Ogyre: nessuna plastica si distrugge, qualcuna si trasforma

04 di Agosto, 2021 - Ambiente - Commento -

testo di Valentina Cornacchione, fotografie di Photopress - Mondo Sommerso

Indossare la plastica dei mari sottraendola ad un destino letale, si può

Finalmente sembra si stia prendendo sul serio il problema dell’inquinamento e del cambiamento climatico, o forse c’è solo più consapevolezza dei danni che tutte le nostre singole azioni possano produrre, condizionando l’ambiente intorno a noi e per finire, come sferzata “finale”, la nostra salute.

L’animo giornalistico ci porta a parlare delle cose nude e crude, e spesso ahimè fa più notizia un fatto negativo che uno positivo.

Oggi vogliamo parlavi delle cose belle.

O almeno, di come da un materiale letale e tossico si possano ricavare cose belle, ridandogli tutt’altra vita purché non vada a finire nella pancia di qualche animale marino o a soffocare il fondale.

Ed ecco che un materiale di plastica (riciclabile, perché purtroppo il 90% della plastica non è riciclabile) si trasforma in un bellissimo costume da bagno che la Redazione di Photopress – Mondo Sommerso porta sempre con sé nelle loro operazioni, in piscina come in mare.

CHI E’ OGYRE

Ogyre è un mindset.

È il nostro modo di ripensare i modelli di consumo e di business che negli ultimi anni hanno incrinato il rapporto tra uomo e ambiente.

Abbiamo messo la salvaguardia del mare al centro del nostro progetto, con l’obiettivo di ribaltare un paradigma ormai noto: l’uomo che consuma e sfrutta le risorse del pianeta puntando a una crescita illimitata che però la natura non può sostenere.

OGYRE deriva da Ocean Gyres, correnti oceaniche circolari, fondamentali per l’ecosistema, oggi purtroppo note per intrappolare la plastica in enormi isole di rifiuti.

Vogliamo che le Ocean Gyres tornino a essere un circolo virtuoso e vitale per l’oceano.

Per questo abbiamo creato una catena del valore sostenibile e trasparente, che ci permette di raccogliere la plastica dai nostri mari attraverso una rete di pescatori e trasformarla in prodotti.

Diamo così la possibilità alle persone di agire direttamente per il mare.

Ogni prodotto acquistato o progetto finanziato si trasforma in un’azione concreta per il mare: la raccolta di rifiuti in plastica.

Senza oceano non c’è vita.

From the ocean, for the ocean.”


E’ così che si presenta la nuova startup fatta di giovanissimi, preparati e tenaci abbastanza da fronteggiare un problema così grande come quello della plastica in mare.

Oltre a produrre e vendere costumi da bagno (femminili e maschilie le comodissime o-bottle (borracce termiche BPA free), nel loro sito web fanno anche una bella e inquietante campagna di sensibilizzazione:

appena si entra nel sito, parte un “cronometro della plastica” che ci indica quanta plastica viene prodotta in tempo reale. La voglia di fermare e leggere i numeri che scorrono ad una velocità folle è tantissima, e non riuscirci provoca il giusto senso di impotenza nei confronti di chi produce materiali plastici senza scrupoli e senza domandarsi che fine potrebbero fare una volta che il consumatore ha finito di usufruirne.


Qualche numero

- 11 milioni di tonnellate di plastica terminano il loro ciclo in mare, pari al peso di 78.241 balene azzurre.

- 1 milione di bottiglie di plastica prodotte ogni minuto (riuscite ad immaginarlo?), pari alla superficie di 2 campi da calcio.

- 450 anni impiegati da una singola bottiglia per decomporsi, pari a 18 generazioni.

In aggiunta a questi numeri inimmaginabili ma reali diciamo che la plastica non sparisce mai nell’ecosistema, si trasforma nelle famose microplastiche che hanno la capacità di assorbire le sostanze chimiche grazie alla loro porosità che trovano fluttuando, rilasciandole poi nell’organismo di chi inevitabilmente, uomo o animale che sia, le ingerisce (sì, anche non volendo le ingeriamo). Sono paragonabili a piccole pillole di veleno.

Come opera Ogyre

Ogyre utilizza principalmente due modalità per raccogliere la plastica, tutte molto significative: la prima, la più “semplice”, è la raccolta della plastica lungo le spiagge; la seconda è la creazione di una rete di pescatori pronta a raccogliere, anzi pescare, la plastica dal mare.

Seguendo e collaborando con Ogyre, è molto bello vedere pescatori pronti a dare una mano per quest’impresa che riguarda tutti noi.

Poi si passa alla produzione:

Ogyre disegna e assembla i suoi prodotti in modo che siano facilmente riciclabili a fine vita. I loro costumi sono in poliestere riciclato e riciclabile al 100%. Ogni costume è prodotto con l’equivalente di 6 bottiglie di plastica.

I costumi sono fatti con un filato ottenuto da plastica raccolta in mare, caratterizzato da un polimero unico che ne permette la tracciabilità.

Nei costumi femminili le coppette sono state abolite poiché non riciclabili.


Nel Lazio Ogyre, insieme all’ASD Calipso, opera da luglio 2021 nel Tevere essendo un fiume fortemente inquinato dalla plastica. L’inverno scorso, dopo le piene, la foce e le coste ad essa limitrofe si riempirono di rifiuti plastici provenienti dalla Capitale, facendo sprofondare la città di Fiumicino ed Ostia nello sconforto.

Sponda del fiume Tevere zona Ponte Marconi, a fine estate 2020

Fiume Tevere zona Ponte Marconi, dopo la piena, febbraio 2021

E’ molto importante sostenere queste realtà nascenti che possano finalmente dare numeri veri e mostrare fatti reali di quanto l’inquinamento da plastica sia invadente nella nostra vita proponendo un’alternativa riciclabile e più sostenibile vendendo i costumi da bagno e le borracce.

Dietro a questi prodotti quindi c’è tutto un mondo ed un significato, oltre che quello importantissimo di sostenere i pescatori e chi opera per rendere mari e fiumi luoghi di rispetto e bellezza.

Come ho imparato ad avere meno paura di quel “cronometro della plastica” sul loro sito? Sapendo che la differenza la posso fare io, chi sta leggendo questo articolo e chi è già operativo per contrastare l’uso smodato e compulsivo della plastica scegliendo di comprare l’alternativa, o il prodotto riciclato.

Certo, per alcune cose purtroppo la plastica è inevitabile. Basti pensare alle semplici attrezzature subacquee, che però fortunatamente una volta comprate durano quasi una vita.

L’importante è la consapevolezza: ogni persona può scegliere se comprare o meno quella bottiglietta monouso o una borraccia riutilizzabile anni.

Se c’è chi produce, c’è chi dal basso sceglie di comprare. E se ora siamo coperti di plastica fino al collo non può di certo questa sparire per magia. La magia è dargli una seconda vita supportando chi esce in mare o nel fiume a pescarla per ridare appunto vita a qualcosa che dispersa nell’ambiente porta solamente morte.

Un ciclo senza fine di raccolta e produzione, un vortice, come l'O-gyre.

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