Insegniamo ai bambini e alle bambine il rispetto per il mare

02 di Agosto, 2022 - Ambiente - Commento -

Articolo di Marta Bello / Foto di repertorio 

Siamo in piena stagione estiva e tutte le persone ne approfittano per andare un po’ a rilassarsi al mare. Quale posto migliore? Conosciamo i benefici del mare, ma non dimentichiamo che sono luoghi che hanno degli equilibri interni in cui noi non dobbiamo interferire. Come possiamo rispettare il mare e insegnare i più piccoli e le più piccole a farlo?



L’ONU ha dichiarato lo stato di emergenza per gli oceani: il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres lo ha annunciato a Lisbona, ove si è conclusa, il primo luglio, la conferenza dell’ONU sugli oceani.

Gli stati membri dovranno, quindi, lavorare per trovare degli accordi al fine di invertire la rotta e proteggere le acque del pianeta, dato che soltanto l’1% delle acque internazionali è protetto. I dati sono gravi ed allarmanti: l’acidificazione degli oceani sta raggiungendo picchi altissimi, vicini a quelli registrati nel 1955, ovverosia l’anno in cui hanno avuto inizio le rilevazioni; più dell’80% delle acque reflue del mondo viene scaricato in mare senza alcun trattamento, per non parlare delle decine di milioni di tonnellate di plastica che finiscono negli oceani. La previsione scientifica è che, senza un’inversione di rotta, nel 2050 sarà preponderante la presenza di plastica nel mare rispetto a quella dei pesci. 

Rimane il gravissimo punto, sempre poco affrontato dalle grandi nazioni come dagli individui: il problema della pesca. L’incidenza più grave e costanze sull’uccisione e la decadenza degli ecosistemi marini e la perdita di biodiversità è causata dall’incontrollata e devastante pesca industriale e degli allevamenti subacquei di pesci. 

La prima scelta che possiamo fare per salvare il mare è smettere di mangiare il pesce.

Accanto a questo, è buona norma imparare come comportarsi con gli abitanti di questo luogo, dato che siamo nel periodo dell’anno in cui più il mare è acclamato per un po’ di ristoro dal caos cittadino.



Sappiamo che è anche il luogo di relax per molte famiglie, e sicuramente la chiave di volta per lavorare verso una direzione che rispetti sempre di più il mare è educare le nuove generazioni, rendere consapevoli i bambini e le bambine di dove si trovano e insegnargli il rispetto del mare. 

Le bambine e i bambini sono soprattutto dediti al gioco anche in vacanza: nuotate, tuffi, castelli di sabbia, e purtroppo, ancora oggi osserviamo scene di violenza sugli animali. Le specie che più finiscono nel mirino sono le meduse, le stelle marine, ma anche granchi e piccoli pesci. 

Ricordiamoci che sono abitanti del mare, che vivono lì, e che noi siamo i loro ospiti. È importantissimo non prenderli in mano, non giocarci. 

Le stelle marine sono fra gli animali più delicati e fragili.


Le stelle marine sono animali con cui spesso non sappiamo come comportarci, basterebbe sapere poco, ciò che serve: non è possibile togliere le stelle marine dall’acqua, nemmeno per pochissimi secondi, perché questo le farebbe morire. Anzi, una buona norma generale è che nessuna creatura marina debba essere prelevata dall’acqua. 

L’acqua è il loro ambiente e lì hanno il diritto di rimanere.

Le stelle marine si stressano molto facilmente, e anche solo pochi secondi fuori dall’acqua possono causarne la morte.

Lo stress, però, non è l’unica causa della loro morte: sono invertebrati della famiglia chiamata Asteroidea, hanno cinque braccia che consentono loro di muoversi agilmente tra i fondali sabbiosi e rocciosi, sono anche in grado di cacciare piccoli crostacei e molluschi di cui si nutrono. 

