Tartalazio, la rete che soccorre le Tartarughe marine

17 di Gennaio, 2021 - Ambiente - Commento -

Tartalazio, la rete che soccorre le Tartarughe marine

Valentina Cornacchione

Chi è Tartalazio

Tartalazio è una Rete regionale del Lazio per il recupero, soccorso, affidamento e gestione delle tartarughe marine ai sensi delle linee guida MATTM.

Nata nel 2013 ma ufficializzata nel giugno 2016, ha eseguito ben 183 interventi sugli animali spiaggiati o in difficoltà.

La scelta di proteggere e soccorrere le Tartarughe marine è fondamentale per tutelare loro e anche il nostro mare: infatti le tartarughe marine sono le sentinelle per un mare pulito.

Qualche numero

dal 2016 al 2020 Tartalazio ha effettuato 183 interventi: 40 interventi su 183 hanno riguardato animali vivi. Di questi 40, 30 si sono risolti con successo presso le strutture di Napoli (Stazione Zoologica A. Dohrn) e/o Torvajanica (centro Trust Onlus Zoomarine); gli animali curati con successo sono stati poi rilasciati in mare. Il numero di animali deceduti dopo il ricovero rappresenta il 12,5%.

I mesi in cui Tartalazio è intervenuta di più sono i mesi primaverili e invernali, per una specifica ragione:

nei mesi primaverili le tartarughe sono più vicine alla costa per la riproduzione, nei mesi invernali le mareggiate fanno spiaggiare gli animali. Negli ultimi 3 anni il numero di spiaggiamenti per anno nel Lazio di aggira intorno ai 40, considerando anche il 2020 che ha avuto un'azione limitante nelle azioni di marzo e aprile. Su questi 40 spiaggiamenti, sono stati trovati vivi solamente tra i 9 e i 5 esemplari.

Il 2021 si è aperto con un alto numero di spiaggiamenti, 7 in sole due settimane. Solamente 2 sono state le tartarughe vive.

Campo d'azione

Tartalazio è operativa lungo tutta la costa del Lazio, fino ad oggi è riuscita a coprire il 95% degli avvistamenti.

E' interessante analizzare la distribuzione degli spiaggiamenti per province:

Viterbo ricopre un piccolo 4%, poichè la zona da Civitavecchia in su è ancora poco frequentata; Latina rappresenta il 37% e Roma il 59%. Prendendo in esame le ultime due province, ci teniamo a fare una precisazione di tipo geo-morfologico: la differenza dei numeri, come ci spiega professionalmente il Coordinatore della Rete Luca Marini, sta nella diversa morfologia delle coste, poichè la provincia di Latina ha coste più rocciose, quindi è più difficile avvistare gli spiaggiamenti.


Soccorrendo le tartarughe marine, hanno avuto modo di identificare le concause di morte e di infortuni a cui erano soggetti gli animali: la maggior parte, ci dispiace dirlo, sono strettamente collegate alle attività antropiche sui mari:

Al primo posto troviamo gli ami da pesca (44%), che vengono trovati nei tratti gastrointestinali degli animali, alcune volte provocando pericolosissime emorragie ed infezioni.

A seguire abbiamo i grovigli di plastiche varie (28%). In questi casi, a volte è necessario amputare le pinne danneggiate per permettere la sopravvivenza dell'animale, altrimenti morirebbe di inedia come questo esemplare di cui abbiamo tristemente parlato QUI.


Una volta recuperato l'animale infatti, va "spurgato" per eliminare le microplastiche. Non sempre queste sono la effettiva causa di morte, ma segna sicuramente un grande impatto sulla specie.

