il coinvolgimento tipico dell’entertainment con un messaggio di scopo ben preciso, inteso a sensibilizzare lo spettatore rispetto all’urgenza e all’attualità della lotta all’inquinamento marino.

Le puntate sono state girate nelle acque siciliane.

In particolare, l’attenzione dei “Cacciatori” si è soffermata tra i fondali di Capomulini, in provincia di Catania, e a Palermo (con la collaborazione della Soprintendenza del Mare), per poi tornare nel Catanese, a Pozzillo, a Punta Aguzza, al limite Sud dell'Area Marina Protetta di Acitrezza, e in territorio di Cannizzaro, per poi fare rotta su quella che viene unanimamente riconosciuta come “Il paradiso dei sub”, l’isola di Ustica.

E ancora Augusta e Brucoli. Un pizzico d’orgoglio pervade tutti noi nel constatare come l’attività di questi “ragazzi” abbia attirato l’attenzione dei media internazionali, con un piccolo moto di fastidio nel pensare a quanto potrebbe essere ancora più attraente il nostro mare se tutti lo trattassimo con maggiore rispetto.


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