Come riporta anche il sito del WWF, non possono mai essere tirate fuori dall’acqua perché i canali che attraversano i loro corpi possono essere ostruiti da bolle d’aria, questo può provocare la morte per embolia, anche a distanza di giorni e quindi una morte dopo una lunga agonia. È anche molto importante non toccarle perché lungo il corpo hanno una sostanza che gli permette di respirare, il contatto con le nostre mani potrebbe alterare questa sostanza, provocando surriscaldamento e disidratazione.

Bersaglio non solo dei bambini, ma anche di adulti poco informati che tirano questi animali fuori dall’acqua per scattarsi delle fotografie. Impariamo ad individuare questa come una violenza contro gli animali e cerchiamo di educarci al fine di non commettere tali gravi errori.



Anche con le meduse, la situazione è molto grave. Poche persone sapranno che uccidere meduse è reato e c’è l’assoluta urgenza di insegnarlo ai bambini e alle bambine che imparano dagli adulti. È purtroppo frequente vedere scene di maltrattamento in spiaggia con bambini che tirano fuori questi animali dal loro habitat o che si divertono con loro giocando a torturarli. Sarebbe bene sapere che: 

"Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale” 

Chiaramente questa conseguenza punitiva non deve essere la motivazione che ci porta ad evitare simili comportamenti, quanto la nostra conoscenza e consapevolezza che infliggere tormenti agli animali, qualsiasi essi siano, sia profondamente sbagliato. Potrebbe essere anche uno spunto di riflessione sul perché alcune specie animali siano tutelate dalla legge e molte altre no, e quali siano le origini di queste distinzioni tra animali da conservare, da compagnia e da reddito; e scegliere se vogliamo accettarle o scoprire che non hanno alcun senso.



Le meduse sono tra gli animali più antichi della terra, esistevano ancor prima dei dinosauri e, sempre dal sito del WWF, leggiamo che “hanno un ruolo ecologico fondamentale, infatti, non solo si nutrono del plancton, mantenendone sempre sotto controllo la presenza, ma favoriscono anche l’ossigenazione delle acque e sono il principale nutrimento di alcune specie chiave della catena alimentare.”

Questo serve a ricordarci che ogni animale marino che si trova nell’acqua svolge una ben precisa funzione nell’equilibrio dell’ecosistema. Non dimentichiamo che polipi e meduse sono forme diverse di uno stesso organismo: le meduse si riproducono sessualmente e l’uovo fecondato produce una piccola larva in grado di nuotare. Questa forma, detta planula, si fissa al fondo e si trasforma in polipo, che si accresce nutrendosi di microscopici organismi marini.

Quindi, una volta appresa questa informazione diventa ancora più inconsistente la legislazione, che punisce in caso di maltrattamento di meduse, ma consente una pesca sfrenata ai polipi, i quali sono un consueto alimento dei ristoranti di pesce in riva al mare.


Come possiamo comportarci in spiaggia? Sicuramente informare e educare le persone che compiono questi atti e mettere in salvo l’animale.

Possiamo dare il buon esempio e spiegar loro l’importanza della salvaguardia di ogni specie animale, che stelle marine, meduse, né granchi sono giocattoli, ma esseri viventi che vivono e abitano il pianeta come noi, e noi come loro. 

Possiamo incentivare le bambine e i bambini a prendere maschera e boccaglio e a scendere sott’acqua per osservare, alla giusta distanza e nel massimo rispetto, la vita nel mare. 

Possiamo insegnargli a non mangiare questi animali, ad evitare i ristoranti di pesce sul mare e a preferire alternative vegetali, ormai ovunque, per ridurre al minimo il nostro impatto sul pianeta ed evitare inutili sofferenze. 

Insegniamo loro che ci sono tanti modi per divertirsi al mare, immergendosi e nuotando e che i giochi sono tali quando tutti coloro che partecipano si divertono. Insegniamogli a meravigliarsi della natura marina.

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