Per riportare un ulteriore esempio di come la plastica possa portare gravissimi problemi alle tartarughe marine (come se questo fatto non fosse ancora sufficientemente chiaro), la plastica nello stomaco e intestino delle tartarughe marine (ritrovato il 50% delle volte) può provocare anche seri problemi di galleggiamento all'animale: il gas naturalmente prodotto nell'intestino, trovandosi ostacolato dalla plastica nel tratto gastro-intestinale, non riesce ad uscire. La conseguenza è l'enorme fatica e/o l'impossibilità dell'animale di immergersi, oltre ad una brutta infezione.

Ne approfittiamo per ricordare che il Mediterraneo è uno dei bacini idrici più inquinati del pianeta, poichè ha un forte impatto sulla pesca essendo uno dei maggiori bacini idrici della Terra. Secondo gli ultimi dati, il rapporto tra plastica e plancton è 1 a 2.

Le insidie delle microplastiche

con l'azione dei raggi UV, dell'acqua e del sale, la plastica si deteriora in piccoli frammenti porosi, che hanno la capacità di assorbire le sostanze chimiche dell'industria e dell'agricoltura. Questo rende le microplastiche delle vere e proprie pillole di veleno.

Tartalazio inoltre si impegna a fare sapere cosa bisogna fare e cosa non bisogna fare nel caso si trovasse una tartaruga marina in difficoltà: nonostante lo spirito di soccorso che può invadere le persone in quel momento, che porterebbero a tagliare tutte le corde in cui l'animale è avvolto e rimetterlo subito in mare, è bene attenersi a delle semplici regole per evitare di fare inconsciamente dei danni irreparabili:

- l'animale deve essere SEMPRE portato a terra e ricoverato per accertarsi del suo stato di salute e scongiurare altri problemi;

- MAI tagliare completamente le cime, soprattutto se è aggrovigliata da molto tempo: in questo caso può essere peggio tagliarla, soprattutto se stretta al corpo dell'animale;

- in presenza di ami da pesca, non toccare nulla. Una trazione o mossa sbagliata potrebbe provocare emorragie o aggravare la situazione in modo letale, quindi chiamare solo e subito un veterinario o i Nuclei di Pronto Intervento.

L'importanza dei nidi

Statisticamente su mille cuccioli di tartaruga marina ne sopravvive solo uno. 

Tartalazio ha segiuto con cura l'andamento di ben 10 nidi dal 2016, lungo tutta la costa laziale e anche sull'Isola di Ventotene.

Su 10 deposizioni, 5 non sono andate a buon termine per cause naturali e non. Le uova schiuse rappresentano il 38% delle uova deposte. E' una percentuale abbastanza bassa, ma fortunatamente si è osservato un andamento crescente negli ultimi anni.

Un caso particolare è stato quello di Ventotene a Cala Nave: la prima deposizione non era andata a buon fine probabilmente per l'eccessiva temperatura della sabbia (la sabbia molto scura si scalda molto, troppo per un nido). Quasi precisamente due anni dopo da questo sfortunato episodio, la tartaruga marina è tornata a deporre le uova nello stesso posto. Tartalazio ha protetto il nido coprendolo, così che la sabbia scusa non si surriscaldasse. Il lieto fine lo testimoniano i 67 piccoli nati da quella nidiata.

Tirando le somme di questi 4 anni di attività, Tartalazio è giustamente soddisfatta dell'azione di salvaguardia che sta riuscendo ad attuare nei confronti di questo bellissimo e delicato animale, un impegno fondamentale e ricco di emozioni.

L'esistenza di Reti efficienti come Tartalazio è di fondamentale importanza per conoscere e soccorrere queste bellissime sentinelle del nostro Mar Mediterraneo, consapevoli che maggiore sarà la divulgazione di informazioni e atteggiamenti adeguati nei loro confronti, maggiore sarà l'interesse e l'amore che si svilupperà tra tutti noi.

L'impegno che unisce tutti noi amanti del mare è far sì che un giorno (più prossimo possibile) l'uomo sia non più il veleno dei mari ma bensì il suo protettore e ospite migliore.

Le foto sono state date in gentile concessione da Daniela Zacchei


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